Una sola idea infitta nella testa: scoparmi. È disarmante come una donna tanto sofisticata giri in realtà su un software semplice

(Mario Pischedda, Per scoprire)
Scendo dai bastioni della città bianca, la testa piena dei suoi sogni, battuti a maestrale senza alcuna pietà. La vecchia città spagnola è arroccata a Castello. Sotto, invece, le strade popolate di fango, strappate alla palude e fitte di sampietrini, ficcati come denti a digrignar rivolte. Scolpisco a passo fermo le scalinate ripidissime della città fortificata che orlano i contorni della mia pazzia.
In fondo se mi sono rifugiato qui è solo perché anche a me cucissero addosso la maschera che si riserva allo straniero, xénos/Zeno, mio figlio, carne cui trasmettere intatta la possibilità di un’isola.
Ma in fondo non importa: l’unica cosa che conta, qui, è che a questa fortezza dimenticata dal tempo si accede solo dal mare. Lo sanno tutti. E per mare, infatti, sono giunti gli Shardana, popolo fiero di navigatori che ha drizzato la pietra delle torri e scavato la luna nel sacro dei pozzi in cui ancora urla e si abbevera il mio desiderio. E ancora dal mare i Cartaginesi che hanno fatto di Karalé un bordello per le loro mercanzie. Sempre dal mare i Romani, i Pisani, gli Spagnoli, i Sabaudi e tutti i cazzo di mercenari che a vario titolo in secoli di dominazione l’hanno lordata, soggiogata, messa a ferro e a fuoco.
L’unica stronza che non lo sa è lei. Barbara, stasera, scende dalla scaletta del suo cazzo di aereo con una sola idea infitta nella testa: scoparmi… ¶ Leggi il resto…






























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