Grazia Perché non puoi aspettare

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Un’auto a spasso per la Laguna

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La nostra redattrice, Simona Coppa, ha appena fotografato un’auto che naviga sui canali di Venezia: “Sono in motoscafo a fare da scorta (o da corteo, dipende dai momenti) alla macchina del figlio di Diabolik”.

In realtà si tratta della Citroën GT, che la casa francese ha creato in anteprima per il videogame della Playstation, Gran Turismo 5.

Senza dubbio un’idea originale per lanciare una nuova auto.

Il tiranno, la escort e quelli che vanno a Venezia per farsi PUBBLICITA’

Alla Mostra internazionale dell’arte cinematografica di Venezia accorrono, per pavoneggiarsi, modelle, attrici, attricette, personaggi della cronaca, vip, aspiranti vip, star di ogni ordine e grandezza e persino i politici. Negli Anni 30 sono venuti al Lido non solo la cineasta di Hitler, Leni Riefenstahl, ma anche il suo ministro della Cultura, Joseph Goebbels.

Anche alla 66a edizione della Mostra sono arrivati illustri e meno illustri, per farsi vedere, intervistare, invitare e, se possibile, glorificare.

Ecco i più celebri “nomi in grassetto” sbarcati alla darsena dell’Excelsior quest’anno: Patrizia D’Addario, escort, aspirante showgirl e protagonista di recenti storie scabrose; Hugo Chávez, presidente autoritario e dittatoriale del Venezuela; la star planetaria George Clooney e la sua nuova fidanzata (?) Elisabetta Canalis.

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Yoko Ono: Non sono Ms. Lennon

Yoko Ono

Yoko Ono non ha mai pensato a sé come la moglie del leader dei Beatles. “Ero e resto un’artista”, dice oggi. L’abbiamo incontrata per scoprire il suo segreto di longevità: pace, amore e… limone.

Lei ha detto che la vera tragedia per una donna è la solitudine che si prova quando non si è capite…

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L’intervista completa la trovate su Grazia di questa settimana

Il Festival è un vortice che sconfinfera le tue certezze

Ho sempre pensato di avere un debole per George Clooney - per capire quanto leggete questo - e non vedevo l’ora di approdare all’edizione di quest’anno della Mostra del Cinema per avere modo di intervistarlo - per la cronaca gli ho fatto qualche domanda in conferenza stampa perché sembra che non avesse voglia di fare un vis-à-vis con nessun giornalista -. Però è accaduto un fatto che ha cambiato completamente la mia ottica. Mi spiego meglio. Al termine della conferenza stampa al Des Bains mi sono avviata verso l’ascensore per tornare al Palazzo del Cinema. Lo chiamo schiacciando il pulsante, ma l’ascensore non arriva. Insisto e ad un certo punto si aprono le porte.

Le sliding doors che a Gwinneth Paltrow hanno cambiato la vita: dall’interno del piccolo loculo mobile una luce acceccante mi abbaglia. Sì, sono gli occhi glaciali di Jude Law.

E’ appoggiato indolente contro una delle pareti e mi fissa.
Io rimango pietrificata dall’incontro inatteso e penso che è veramente bello, come un angelo (scusate è un po’ patetico, ma è proprio quello che ho pensato). Nello shock provato devo anche aver pronunciato il suo nome, tanto che i due gorilloni di spalle che lo coprivano si sono girati e guardandomi mi hanno detto “occupato”. E come le sliding doors si erano aperte, altrettanto velocemente si sono richiuse e le tenebre sono ripiombate su di me. Ecco, dopo aver visto George dietro le quinte che chiedeva un kleenex, dopo avergli posto domande, dopo aver scherzato un po’ con lui durante la conferenza stampa, credo che Jude sia il mio prossimo obiettivo. Nella speranza che un po’ della sua luce illumini ancora, anche solo per un secondo, la mia vita.
Prima pensavo che Sienna Miller fosse una sciocchina perché si era fatta irretire da un simile marpione. Adesso ho chiaro in testa il motivo.

Il momento è arrivato

Al trucco per Clooney basta un fazzolettino inumidito: perché più che un divo, lui è un Uomo Vero

Il giorno tanto atteso è giunto al suo compimento. Dopo tre anni di vagabondaggi, inseguimenti, appostamenti a Villa Oleandra, quando Laglio era ancora una sconosciuta località amena sul Lago di Como ai piedi della Valle d’Intelvi – oggi è semplicemente Clooneylandia -, dopo aver rischiato di scivolare nelle acque del lago freddino in pieno autunno e finire come una novella Ombretta dei giorni nostri, solo nel tentativo di fare capolino per vedere se lui era in casa – e che mi aspettavo che invitasse a bere il tè??? – e scattargli una foto, finalmente riesco a vedere e porre qualche domanda a lui, il divo di tutti i divi, colui che ha camere d’albergo sparse per ogni albergo del Lido di Venezia e forse anche oltre – non farebbe prima a comprarsi una villa anche qui? – e rimane indeciso fino all’ultimo per stabilire dove sia meglio farsi truccare; colui che gabba tutti - fan e giornalisti - non presentandosi né sul red carpet, né alla presentazione del film in concorso. Lui che riesce ad alternare il ruolo del George autoironico che si prende poco sul serio sui set degli spot al George drammatico di Syriana, Good Night and good luck o – come dice chi ha già visto il film che mi perdo per stare in albergo a scrivere questo post – di Michael Clayton.
Sapete però che forse, dopo tre anni di inseguimenti, appostamenti, vagabondaggi, l’idea che domani mi troverò dinnanzi a questo signore per cui migliaia di donne sbavano e farebbero follie, dico forse l’idea non mi sconfinfera più di tanto. Non vorrei che finisse come per i Duran Duran¶ Leggi il resto…

Clooney: è nato un divo

A un certo punto doveva accorgersi di essere diventato un divo, e questa deflagrante verità è scoppiata proprio a Venezia dove un po’ tutti fanno i divi, anche chi non lo è. Ma lui lo è e si è palesato: parliamo del Giorgissimo Clooney. Nel pomeriggio si è tenuta la presentazione del nuovo spot del caffé Nespresso in cui sono state proiettate in anteprima le immagini del corto molto divertente che andrà on line qui - ma solo da novembre -, ovvero della nuova campagna per il caffé dove l’attore compare nel ruolo di “George che fa l’autoironico e che non si prende sul serio e che per questo ci rimane male se tante belle ragazzuole entrando in un bar non lo riconoscono”. Tutti i presenti hanno sperato che, visto che ormai l’attore era già giunto in Laguna, facesse un cenno un salutino e passasse di là, e invece niente. Probabilmente, l’attore che ha già intascato il cachet (ormai è sempre più spesso così, in generale, prima si fanno pagare e poi appongono mille clausule per non abbinare la propria immagine hors de la publicité) era impegnato a prepararsi psicologicamente per la proiezione del film Michael Clayton oppure si è perso in una delle cinque stanze affittate all’Excelsior (che si aggiungono a quelle prenotate al Cipriani alla Giudecca).

In compenso, nel backstage trucco e parrucco dello sponsor Wella, Amanda Sandrelli ha aggiunto alcune parole alle dichiarazioni della madre Stefania (Tarantino è un babbeo) relative alla nota questione (il cinema italiano è deprimente). Scherzando l’attrice ha dichiarato:

“se Tarantino pensa veramente ciò che ha detto sul cinema italiano, bisogna invitare Franco Nero e fargli sparare come in un duello del vecchio west”

Adorabile snob: incontro con Keira Knightley

di Viviana Musmeci
guest blogger, da Venezia

Keira Knightley è una di quelle ragazze che non vorresti avere per nemica

keira-orgoglio.jpgHa le idee chiare, un caratterino di ferro, talento da vendere, ventidue anni, ottiene tutto ciò che vuole, ma soprattutto ne è consapevole. E questa, quella della consapevolezza intendo, è l’arma vincente per cui non vorreste mai averla contro.
Ieri Keira si è destreggiata fieramente tra le domande dei giornalisti nell’arena, ops pardon, volevo dire nella sala stampa al Casinò di Venezia. Aveva a fianco a sé una leggenda del cinema come Vanessa Redgrave che a più di sessant’anni (forse addirittura settanta) trasuda – e con il caldo afoso di ieri è proprio il caso di dirlo - fascino e classe british, e chiunque dinanzi a queste qualità si farebbe tremare le ginocchia, ma Keyra no, tanto che è riuscita persino a rubarle la scena. Keyra è magra, dal vivo magrissima, eppure non sembra quel magro insano generato dalla corrosione dell’anoressia; è piuttosto la sottigliezza di quelle ragazze “preppy”, se nascono nelle classi “bene” negli States – di solito vanno agli Hamptons - oppure delle donzelle nobili in Italia – ce ne sono ancora e di norma sono bionde o castane, dai lineamenti delicati, si chiamano Azzurra, Ludovica, Lucrezia, Delfina o Clementina, hanno i capelli lunghi e lisci – che ti mangiano sotto il naso porzioni da camionista di torte e pasta – ma lo fanno con leggerezza e savoir faire –, rimangono sedute fino alla fine del pranzo – per cui il tutto riesce a trasformarsi in bolo e non diviene scarico per toilettes - e ovviamente non ingrassano di un etto. A differenza però di queste ragazze, o meglio dell’immaginario che possiamo avere di loro – della serie ricche e annoiate che per impiegare il tempo passano da una casa all’altra cambiando continuamente arredamento, e nonostante ciò si dicono molto impegnate – Keira lavora duramente e si fa prendere dai suoi compagni di lavoro molto sul serio. Ieri, ad esempio, in conferenza stampa alla domanda di un giornalista che le chiedeva come mai usa il suo corpo per pubblicizzare un profumo – e quindi, indirettamente rappresenta un esempio per le ragazzine di tutto il mondo – ha risposto con tono piccato che non è vero che ha utilizzato il suo corpo per spot, e comunque ciò che appare sui giornali o nei film è solo finzione. Keira, dunque, è una di quelle artiste che fanno da testimonial, senza aver capito che un modello lo rappresentano eccome – altrimenti i pubblicitari non li chiamerebbero a incarnare i valori di alcuni prodotti -, e che soprattutto

l’immagine sarà anche finzione, ma il cachet,
quello è molto concreto

Cronache lagunari

Lo scorso Sabato prima sortita veneziana. Ho cominciato aggirando la Biennale, seguendo un percorso di eventi collaterali. Più di due mostre al giorno e di tale portata non sono facilmente sostenibili nell’afa della Laguna. 
Querini Stampalia per vedere Omar Galliani, rinfrescarsi al piano di Scarpa con attiguo giardino oasi di pace e attraversare le istallazioni Latency di Ivana Franke in rappresentanza del Padiglione Croazia.
Si entra in stanze buie in cui l’artista ha allestito strutture costellate di piccoli led luminosi, suggestivo. All’ingresso viene fornita una pila per evitare di inciampare nei gradini di Scarpa ma poi bisogna restituirla all’uscita (potevano almeno farne un gadget…).
Galliani, sontuoso virtuoso del disegno, invece, toglie il respiro.
Pausa al bar della Querini Stampalia dove un simpatico barista, probabilmente studente spagnolo lavoratore part time, non aveva a disposizione due cucchiaini puliti della stessa misura, ho dovuto girare il caffè con una paletta da semifreddo. Nelle toilette poi forse qualcuno forse ha tentato una azione Fluxus spargendo carta igienica in ogni dove.
Seconda tappa, Palazzo Pesaro Papafava per Damien Hirst con la sua New Religion. Il palazzo in questione è sito in quel di Cannaregio, Zona Ca’ D’oro ma arrivare alla fermata Ca’ D’oro non significa avere la certezza di raggiungere la mostra che non è in alcun modo segnalata o indicata e, per le leggi di Murphy, potrebbe capitarvi di chiedere indicazioni a quei veneziani ai quali non interessa un granché né di Hirst né di Papafava. Sappiate che se doveste incappare in un portone con una targhetta viola su cui sono disegnati dei teschi, non si tratta dello studio di un tatuatore ma della mostra di Hirst. La nota positiva è che l’ingresso è gratuito, forse per quello cercano di rendere difficile la strada verso la meta. New Religion è prevalentemente una esposizione di grafiche di Hirst con un altare centrale da cui si evince che ormai non ci resta che impasticcarci tutti (a giudicare dai risolini continui delle addette al desk dell’entrata qualcuno lo ha già fatto). 

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