
Ho portato, e porto tuttora, in modo intensivo tutti e tre i miei figli.
Ho utilizzato il marsupio con Leonardo più che altro per disperazione. Lui piangeva continuamente, a meno che non fosse in braccio. E siccome il suo pianto era per me più insopportabile del suo peso, nonché degli avvertimenti minacciosi del tipo «Lo stai viziando, te ne pentirai…» eccetera, ho adottato la soluzione per me meno stressante.
Contrariamente alle apocalittiche previsioni, Leonardo ha tranquillamente acquisito la sua indipendenza. A cinque mesi gattonava e a dieci sgambettava allegramente. Il passeggino invece lo ha sempre rifiutato. Categoricamente.
Poi è arrivata Gloria. Nel frattempo avevo scoperto la fascia. Inizialmente mi faceva un po’ paura: paura di non saperla annodare, paura che il nodo cedesse, facendo cadere la mia creaturina. Paura che soffocasse, così stretta contro di me. Paura che avesse troppo caldo in estate, troppo freddo d’inverno. Dopo averla provata, ho detto addio al caro vecchio marsupio e a tutte le mie paure.
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Durante la nostra esperienza di homeschoolers abbiamo passato mesi a passeggiare nei boschi raccogliendo campioni da esaminare a casa. Ad ascoltare il canto degli uccelli cercando di identificarli. A leggere, a dipingere, ad informarci sugli argomenti che di volta in volta ci interessavano. Ad impastare, cucinare, pasticciare, sperimentare. A giocare con i vicini di casa quando rientravano da scuola.
Abbiamo potuto goderci il lago, la biblioteca, i musei in orari in cui non c’era nessuno. Andare al mare quando piaceva a noi, senza dover aspettare le vacanze. Abbiamo visitato le fattorie vicino a casa nostra, imparando come vengono munte le mucche o come vengono tosate le pecore. Abbiamo lavato, filato e lavorato la lana. Abbiamo coltivato il nostro orto imparando, insieme, come prenderci cura delle piante, come cucinarle o conservarle per l’inverno. Abbiamo fatto sughi, marmellate, conserve di ogni tipo. ¶ Leggi il resto…

Non tutti lo sanno, ma frequentare la scuola in Italia non è obbligatorio. Chi desidera istruire i propri figli al di fuori della scuola deve comunicare la propria decisione alla direzione didattica di appartenenza entro l’inizio dell’anno scolastico. Non è necessario sottoporsi ad alcun controllo fino all’esame di terza media, che deve essere sostenuto da tutti i bambini, scolarizzati e non.
Perché, allora, mandiamo i nostri figli a scuola? Spesso perché noi dobbiamo andare a lavorare. Oppure perché loro possano socializzare, il che potrebbe avvenire tranquillamente ai giardinetti o frequentando parenti o amici di famiglia con i loro bambini, non necessariamente della stessa età. O perché possano “imparare”.
Personalmente, quando sentivo parlare di homeschooling credevo fosse una soluzione che le famiglie adottavano quando vivevano in posti sperduti dove non c’erano scuole. Si tratta invece di una scelta cosciente e ben precisa, che puo’ avere alle spalle le motivazioni più disparate. Noi abbiamo iniziato a considerare quest’opzione quando ci siamo trasferiti in Francia, come alternativa al sistema scolastico che non ritenevamo soddisfacente.
Uno dei motivi che spinge i genitori a scegliere l’homeschooling è il fatto di voler proteggere i propri figli. Questo è anche uno dei motivi per cui l’homeschooling viene criticato da chi pensa che se li proteggiamo, poi non saranno capaci di affrontare “il mondo”. Io ritengo che avvenga esattamente il contrario. Non credo sia necessario mandare un bambino nella “fossa dei leoni” perché impari a difendersi. ¶ Leggi il resto…

Claudia Porta è mamma di tre meravigliosi bambini: Leonardo (6 anni), Gloria (4) e Chiara (8 mesi). Dopo la nascita dei primi due ha deciso, insieme a suo marito, di offrire loro un’infanzia diversa, a contatto con la natura. Si sono trasferiti in un meraviglioso angolo di Francia e hanno aperto il blog La casa nella prateria per tenere informati parenti e amici sulla loro nuova vita in campagna.