di Viviana Musmeci
guest blogger, da Venezia
Keira Knightley è una di quelle ragazze che non vorresti avere per nemica
Ha le idee chiare, un caratterino di ferro, talento da vendere, ventidue anni, ottiene tutto ciò che vuole, ma soprattutto ne è consapevole. E questa, quella della consapevolezza intendo, è l’arma vincente per cui non vorreste mai averla contro.
Ieri Keira si è destreggiata fieramente tra le domande dei giornalisti nell’arena, ops pardon, volevo dire nella sala stampa al Casinò di Venezia. Aveva a fianco a sé una leggenda del cinema come Vanessa Redgrave che a più di sessant’anni (forse addirittura settanta) trasuda – e con il caldo afoso di ieri è proprio il caso di dirlo - fascino e classe british, e chiunque dinanzi a queste qualità si farebbe tremare le ginocchia, ma Keyra no, tanto che è riuscita persino a rubarle la scena. Keyra è magra, dal vivo magrissima, eppure non sembra quel magro insano generato dalla corrosione dell’anoressia; è piuttosto la sottigliezza di quelle ragazze “preppy”, se nascono nelle classi “bene” negli States – di solito vanno agli Hamptons - oppure delle donzelle nobili in Italia – ce ne sono ancora e di norma sono bionde o castane, dai lineamenti delicati, si chiamano Azzurra, Ludovica, Lucrezia, Delfina o Clementina, hanno i capelli lunghi e lisci – che ti mangiano sotto il naso porzioni da camionista di torte e pasta – ma lo fanno con leggerezza e savoir faire –, rimangono sedute fino alla fine del pranzo – per cui il tutto riesce a trasformarsi in bolo e non diviene scarico per toilettes - e ovviamente non ingrassano di un etto. A differenza però di queste ragazze, o meglio dell’immaginario che possiamo avere di loro – della serie ricche e annoiate che per impiegare il tempo passano da una casa all’altra cambiando continuamente arredamento, e nonostante ciò si dicono molto impegnate – Keira lavora duramente e si fa prendere dai suoi compagni di lavoro molto sul serio. Ieri, ad esempio, in conferenza stampa alla domanda di un giornalista che le chiedeva come mai usa il suo corpo per pubblicizzare un profumo – e quindi, indirettamente rappresenta un esempio per le ragazzine di tutto il mondo – ha risposto con tono piccato che non è vero che ha utilizzato il suo corpo per spot, e comunque ciò che appare sui giornali o nei film è solo finzione. Keira, dunque, è una di quelle artiste che fanno da testimonial, senza aver capito che un modello lo rappresentano eccome – altrimenti i pubblicitari non li chiamerebbero a incarnare i valori di alcuni prodotti -, e che soprattutto
l’immagine sarà anche finzione, ma il cachet,
quello è molto concreto