Grazia Perché non puoi aspettare

Articoli taggati "Londra"

Castagnate

laundry

Nonostante gli anni di pellegrinaggio del weekend, ancora pecco di ottimismo. Ad ogni partenza, ad ogni venerdi, dimentico, da ingenua che sono, che a Londra si è sempre una stagione avanti.

Per esempio, all’ultimo giro a Milano era estate. Esco di casa in maniche a 3/4, ovviamente senza calze. Metto le ballerine per un minimo di decenza morale, porto sottobraccio un impermeabile sì tanto sottile che non basterebbe a ripararmi dallo sgocciolio delle piante della Signora del quarto piano. Faccio le mie riunioni, tiro sera, saluto tutti. Mi avvio verso il mio solito aeroporto. Tre ore dopo, sono quella ormai del tutto blu che trema alla fermata del treno in attesa del Southern Service to London Victoria.

L’indomani ho un colloquio. Il vestito preparato per l’occasione urla Tarda Estate da tutti gli accessori, le calze – queste sconosciute – latitano, neanche una pashmina a portare un po’ di conforto.

Non avendo (mea culpa) una mise di riserva, mi preparo ad affrontare una giornata di stenti.

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Una seconda possibilità

bridePiù di un anno fa col consorte decidemmo di regolarizzare la nostra situazione di conviventi un weekend sì e uno no. Una volta smarcata la questione dell’anello di fidanzamento (necessario per dare l’avvio ufficiale alle attività di organizzazione dell’evento) cominciò quella che sembrava la parte divertente della situazione: la ricerca del vestito.

In realtà il vestito c’era già. Mi aspettava in una vetrina di Corso Lodi da qualche mese, con la sua fascia lillà in vita e c’è chi sostiene, malfidato, che fosse il motivo principale della regolarizzazione giuridica in questione. Se non fosse che, con mio sommo disappunto, una volta incastrata nella versione di prova del suddetto abito, la magia fosse scomparsa insieme al mio entusiasmo in una nuvola di organza ingrigita dai troppi lavaggi.

Dopo innumerevoli pellegrinaggi in tutti i negozi della provincia (sia di domicilio che di residenza), dopo innumerevoli prove, tentativi - «Ma se cambiassimo questa coda qui, ma se aggiungessimo una spallina lì…» - mi rifugiai triste e sconsolata da MaxMara per uscirne, due ore dopo, con un vestito da sposa nel sacchetto (e un paio di mocassini primavera-estate).

Tutte le amiche coniugate mi guardavano con disappunto: se hai dei dubbi, non è il vestito perfetto!

Non potevo fare a meno di pensare che, visti gli anni per trovare qualcuno sufficientemente perfetto da sposare, ecco, del vestito perfetto magari si può fare anche a meno. ¶ Leggi il resto…

British-to-be in Zona 3

Non starò a raccontarvi tutta la triste storia, che è lunga e complicata. Vi basti sapere che per disavventure di natura familiare passo la metà dei fine settimana a cercare di diventare inglese in ogni modo e con ogni mezzo.

Tralasciamo per un attimo questioni di carattere linguistico, che si, si studia la lingua quando si può. Tralasciamo per un altro attimo la questione dell’accento (prima o poi ci arriveremo) anche solo come premio per essere l’unica sostenitrice indefessa della BBC.

In questo momento l’argomento di studio è l’apparenza: perlomeno a bocca chiusa, un po’ british vorrei sembrarlo.

Nel frattempo - ché il corso di studio è lungo e faticoso - mi sono dotata del kit minimo di sopravvivenza: Ugg, ballerine, cintura e cerchietto. Già solo con questi, e una serie di vestiti promod da quattro spiccioli, riesco a sembrare nativa quanto basta per turlupinare i turisti italiani di Trafalgar Square.

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British Fashion

Diciamolo subito. Le parole British e Fashion abbinate insieme fanno lo stesso effetto che farebbe l’accoppiamento di - che ne so - le sardine con la panna, ad esempio.

Puntuali sì. Precisi pure. Ma trovare un British vestito bene è più difficile di trovare una donna che dorma struccata in una puntata di Un Posto al Sole. Ma non corriamo subito ad accusare gli inglesi di mancanza di senso estetico. Agli inglesi non manca il gusto: agli inglesi, e soprattutto alle inglesi, quel che manca sono i complessi.

Se a una donna inglese piace un vestito, semplicemente se lo compra. E chi se ne frega se il suo sedere circumnaviga l’emisfero e il tubino è stretto. O se il modello che vuole ha le maniche corte e la pelle delle sue braccia pende come uno pneumatico sgonfio. E perché mai rinunciare all’abitino a vita stretta solo perché al posto delle maniglie dell’amore ci si ritrova un’intera pila di ciambelle? Le donne inglesi sembrano avere molto chiaro che si vive una volta sola e - che cavolo! - meglio farlo con l’abito che ti piace.

Poi per carità, anche loro hanno delle regole, se pur minime.
 Ad esempio, nelle grandi occasioni la norma è coprire molto la testa e pochissimo il resto. Tessuti che farebbero bene a utilizzare per nascondere certe cosce diametro palma ottuagenaria vengono purtroppo impiegati in costruzioni di cappelli simil-Guggenheim che costano e pesano quanto un motorino.

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saluti da paolino

dando un’occhiata in giro
ho scoperto di non essere l’unico ad avere una vita digitale molto attiva
Sir Squonq parla di Persona Corta
anche michele boroni parla di persona corta
dice mamma che forse è stato il primo a farlo
insomma, qui pare che i pannolini sporchi si lavino in rete, invece che a casa come i panni

io però sono il primo ad avere una vita digitale addirittura prima di poter zampettare per il mondo
o almeno così pare
massì diciamo che sono il primo
funziona così in questo mondo qui
se lo dici, è vero
io sono il primo, quindi

intanto lascio che mamma e papà mi portino a vedere cose
prenoto io su internet e gli faccio arrivare i biglietti direttamente a casa
che ci vuole

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Indossare una città e le sue strade

Visto che qui ultimamente si parla solo di città davvero tristi come Milano, io me ne sono andato qualche giorno a Londra. E nonostante lassù le sterline evaporino (espressione coniata dalla mia amica A.), ho fatto un po’ di shopping. Tra le altre cose:

OK, forse così non sembrano bellissime, ma in realtà sono stupende: si tratta di cinture fatte con i copertoni delle biciclette. Ci sono quelle un po’ più basse, da donna, e quelle alte, per i jeans. Il colore dominante è il nero, ma ce ne sono anche rosse, gialle, azzurre e bianche. Costano circa 35 sterline, trovate tutto le info sul sito del “produttore”: Velore. La cosa carina è che per ogni cintura il cartellino dice quanta strada ha percorso e in che località: la mia ha girato per quasi duemila miglia, prevalentemente a Londra città.

Milano e Londra, quel grugno un po’ così

Londra-Milano? Bisognerebbe parlare dei “grigi”. Per Londra l’ha fatto da par suo cento anni fa l’immenso Henry James in un libretto. Per Milano ci dobbiamo accontentare di qualche pagina di Scerbanenco scritta negli anni ‘60. Naturalmente da quei tempi Londra e anche Milano sono cambiate moltissimo. Esteriormente, ma quel nocciolo duro c’è ancora, eccome se c’è ancora.

http://www.flickr.com/photos/uqbar/91949598/

Quando parlo di “grigi” mi riferisco a qualcosa di molto esteso, che va al di là del colore del cielo o delle case. Penso a quel certo “grugno” che le due città hanno. Nel modo di vivere, nei rapporti interpersonali, di lavoro, di conoscenza ecc.

Moltissimi parlano male di Londra (vuoi mettere Parigi, o New York) per i motivi più diversi. Da noi parlare male di Milano è uno sport nazionale. Va benissimo così. I loro difetti, veri o presunti che siano, la loro alterità, quel loro “grugno” o comunque lo si voglia chiamare, è bene che non cambino. Detestati e maledetti, sono la prova provata che l’essenza e l’anima delle due città c’è sempre. Unica, irripetibile, insostituibile e indispensabile.

Due: Londra

londra London, china, caffè e biro su carta

Non sono più tornata a Londra perché non esistono più lo squat, Taco Bell [nota 1] e Kensington Market. Lo squat era una casa vittoriana in cui abitavamo in parecchi e a rotazione; si parlavano, nelle settimane d’oro, fino a sedici lingue, alcune delle quali ormai morte o lì lì per perire. Io dividevo una stanza con un ragazzo di madre algerina e padre modenese che aveva un nome impronunciabile: io lo chiamavo Melodie, perché voleva debuttare come frontman in un gruppo glam e diventare molto, molto famoso. Si impratichiva con vocalizzi alla Janis Joplin, lui; avevamo due materassi infestati dalle pulci, e le pulci mi brucavano le gambe se osavo andare a letto con le sole mutande: dormivo intabarrata dalla testa ai piedi. Avevamo un mappamondo rotto e un fornello da campo, e due coperte verde pistacchio. Quella era la seconda delle mie vite, e Londra era la mia città: un cuore argenteo nelle viscere fumanti dell’Inghilterra industriale, dove a turno io sognavo di incontrare il fantasma di Virginia Woolf o il corteo di limousine che scortava David Bowie. ¶ Leggi il resto…

[x-view] Scoop (Woody Allen)

Woody Allen torna sul luogo del delitto - Londra - e gira un remake comico di Match Point, tornando a far ridere di se stesso, tornando a mostrarci il potere manipolatorio delle prime impressioni, giocando con la Morte e sfottendo la superficialità americana, così grossolana a confronto dei raffinatissimi inglesi.
Gioco di specchi in cui niente e’ come sembra, neanche l’inconsistenza della trama: quello che sta a cuore al “nato ebreo, convertito al narcisismo” non è solo la possibilità di regalarci qualche altro perfetto aforisma prima di mollare, ma anche evidenziare e sottolineare la perfetta ambivalenza dell’amore vis(su)to dalle donne, suo tema sviscerato negli anni con lacrime, pensieri e risate.
Scarlett regge il ruolo, metà svampita Marylin, metà Ghost Girl proiettata dalla provincia: la scena è tutta di Hugh Jackman, che assai meglio di Jonathan Rhys-Meyers interpreta il Darcy della situazione, colui a cui tutto si perdonerebbe, occhi bendati o meglio chiusi per meglio baciare.
Si ride - io ho riso e ho sentito ridere - e si spera che Woody visualizzi la barca della morte solo per sfrenata scaramanzia: che anche se è vero che siamo lontani dalla grazia assoluta di Hannah, Annie e compagne, o dalla dolorosissima narrazione di Manhattan e di Un’altra donna, anche se Woody non è e non sarai mai più impeccabile, per me uno all’anno, finchè vuole, grazie.

Scoop
Copertina di Scoop Regia: Woody Allen
Attori: Woody Allen, Hugh Jackman, Scarlett Johansson, Ian McShane
Anno: 2006
Titolo originale: Scoop Più dettagli sul film (IMDB)

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