Grazia Perché non puoi aspettare

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L’ossessione del giro vita e la dieta dei RAGGI X

Come non bastassero le sollecitazioni che già subiamo tutti i giorni, adesso saremo costrette a dimagrire giocoforza. Per non fare brutte figure con i body scanner degli aeroporti…

Ma guardate che la vita per noi donne è davvero durissima. E non sto parlando del doppio lavoro, della disparità di ruoli e di poteri, di discriminazioni, “tetti di cristallo” e tutte quelle amenità con cui siamo costrette a fare i conti quotidianamente. No, sto, molto più banalmente, parlando del problema dei problemi, quello che toglie il sonno e la serenità anche alla più solida e realizzata di noi: gli odiati chili di troppo. E quel “troppo” non siamo mai noi a determinarlo liberamente, perché è un dogma, esiste sempre e comunque, a prescindere dal nostro peso.

Certo, un po’ è colpa nostra che ci facciamo tiranneggiare dalla moda e dagli stilisti che si intestardiscono a proporci, stagione dopo stagione, modelli irraggiungibili di donne sempre più esili ed esangui, le Victoria Beckham che noi non siamo e non saremo mai, e francamente neppure vorremmo essere. Però, poi, anche medici e scienziati rincarano la dose spiegandoci che la magrezza è salute e longevità e che dal nostro giro vita dipende il nostro futuro.
Mai, per nessun motivo, deve superare gli 85 centimetri: non so voi ma io, per precauzione, non me lo misuro dall’ultimo vestito fatto con una sarta quando ancora i vestiti si facevano con le sarte… Eroica resisto anche alle, pesanti, pressioni psicologiche di mio marito che, ogni mattina, quando faccio colazione con pane, burro e miele, mi squadra con uno sguardo che è un misto di disapprovazione/apprensione, come di fronte a un’aspirante suicida, e per contenere il mio entusiasmo per dolci, fritti e tutti i cibi proibiti, mi ripete, come un frate trappista, «controllati, reprimiti, rinuncia…».

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Guida all’uso responsabile del personal computer

Un personal computer è un oggetto complicato, il cui uso è reso semplice da strati e strati di software che ne nascondono la complessità e lo rendono un oggetto semplice da usare. Proprio questa immediatezza d’uso fa dimenticare le insidie ed i pericoli per la nostra privacy. Ho raccolto alcuni semplici consigli ed osservazioni in proposito.

Proteggete il vostro computer con una password sicura (almeno 8/10 caratteri con lettere e numeri non direttamente riconducibili alla vostra persona) e bloccate sempre l’accesso quando ve ne allontanate. Chi usa Windows può usare la combinazione di tasti “Windows-L”.

Vi svelerò qualcosa che non tutti sanno: se utilizzate un computer connesso ad una rete aziendale, nel 99% dei casi tutto (ma tutto) quello che pensate di nascondere sul disco fisso è visibile agli amministratori di sistema. Il tipo sfigato e brufoloso del reparto IT che viene alla vostra scrivania quando qualcosa non funziona, proprio lui, è in grado di sfogliare tranquillamente il contenuto del vostro computer comodamente seduto alla sua scrivania, senza che nessuno, voi compresi, si accorga di nulla. Pensateci, prima di salvare le foto che avete fatto insieme al vostro partner.

Ci sarebbe poi tutto un discorso da fare sul fatto che quando una cosa esce dal nostro computer non ne abbiamo più il controllo, ma quello, più che la tecnica, riguarda l’onestà e la corettezza delle persone. Purtroppo, per quelle non c’è un manuale.

Privacy in rete? What’s privacy in rete?

Se avevate qualche dubbio sul fatto che su internet non esistesse il concetto di privacy, ora ne avete la conferma. 123People.com è un sito che permette di riassumere in un’unica schermata la vita internettiana di una persona: foto, mail, blog, siti eccetera. Persona che già conoscete o che vorreste conoscere, come spiega il loro chiaro claim: “Find everyone you (want to) know”.

Qui nuovo-blog-di-Grazia a voi Houston

Eccoci qui. Non credete a tutto quello che sentite dire in giro: i blog non sono per niente semplici. Tanto è vero che anche gli ingegneri della Nasa che abbiamo coinvolto (il giro di conoscenze di Laura C. è davvero incredibile) hanno avuto i loro problemi per stare dietro a tutto.

Comunque. Mancano alcuni pezzi e alcune cose non funzionano, ma ci stiamo lavorando.

A parte le modifiche grafiche (belle - brutte - era meglio prima - perché avete cambiato - wow che roba!) è cambiato il metodo di registrazione e gestione dei dati: prima usavamo quello originale di WordPress, adesso invece usiamo il sistema di gestione degli utenti di Mondadori. Non cambierà niente dal punto di vista delle policy: per commentare o per scrivere chiederemo una registrazione base, non riceverete da noi nemmeno un’email che non sia richiesta (abbiamo 2 anni di vita on line che garantiscono per noi). Però con il nuovo sistema potremo, appunto, permettervi di ricevere, se vorrete offerte commerciali, promozioni, eccetera: a me, per esempio, interessa sapere quando quella marca fa quei saldi che stavo aspettando.
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Qualunque abito si indossi il bavaglio non sta mai bene

vera montanariE alla fine viene fuori che la colpa è tutta dei giornali e dei giornalisti. So che può sembrare una difesa d’ufficio, un argomento che riguarda gli addetti ai lavori e non i lettori o i cittadini, ma provate a pensarci soltanto per un istante e scoprirete che ciò che è in discussione è qualcosa di molto, molto rilevante che interessa tutti.
Scoppia Vallettopoli, con tutto il suo seguito di ricatti, brutture, prostituzione, droga, insomma il più classico dei feuilletton, che sembra costruito apposta per sedurre il pubblico. E infatti televisione e giornali seguono con passione la vicenda. Circolano dei nomi, qualcuno ammette, qualcuno nega, tutto normale. Finché un quotidiano non decide di pubblicare anche il nome di un politico ed ecco che scatta l’allarme rosso, si mobilita il Garante della privacy che interviene con una forza che rasenta la violenza.
Finché si è parlato di calciatori e vallette si scherzava, ma sul delitto di lesa maestà dell’uomo politico, “l’editto” dice che “i giornali non potranno più pubblicare notizie che si riferiscano a fatti o condotte private che non hanno interesse pubblico”. Cioè? Ho letto e riletto perché mi sta a cuore fare bene il mio lavoro, ma sinceramente non ho capito. Scopro anche che è vietato pubblicare “dettagli e circostanze eccedenti rispetto all’essenzialità dell’informazione”…. ¶ Leggi il resto…

La televisione ci ha contagiato con il virus dell’esibizionismo

Come reagireste se il vostro fidanzato o vostro marito vi fotografasse di nascosto nude e facesse girare il video su Internet? Confesso di essere piuttosto disorientato da quando ho visto le immagini di tre ragazzi che accarezzavano il sedere della loro insegnante tranquillamente seduta in cattedra. Unico gesto garbatissimo di reazione, il cortese allontanamento della mano di uno studente più audace degli altri che aveva osato troppo infilandole la mano nel tanga.
Quando frequentavo il liceo classico pubblico dell’Aquila negli Anni 60, il vecchio preside indossava il doppiopetto blu e trovava disdicevole che noi non portassimo la giacca. Se qualcuno lasciava cadere una penna, veniva allontanato dalla lezione. Si era ripresi per un colpo di tosse più forte del normale.
Col ‘68 la vita cambiò. Ma non sarà cambiata troppo?
Non mi va giù che si possa andare a scuola col cellulare. Se è proibito farlo squillare a teatro o durante la messa, perché è lecito giocarci nelle aule scolastiche? La lezione è un noioso passatempo? Ci si fermasse qui. Avete letto anche voi la Via Crucis di violenze giovanili ai danni di compagni più deboli. D’accordo, sono cose sempre accadute, le ha raccontate lo scrittore Edmondo De Amicis nel libro Cuore. La differenza è che adesso vengono filmate e diffuse “urbi et orbi”. E il sesso individuale e di gruppo? È perverso chi filma o il gruppo filmato? Il telefonino è diventato il terzo partner nella vita di alcune coppie? Perché tanta gente (quel che emerge è soltanto la punta dell’iceberg) è animata dal desiderio di filmare atti così intimi (e passi), ma anche di diffonderli?
Sta propagandosi nel mondo il virus dell’esibizionismo: filmo, vado su Internet, dunque esisto. A me - con tutto il rispetto - sembra una follia, ma è così. Credo che una responsabilità enorme in questo senso - e in tutto l’Occidente - l’abbiano i reality show televisivi. Ho molto rispetto professionale per gli inventori e i curatori del Grande Fratello. Ma se nell’edizione italiana di quest’anno il sesso è diventato la ragione sociale del programma, se chi si è candidato a partecipare era disposto in partenza a mettere in gioco un’avventura erotica con uno sconosciuto sotto gli occhi di molti milioni di persone, allora è difficile meravigliarsi se una parte del pubblico vuole diventare a sua volta protagonista e si fa il suo Grande Fratello a scuola o tra le lenzuola domestiche.
Per chi ha una qualche notorietà la privacy non esiste più. Si è inseguiti a ogni passo da persone (spesso garbate, talvolta meno) che mettono tra te e loro lo scatto di un cellulare. Pazienza, il successo ha degli inconvenienti. Ma tra privati? Tra compagni di scuola? Tra fidanzati? Tra coniugi? Quali sono i confini dell’intimità?
Quando ero ragazzo nella mia città girava un tipo povero e stravagante. Considerato uno scemo, aveva invece una forte intelligenza intuitiva e un gran buongusto. Quando vedeva qualcosa fuori tono, sorrideva dicendo: «Che mondo!». Lo diceva in modo caricaturale e nessuno lo prendeva sul serio. Ma aveva ragione. Ho disagio a ripetere quella frase perché - pur frequentando un mondo che qualche trasgressione se la concede - mi sentirei un barbagianni. Ma confesso che, per non ripeterla, ogni tanto devo censurarmi.

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