GirlKeeper è il nuovo sistema “salvastoria” che aiuta lui a ricordare i compleanni di lei, scrive sms, manda email d’amore. Praticamente… terribile!
Luciana Littizzetto una volta disse una cosa che condivido pienamente: «Invece di regalare mazzi di fiori, per corteggiarci gli uomini dovrebbero regalarci mazzi di… scarpe». La mia esperienza, però, m’insegna che, quando un uomo ti regala un paio di scarpe di misura e stile azzeccati, quasi certamente non le ha scelte lui. Lo so: sono cinica e prevenuta, ma dietro ogni crema, vestito, profumo, accessorio perfetto destinato a me, ho sempre trovato un’amica, mia sorella, una segretaria, una collega. Niente di male, in fondo: è una vita che gli uomini tralasciano di occuparsi proprio dei dettagli di una relazione su cui le donne amano fantasticare. L’elenco è lungo e riguarda regali, date, momenti speciali. «Le mie prime mogli hanno divorziato tutte e tre perché mi dimenticavo ogni anniversario. Ma il quarto matrimonio sta andando alla grande». Lo dice Mark, americano, uno dei tanti casi di relazione salvata da uno dei software che sta già spopolando negli Usa e si prepara a cambiare la vita di tutte le coppie del mondo. Si chiama GirlKeeper (che potremmo tradurre come salvastoria), è un’applicazione per iPhone progettata dalla Wilshire Show inc. e si può scaricare in lingua inglese al costo di 0,79 euro sul sito www.girlfriendapp.com. Come funziona?
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Ho scattato diverse foto nel 2009, e tutte in modalità diverse:
- con la scassatissima ixus aperta davanti, quella che ha malfunzionato dall’inizio a Dublino, quel 31 dicembre in cui si scattava una fotografia per la prima volta e non si voleva rivedere per mesi, ecco quella che ancora sbuffa e tossisce ma funziona troppo dignitosamente per essere accantonata; senza luce produce immagini nebulose e pixelatissime, ma l’alta risoluzione non è mai stata una priorità da queste parti, e ad oggi ha il merito di aver girato il video di capodanno hare krishna più divertente di sempre
- con il gommosissimo Nokia biancorosso: il cellulare degli adolescenti e degli amanti dei manga, direbbe uno che ci guadagna. Io l’ho comprato, scelto con passione ha resistito come un guerriero di terracotta finché non è stato gettato -involontariamente- in acqua. E per uno più giovane
- il Photo Booth del Mac: divertentissimo, ho sempre sognato una cabina fotografica tutta per me
- l’iPhone. Il regalo inaspettato. Troppo bello per essere vero, quindi ho messo le mani avanti fino al primo scatto confrontato a video con la Ixus: nitide, ferme e luminose, le sue immagini hanno vinto a braccio di ferro contro l’anziana compatta di cui sopra
Da quel giorno mi sveglio tutte le mattine urlando, di solito ho appena sognato una lotta nel fango tra il Ceo di Canon e Steve Jobs. Non tocco un rullino da due anni e anche la cara, vecchia Polaroid mi manca molto, non ho mai creduto nel digitale a tutti i costi ma mi intristisce chi si ostina a trattare l’analogico come se fosse l’ultimo esemplare di panda presente sul globo terracqueo; la banale e potentissima argomentazione del progresso non ha impedito a milioni di persone di continuare a scegliere supporti materici ma anche digitali: come a dire che l’analogico si compra per soddisfare un romantico senso estetico che viene dalle foto del passato, da quelle che conserviamo negli album o dentro una cornice, con la luce mostarda, le magliette a righe e i basettoni, mentre nel digitale si spende per praticità e immediatezza, eliminando l’antico traffico di farfalle nello stomaco durante l’attesa del rullino stampato.
Non credo che uno sia malvagio e l’altro puro come la neve, sono convinta che ogni intenzione iconografica abbia il diritto di essere espressa come si preferisce, senza un recinto di paletti ideologici sorpassati e tristi; se si potessero fare belle foto puntando una mela contro qualcuno la gente lo farebbe, forse dovremmo arrenderci un pò di piu’ ad un mutato concetto estetico, che solo estetico non è più e meno male; le immagini farciscono la nostra vita, che compriamo un giornale, le appendiamo alle pareti o decidiamo di utilizzare una qualsiasi applicazione elettronica, trattiamole come oggetti complicati.

Questa settimana ho fatta una cazzata per cui vorrei farmi mettere sotto da un TIR: ho chiamato il mio ex. Ero andata in un locale con alcune mie amiche, ho bevuto più del necessario e poi, mentre tornavo a casa in taxi, ho cercato il suo numero sulla rubrica del mio iPhone e l’ho chiamato.
Ci siamo lasciati sei mesi fa dopo due anni passati insieme. Eravamo appena tornati da quella che era stata una bellissima vacanza e lui mi disse: “non so più bene cosa voglio nella vita e ho bisogno di capirlo adesso. Vorrei evitare che questo mio periodo di riflessione ti ferisse, perché tu proprio non te lo meriti. Meglio se non ci vediamo per un po’”.
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Oggi tutti ne parlano, perfino i telegiornali. E quindi è ufficiale, siamo di nuovo nel bel mezzo di una nuova new-tech-economy. Noi però stiamo tranquilli e togliamo di mezzo i facili entusiasmi: Apple ha semplicemente presentato un telefonino, che si chiama Iphone, che sarà venduto tra qualche mese (negli Usa a 5/600 dollari), del quale i blog (italiani in questo caso) dicono tutto e il contrario di tutto, tutto qui.
Quello che ci chiediamo è però se Apple ha il monopolio mondiale degli esperti di design e, come dicono quelli che parlano bene, usability, oppure se semplicemente gli altri, tutti gli altri produttori non sanno guardare e usare i prodotti. Perché questo Iphone, che ovviamente è bellissimo e innovativo e cambierà molto anche nelle offerte degli operatori (Internet, quella vera, finalmente!), in qualche modo esiste già: ci sono cose simili in commercio da un po’. Ma appunto solo simili.
Banalizziamo: ma non sarà che questo Iphone, come l’Ipod e molti altri prodotti Apple (da oggi non più Apple Computer), ha qualcosa di femminile, che gli altri non hanno? Pensiamo anche ad altri oggetti tecnologici che stanno entrando, o tentano di farlo, nelle nostre case: sono avveniristici, ma - come dirlo con un giro di parole - brutti. Spigolosi, aggressivi, duri. Ribanalizziamo: forse prodotti molto maschili?