Grazia Perché non puoi aspettare

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Ero pazzo di lei. Com’ero GIOVANE, com’ero diverso, com’ero io

Un vecchio diarietto dell’agosto 1989, ritrovato classicamente in cantina. Dio com’ero giovane, com’ero diverso. Com’ero. Raccontava di me a Formentera, innamorato perso; una cosa da contare i giorni e le ore aspettando di tornare.

Il momento migliore era prima di addormentarmi, perché un’altra giornata era passata. Non volevo uscire né vedere nessuno, trattavo male la gente, volevo solo lei che però all’ultimo mi aveva detto al telefono: non vengo più, vado in vacanza coi miei in Croazia. Io allora prendevo il motorino e andavo da solo a Capo de Barberia, un posto isolato in fondo a una strada scoscesa. C’era solo un faro e uno strapiombo. Lo dipingevano come un posto magico, cazzate, ma io ero così, innamorato. E allora pensavo che lei avrebbe dovuto vederlo, come tutto il resto del mondo che passava dai miei occhi.

Temevo che il problema potesse essere un altro, che quando uno si innamora così è perché qualcosa non quadra, forse avevo altri problemi: ero già bravissimo a scovare o escogitare queste cose. Ma tutto mi sembrava a posto. Alla fine la questione era una sola: mi mancava. Temevo di perderla, di non averla mai avuta, di averla oppressa, che le piacesse un altro, che non fosse andata in vacanza coi suoi, di espormi troppo, di poterla spaventare. Avrei scavato gallerie nella roccia, pur di vederla.

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Lui pagherà, ne sono certo

Notte, piove a dirotto. Sei senza sigarette. Ok, il fumo fa male, e blah blah blah.. Però se rimani senza bionde non hai scelta. Devi sfidare il maltempo e confrontarti con l’aggeggio più assurdo mai concepito da mente umana: il distributore di sigarette.

Progettato da un non fumatore, questo immondo distributore del veleno di stato è lontano da qualsiasi pallida logica ergonomica, è brutto, sgradevole e di solito non funziona.

Il meccanismo che riceve le monete o le banconote è una sorta di gigliottina per le dita e più facilmente lo troverai intasato da oggetti di dubbia provenienza. Il display con le marche di sigarette in vendita è ingiallito, lurido e di solito i pacchetti rappresentati non corrispondono a quelli effettivamente presenti nella macchina.

Se paghi con le monete la regola vuole che non vengano mai accettate al primo colpo. Le monete rifiutate escono per gravità e vanno nella grande bocca posta nel punto più basso rispetto ai tuoi arti. Ma siccome quello che ha progettato l’attrezzo è sicuramente un grande stronzo, non ha previsto un rivestimento gommoso che ne attutisca la caduta . Il risultato è che le quattro monete da un euro che hai infilato nell’ecomostro cadono dall’altezza di un metro e settanta, urtano la bocca in metallo e rimbalzano fuori prendendo direzioni diverse piombando in altrettante luride pozzanghere lontanissime tra loro.

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Le sigarette e la plica

plico
Mi è successo pure questo.
Mi è successo di trovarmi ignuda come un verme davanti a una dietologa, ovviamente magrerrima, che mi ha pesato, centimetrato e misurato le pliche di grasso.
Dopo 34 gioiosi anni in cui ho allegramente mangiato e bevuto ciò che ho voluto, grazie a un appetito “da camionista” (la gentile definizione è del mio compagno che ha pure aggiunto “prima di conoscerti non sapevo che le donne potessero mangiare così tanto”), senza mai andare da un dietologo e mantendomi, più o meno, suppergiù, nel peso forma ora, siccome ho deciso di smettere di fumare, mi trovo in uno studio medico. E la dottoressa mi sta pizzicando le carni con un’orrenda pinza bianca, il plicometro (come da foto), che svela implacabilmente dove sono finite le trenette al pesto dell’altra sera.
E poi è pure sadica, tipo:
“Qual è il braccio che usa di più, quello dove ha i muscoli più definiti?”
“Il sinistro”, faccio io esultante.
“Bene, allora la plica di grasso la misuriamo sul destro”.
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Qui fumatori anonimi

Non ci facciamo mancare nulla: in attesa della dietologa che mi spiegherà come smettere di fumare senza diventare una balena bianca, perdipiù in pieno periodo prova-costume, nell’ambito del progetto Smettere ti fa bella incontro la psicologa. Una signora soave che mi chiede di compilare per una settimana un umiliante foglietto che riporta, per ogni sigaretta fumata:
- Dove sono quando la fumo
- In compagnia di chi
- Qual è il mio stato d’animo
- Il grado di bisogno della singola sigaretta (da 1, importantissima, a 4, poco importante).
In fondo al foglietto c’è un’avvertenza: Non accettare sigarette e non offrirne dal proprio pacchetto.
Ok, facciamo anche questa.
Oltre alla domanda che sorge spontanea ma perché cavolo mi sono cacciata in questa situazione? sopporto i commenti degli amici: “Carino, come gli Alcolisti Anonimi. Poi ti danno anche una spilletta?” e di una delle mie direttrici “Se stavolta non smetti non solo non scrivi questo pezzo, ma non ti faccio pubblicare più una riga” e del mio compagno: “Sono molto orgoglioso di te”.
Io vorrei scomparire, puff.
Però, anche se consiglio a chi vuole smettere e abbia un briciolo in più di me di forza di volontà (facile: basta averne più di zero) di farlo da solo, di botto e senza tante menate, devo dire che il foglietto è stato utile per farmi scoprire che:
- Sono riuscita a fumare 9 sigarette tra le 8:45 e le 12:20
- La mia dipendenza attiene alla sfera della schizofrenia, ossia quando mi trovo in luoghi in cui non posso fumare, non fumo senza tante storie (e allora, perché mi dedico al chain smoking quando posso, maledetta me? Mistero)
- Spesso un pacchetto al giorno non mi basta (giuro che prima di scrivere quante ne fumo non ne avevo idea)
- Le sigarette considerate importantissime sono solo quella del mattino, quella post pranzo e post cena.

In attesa del prossimo incontro con la psicologa che spero, mi fornirà un piano d’attacco, il mio inconscio ha già iniziato a farmi simpatici scherzetti, stile vado a comprare le sigarette, le pago e le lascio sul bancone, le dimentico in auto, nei negozi, eccetera.
Lotta dura senza paura.

Alle ragazze non servono sigarette per affermarsi

Tutti temono la diffusione di virus sconosciuti (pensiamo all’aviaria), senza accorgersi che c’è un’epidemia che fa vittime sotto i nostri occhi, quella provocata dal fumo…

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