Notte tra il 17 e il 18 gennaio 1991. Forse, leggendo, non capirai subito. Sarai troppo stravolta e travolta dagli strascichi della tua nottata. È mattina prestissimo e sono qui dalle 23. Non avevo fisicamente potuto telefonarti per avvertirti delle mie intenzioni: passare qualche oretta con te, di ritorno da Salerno, prima di essere incorporato alla benedetta caserma Perrucchetti di Milano.
L’idea era quella di andarci stamattina prestissimo raccontando una balla per giustificare il ritardo. «Invece non ci sei. Ho lentissimamente compreso che stanotte non tornerai. Ho sofferto molto in vita mia, ma non ricordo una notte come questa. Grondo lacrime sincere, bambine, vere. Tutto, in quest’appartamento, mi si rivolta contro. La tua agenda non c’è. Non c’è neppure la pelliccia con cui mi piaci tanto; l’avrai indossata per piacere ad altri, altrove. È inconfutabile.
«Questa notte segna un punto di non ritorno. Non ho la forza di soffrire così. Non posso. Qualcosa si rompe. Troppe le ore, troppa l’impazienza di vederti. Tra poco entrerò in questa caserma operativa, in stato di allarme. Significa che non potrò uscire sinché l’allarme non cessa. Ora è semivuota: sono stati quasi tutti trasferiti a Genova in “pronta partenza” per il Golfo. E, con ogni probabilità, dovrò seguirli. ¶ Leggi il resto…




























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