Ho sempre provato sentimenti contrastanti per le vacanze organizzate: quei gruppi dalle movenze ovine che sciamano per città e siti archeologici col cappellino ventilante e i k-ways identici per le coppie, il capogruppo con l’ombrello e le soste forzate nelle trattorie convenzionate, i pullman pieni di sessantenni che bloccano le toilettes degli autogrill per ore, ecco a vederli da fuori mi prendeva sempre uno strano desiderio di guardarli più da vicino. Devo aver provato una sola volta l’ebbrezza della partecipazione, ma avevo diciott’anni, nessun conto in banca e la prospettiva era quella di sdraiarsi al sole per due settimane: fu un comico viaggio nella gerontofilia vacanziera, condita di meravigliose esplorazioni subacquee e pranzi a menù fisso tra orde di famiglie che allenavano le corde vocali richiamando i bambini con frequenze oltre l’udibile umano.
Ho collezionato cartoline allo shop del villaggio gettando le basi per la mia grande, insana passione per le foto di turismo popolare: comitive, paesaggi cartolina, colori sbiaditi e accesissimi, templi cangianti e coniugi tedeschi dalle mises fosforescenti, non riesco più a farne a meno, non mi chiedete perché.
Poi ho scoperto Mr Martin Parr, un geniale fotografo inglese che del grottesco d’Albione ha fatto la sua missione, ritraendo i propri connazionali negli stereotipi più esasperati che tanto divertono gli altri europei, forse solo invidiosi di tanta faccia tosta e legnosità insieme: i tupperware parties, i quindici giorni a Brighton per le vene varicose, le corse dei cavalli con gli ubriachi in bombetta e fazzoletto bianco, ogni piccolo tic ripreso e deriso con ironica benevolenza, quella di chi sa di appartenere per dna al tessuto ma sa anche di esserne fuggito a gambe levate, più o meno.
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Una cosa divertente che farò per sempre
Viaggiatori sprezzanti del pericolo, fate un’ASSICURAZIONE prima di partire

Ci sono viaggiatori che amano fare turismo in luoghi estremi, pericolosi, in paesi che magari non sono lontani geograficamente, ma molto distanti come cultura e condizioni di vita. Nello Yemen, tanto per dirne uno, nel 2006 sono stati sequestrati cinque turisti italiani. È lecito pensare che sia stato pagato un riscatto, giacché questo è lo scopo. Amici che sono andati in vacanza laggiù raccontano che si deve girare per il paese con la scorta armata, ma non è una garanzia sufficiente. Nello Yemen sono frequenti i rapimenti di stranieri da parte di gruppi tribali o terroristici, che si servono degli ostaggi per trattare il rilascio di prigionieri o per finanziarsi. Non sembra un’idea geniale recarsi in luoghi simili per svago, ma chi siamo noi per limitare la libertà del turismo detto fai-da-te?
Forse dettata dalla crisi economica, o almeno favorita da questa, un’iniziativa politica indica come le casse dello Stato possono risparmiare parecchio. Francesco Rutelli, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza (Cosapir), non esclude il diritto di corteggiare i guai, ma vuol mettere chi lo fa sull’avviso: se sarà rapito e lo Stato italiano dovrà pagare un riscatto per liberarlo, il sequestrato si troverà il conto a casa al suo ritorno. Pagherà anche le spese di soccorso (elicotteri, aerei speciali, pernottamenti imprevisti, trasferimenti straordinari). La proposta, presentata alla Farnesina, sarà discussa alla fine di gennaio in un’audizione con Franco Frattini, ministro degli Esteri. Se sarà trasformata in legge, diventerà obbligatorio il coordinamento delle agenzie di viaggio con il sito Viaggiare sicuri, della Farnesina. Così ogni viaggiatore italiano che acquista un biglietto per destinazioni sconsigliate dal ministero dovrà prendere atto che, in caso di soccorsi eccezionali, il prezzo del viaggio sarà molto più salato del previsto.
Crociera web 2.0
Quasi in occasione del 1° compleanno del mio blog (il 9 giugno) eccomi qui, invitata a scrivere di quello di cui mi occupo: turismo, marketing e web.
Quale argomento poteva “calzare” meglio del varo reale e virtuale, la scorsa settimana, di Costa Serena? Ne hanno parlato molti giornali. La nuova nave da crociera ha avuto un lancio e una campagna marketing in pure stile web 2.0: la presenza sulla comunità virtuale tridimensionale Second Life, l’apertura di un sito dedicato e di un relativo blog. Il tutto condito da numerosi video su YouTube. Per ora il blog appare un po’ (tanto) artefatto, frutto solo di una redazione più che di commenti reali. Tuttavia ritengo molto interessante l’esperimento. Turismo e web costituiscono un sodalizio ormai inscindibile. Tutti noi prima di prenotare una vacanza o, ancora prima, per farci venire l’idea di vacanza, navighiamo in cerca di informazioni utili: io, se prima non vedo le camere, non prenoto in nessun albergo.


































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