La prima reazione che abbiamo avuto in tanti, credo, insieme al dolore, è stata: ma perché a loro? Perché proprio Haiti, un paese così provato, così sfortunato? È ingiusto e crudele.
Ovvio, nessun paese e nessun popolo al mondo meritano quello che è accaduto. Ma, in questo caso, viene spontaneo vedere una specie di accanimento. Da parte di chi? Non lo so, del fato, di un destino che gioca con la vita degli uomini. Della natura che è furiosa con noi, che a parole dichiariamo di amarla tanto, ma poi nei fatti la violentiamo e si prende la sua rivincita: quando e come vuole. Ma perché infierire sui più deboli? Haiti era ed è il più povero, e disgraziato, dei paesi del continente americano.
I suoi abitanti vivevano con un dollaro al giorno, al 90 per cento in baracche senza acqua né elettricità e con un’aspettativa di vita di 50 anni…! Dopo dieci devastanti scosse di terremoto, però, lo scenario non è più quello di una tragica, quasi banale, povertà, perché è diventato apocalittico, un inferno sulla terra. Le cronache raccontano di un tappeto di cadaveri, le case accartocciate, la capitale rasa al suolo, centinaia di migliaia di morti, tre milioni di senzatetto e i superstiti che girano senza meta come in uno di quei film catastrofici che ci piacciono tanto perché, dopo averli visti, apprezziamo di più tutti gli agi e i privilegi della nostra bella vita protetta e confortevole. Ma, dall’altra parte del mondo, e le immagini non ci danno tregua, milioni di bambini sono i protagonisti, veri, reali, in carne e ossa di quel film assurdo e mostruoso. E noi vorremmo poter distogliere gli occhi perché troppo è il dolore e il senso di impotenza.































Arnoldo Mondadori Editore S.p.A.