
Lo stereotipo femminile che voglio scomporre in questo gioco delle etichette affibbiate alla carlona è la Donna Rossa alla quale, d’anticipo, porgo la mia più sincera solidarietà. La Rossa – che, per comodità, d’ora in avanti definirò LR – è vittima di luoghi comuni, false ovvietà e preconcetti oltre ogni limite. Assolutamente fuori controllo. La prima leggenda metropolitana da sfatare è fra tutte la più sconcertante e contraddittoria poiché ritrae LR come una passionale e vorace femme fatale. L’identikit calza a pennello se ci si riallaccia al dipinto della lussureggiante Rita Haworth nei panni della focosa Gilda oppure alla stagione cremisi di Nicole Kidman o, ancora, alla sempreverde seppur vermiglia Jessica Rabbit ma, frana rovinosamente se lo si estende all’universo delle rosse: definire concupiscenti Sara Ferguson o Rita Pavone mi sembra un tantino azzardato. In questi casi, direi esemplari, l’appellativo riservato è un filo meno sexy rispetto a quelli prenotati dalle valchirie dedite alla sessomania più sfrenata: pel di carota. Che ingiustizia è questa? Se il colore dei capelli detta legge, che l’editto sia paritario per tutte e, invece, niente: la legislatura proprio non ce la fa a rispettare le uguaglianze. Ma vi dirò di più: c’è addirittura una bizzarra convinzione popolare per cui LR avrebbe un sapore particolarmente dolce, ma non credo che la cosa sia degna di essere ulteriormente approfondita ché tanto di scempiaggini da sciorinare ce ne sono pure troppe… ¶ Leggi il resto…





























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