Grazia Perché non puoi aspettare

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San Valentino: in alternativa / Amici, sesso e shopping

L’amore tra amici.
Andrea De Carlo, Due di due. Pubblicato per la prima volta nel 1989 è considerato un libro cult. Mario e Guido si conoscono al liceo. Sono gli anni Settanta. Mario è l’adolescente indeciso, dalla personalità ancora abbozzata, ha bisogno di essere trascinato quasi protetto dal capobranco. Guido è l’adolescente che ascoltavamo a bocca aperta nelle assemblee di istituto mentre non ci degnava di uno sguardo. Emblema della bellezza e dell’arroganza giovanile, conquista tutti e tutti spaventa fino a trovarsi spesso isolato. Sullo sfondo un paese che dimentica il piombo gettandosi a capofitto nella sbronza effimera degli Ottanta. Due modi diversi di vivere un’amicizia che resiste al tempo, alle scelte, alle delusioni e all’amore per la stessa donna. La parte mancante dei protagonisti. Abbiamo chiesto all’autore qui se Due di due sia davvero un libro d’amore (per me lo è): “E’ una storia d’amicizia, più che d’amore (certo, anche l’amicizia è una forma d’amore, ma non nel senso romantico)”. E il valore di San Valentino (la risposta di De Carlo è bellissima e sorprendente): “San Valentino? E’ una trappola commerciale, senza dubbio. Ma forse può essere una buona scusa per un gesto d’amore, per chi magari non ha il coraggio di prendere una libera iniziativa…”. ¶ Leggi il resto…

Marina, la principessa sul pisello

Voglio vivere
Voglio parlare
voglio uscire
Voglio scopare

Il dottore rimase perplesso quel giorno, durante il suo giro di visite, leggendo questo cartello alle spalle del letto di Marina.
Ma, lo dice lei stessa, era uno di quei giorni in cui era “più incazzata del solito”. Più incazzata per essere costretta a letto da una malattia tanto rara quanto insidiosa. Non potere muoversi, parlare, lavarsi. Poter interagire con il mondo esterno solo attraverso quelle parole urlate. Marina, però, di solito non è incazzata. Nemmeno con un destino che ha travolto lei, la sua famiglia, il suo compagno. Marina comunica con il mondo attraverso un blog e per se stessa, costretta immobile su mille materassi, ha coniato un nickname che la dice lunga sulla sua autoironia, sulla sua voglia di vivere, sulla volontà di non pensare all’esistenza come a un prima e un dopo spezzati dalla malattia: La principessa sul pisello.
Un letto che si trasfigura, da prigione obbligata a residenza sontuosa e un po’ magica nel verde alle spalle di Genova, dalla quale Marina affabula, scrive, racconta, di opere liriche, ricordi, amiche, bambini e animali.
Un dialogo ininterrotto che oggi è diventato un libro, La vera storia della principessa sul pisello, scritto insieme a Emilia Tasso, con la prefazione di Maurizio Maggiani.

Leggetelo: non c’è un briciolo di autocommiserazione, ci sono solo sorrisi, luce e la resistenza di una donna.

Insonnia

Leggo sulla cartella del nuovo novenne, mi sta di fronte, che soffre d’insonnia da quando ha iniziato la scuola elementare. Leggo qui che non dormi, chiedo. Non è vero, fa: dormo solo con la pilloletta, risponde pallido e magro che si agita sulla sedia come se fosse seduto sui carboni ardenti. Chi te l’ha data, indago curiosa. Un dottore vecchio, fa , mi pare che fosse psichiatra e dice che sono emotivo. Tu sei d’accordo, domando placida. Non lo so, fa alzando le spalle, quello che so è che la maestra detta troppo veloce e io mi confondo e succede solo a me e ci penso sempre. Capisco, replico. E’ possibile pensare e non accorgersi di farlo, chiede curioso e interessato. Può capitare, faccio possibilista.”Magari ci penso anche la notte.”

Qui, altre storie di ordinaria dislessia.

Love life. Riflessioni in treno

Ci sono momenti in cui piangere è terapeutico, magari dietro il finestrino di un treno che ci riporta a casa. Viaggiare in treno spesso non è né comodo né piacevole, ma con questo ritorno a qualcosa di diverso. Fisso i paesaggi che cambiano colore e riposo lo sguardo sul libro che sto leggendo, Love Life di Ray Kluun. Una storia d’amore e di malattia, un racconto irriverente e crudo. Questa è una storia vera. Carmen e Stijn sono una coppia felice. Giovani, belli, di successo e pieni di amici, hanno appena avuto una bellissima bambina, Luna. Un giorno, come un sasso dal cielo, arriva la malattia di Carmen a stravolgere le loro vite. Stijn è diviso tra il senso di responsabilità e la sua immaturità, tra l’amore per la moglie e la sua monofobia - la paura morbosa di una vita sessuale monogama. Fino a che…
Parte del ricavato delle vendite di Love Life sarà devuluto all’associazione Andos. Potete vedere anche il Book trailer.
Il treno continua a tracciare confini, fra parole scritte, tra paesaggi che aspettano la prima neve e un uomo che aspetta il mio arrivo in stazione.

Mamme e bambini in libreria

Con orrore, mi accorgo di essere quasi al settimo mese e di non sapere niente (niente!) oltre che sulla gravidanza, sulla cura del neonato.

Della gravidanza, meglio così; sono ipocondriaca, meno ne so, meglio sto. Magari però sapere qualcosa di più sull’esserino urlante non guasterebbe. Vado in libreria. La libraia mi accoglie con gioia:
“Ciao, dove eri finita?”
“Eh…non hai visto come mi hanno inguaiata?” rispondo come di prammatica indicando la pancia.
“Ah beh in effetti, ottima scusa”. (Scusa?)
“Senti, navigo nell’ignoranza circa neonati e affini: mi dai qualche titolo fondamentale?”
Sparisce a ritorna con le braccia cariche di pagine neonatesche che, una volta a casa, inizio a sfogliare avidamente. Ecco le prime impressioni.
Il bambino. Il primo anno di vita è un colorato manualone del peso di 2 kg e di solido impianto nordamericano. Affronta dalla gravidanza ai primi mesi col pupo. Parla di euforia da parto (?) ma anche di depressione post parto, ça va sans dire (sono svenuta alla descrizione dettagliata, con foto, dell’episiotomia)… ¶ Leggi il resto…

Siete capaci di buttare i libri?

Il nostro sistema economico produce, anche con fatica e dispendio di energia, libri completamente insulsi. Una falsa illusione vuole che tutti i volumi abbiano diritto di cittadinanza, che tutti cioè trovino almeno un lettore. Ma non è così. Ci sono libri senza lettori. Perché sono stati scritti senza altro criterio che il narcisismo delirante dell’autore, o per un soprassalto dell’ufficio marketing di qualche casa editrice usa e getta. “Il pubblico ha la memoria corta,” pensano costoro. “Ce la facciamo a fregarlo anche questa volta”. Ecco dunque, ai miei occhi sgomenti, apparire volumi che minacciano lo spazio fisico in cui vivo. E’ uno dei tabù più duri da infrangere presso di noi, gente scolarizzata. Un libro non si butta mai via. Piuttosto lo si condanna a una lunga discesa agli inferi. Lo si cerca di regalare, ma in genere un libro di cui ci si vorrebbe disfare non è neanche molto regalabile, e allora uno lo appiopperebbe a qualche biblioteca, che non sempre lo accetta, avendo già esaurito lo spazio a disposizione. Si prova a venderlo a qualche catena di seconda mano, o di remainders, ma il gioco non vale la candela. Con quello che danno non ci si pagano neanche le spese di trasporto, figurarsi il tempo. La soluzione più economica è dunque gettarlo, naturalmente nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata. Io, a volte, lo faccio.
Mi pare che lo scrittore Sebastiano Vassalli, che vive in campagna, abbia adibito una specie di capanno alla reclusione delle centinaia di libri che riceve e che non ha nessuna intenzione di leggere. Li condanna così, a una lenta distruzione per marcescenza.
L’idea che anche i miei libri, nel senso di quelli scritti da me, possano subire la stessa sorte mi mette i brividi. Però la accetto. Abbiano quello che si meritano.
Considerata la mia esperienza, le donne trattano i libri meglio di quanto li trattino i maschi. Dunque, più che a disfarsene, tendono a salvarli.
La domanda di questo post è:

com’è possibile, da parte femminile, questo irrazionale rispetto per i libri inutili, visto che voi donne vi vantate di essere più pratiche di noi?

Un’appendice alla domanda: se avete mai infranto il tabù, e buttato via qualche libro, qual era?

Un po’ di cronaca dal Nordest /2

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Le precedenti puntate.

Amore, portami a cena in una masseria nel Salento

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Prendiamo l’aperitivo allo Strass, il locale più bello di Sanremo.

Dove vorresti mangiare questa sera? - domanda il mio ragazzo.

In una masseria nel Salento a lume di candela. Per il dopo cena voglio incontrare una vecchina che sa leggere i tarocchi - rispondo io.

Forse è un po’ lontano… No? - ribatte lui, trattenendosi dal ridere.

Il Salento, in Puglia, è una terra contrastata e saporita, non solo nelle specialità gastronomiche. Le città sono un insieme di contaminazioni (tra lo stile barocco e quello moresco), così come le coste da un lato alte e scoscese, dall’altro lunghe e sabbiose ricche di spiagge bianche, trulli e grotte. Il fascino di quest’area geografica, che si butta in mare scandendo la fine dello stivale italiano, risiede proprio in questa doppia anima, imprevedibile, affascinante e selvaggia.

Dalla libreria prendo Lupo di Clara Nubile. Il romanzo si svolge sullo sfondo di una masseria disabitata, in un Sud tragico e arcaico, dove due donne sono unite da qualcosa di più che un semplice legame di amicizia… ¶ Leggi il resto…

Incantesimo Indiano

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Il freddo imminente, gli impegni universitari o il lavoro: come si può tenere sotto controllo la voglia di essere altrove? Di scoprire, di vedere. Di essere in viaggio, insomma. Forse leggendo. I libri possono accorciare le distanze fra il nostro mini-appartamento e il luogo dove inizia o finisce il mondo.
Ho fra le mani un romanzo: Vermi di Giovanna Giolla. Mi trovo in India insieme alla protagonista Monserrat. Lei mi racconta la sua storia, un’ossessione d’amore che avanza su due binari: la scoperta di un paese e il ricordo di una relazione sentimentale che nulla nasconde. La contrapposizione tra il lusso dell’occidente e la purificazione che può donare l’oriente a chi ha il coraggio di viverlo, a chi riesce a sopravvivere in questo luogo che gli Dei non hanno dimenticato. Poi sono di nuovo sola. Monserrat scompare. Mi ha scritto sul quaderno, che porto sempre con me, i luoghi da visitare: Dehli, la capitale e cuore turistico dell’India settentrionale; Mumbai, con lo sfolgorio del cinema di Bollywood; Goa, dove la gente esibisce una liberalità e una civiltà che molto difficilmente s’incontrerà altrove; Agra, in cui c’è il Taj Mahal, il più stravagante monumento mai costruito per amore; Varanasi, ‘la città eterna’ costruita sulle sponde del sacro Gange (si dice unisca in sé le virtù di tutti gli altri luoghi di pellegrinaggio e chiunque finisca qui i suoi giorni, qualunque sia il suo credo e per quanto possa avere peccato, andrà direttamente in paradiso); Jaipur, la capitale del Rajasthan nota come la ‘città rosa’ per la sfumatura ocra-rosata delle mura merlate; Udaipur, la città più romantica del Rajasthan costruita intorno al delizioso Lago Piccola; Mysore, famosa per la seta, per il legno di sandalo e gli incensi.
Per un viaggio in India ci si può affidare ad un viaggio organizzato, ad un treno di lusso dei tempi dei maharaja dotato di ogni comfort che tocca i luoghi più significativi del Rajastan, o fare come Giovanna Giolla, che con biglietto aereo e zaino in spalla ha vissuto la vera India.
Link utili
Viaggio su treno di lusso
Informazioni su viaggi in India
India Tourism

Maledetto allegato, ti amerò

L’impressione della mia giornata è data in partenza, e dipende dall’allegato del giornale che acquisterò.

Il lunedì l’atmosfera è internazionale, con l’inserto del New York Times di Repubblica. Poi ovviamente leggo anche l’originale su internet, ma non riesco a superare lo scoglio del carattere con cui viene pubblicato: detesto iTimes New Roman e simili che rendono faticosa la lettura.
Il mercoledì mi sento un po’ più milanese sfogliando Vivimilano, che in realtà compro solo per curiosare tra gli indirizzi dei ristoranti e per le recensioni di Alberto Pezzotta. Sabato è festa, con Alias del Manifesto che mi permette finalmente di sentirmi a mio agio tra le pagine dedicate ai registi outsider e le retrospettive cinematografiche, anche se la parte della letteratura è improponibile, una sfida degna del mio inserto preferito, ovvero quello della domenica.
La domenica, giorno sacro di riposo e ciondolìo tra casa e amici, è l’inserto de Il Sole 24ore. Ai bordi di una piscina, o sul divano con coperta, thè e biscotti, in automobile o a letto prima di dormire, l’insieme di fogli è una goduria irresistibile. La carta ocra, il fruscio leggero, l’articolo di apertura, tutto mi fa gongolare. Non sento ragioni, appena ho un allegato tra le mani DEVO leggerlo e non c’è niente che possa farmi desistere dall’impresa.
Anche la scorsa domenica non è stata da meno: a casa di amici in campagna, dopo un’abbondante grigliata, ho atteso il momento agognandolo più del dessert. Svicolando i ripetuti inviti ai consueti giochi di società (che detesto, anche perché non ho nessuno spirito di leale sportività, per cui o vinco, o baro. E se perdo mi incazzo) mi ritaglio un posto all’ombra, sotto l’albero più grande…

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