Gli americani, che sono dei geni nell’inventare nuove parole, le chiamano “Quintastics”: le cinquantenni fantastiche. Dimostrano 10 o anche 15 anni meno. Grazie alla chirurgia? Sì, però…
D’accordo, gli esempi più eclatanti sono attrici e cantanti, da Sharon Stone a Madonna, che, in tutto il mondo, imperversano con il fascino e l’energia di una teenager e su di loro il sospetto di un “aiutino” è più che lecito. Ma qui si parla di un fenomeno più generale che riguarda un numero crescente di donne, e anche di uomini, cioè del fatto che l’età apparente sta soppiantando l’età anagrafica. E in effetti basta guardarsi intorno per vedere stuoli di “normali” che hanno visi, corpi e teste “giovani”, a prescindere dall’anno in cui sono nati. Le cause, spiegano gli esperti, sono un diffuso stile di vita più sano, un’alimentazione più adeguata (questo mi elimina automaticamente dal campione: sono destinata a dimostrare più anni di quelli che ho…), farmaci più efficienti e, in generale, maggior attenzione alla salute.
E anche il fatto che tendenzialmente ci si sposi più tardi e si facciano figli in età in cui, nelle scorse generazioni, si era ufficialmente vecchi, spostando più in là le varie tappe della vita, aiuta questo processo di ringiovanimento.
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Dimmi che anche tu
qualche giorno l’hai passato
a controllare
se il telefono che non suonava
era appoggiato male
(Piermario Giovannone)
Davanti ad un caffè nel dehor, a destra il cartello col divieto di fumo, c’è lei che sfila una sigaretta Eura, lunga e sottile: “Non sono mai stata alle regole. Pensi che a scuola un anno fui bocciata perché rifiutai di fare un tema sulla cultura fascista”. Esita alla prima boccata, poi mi guarda con fiaccole d’occhi: “Cosa vuole? Non sopportavo di vedere quelle due parole vicine”.
Sul volto le espressioni si increspano, fenditure di pianti, sorrisi, indugi, più di tutti i primi. “Molto meglio questa faccia di rughe perché è la faccia mia”. Ridacchia e si gonfia. “E oggi ho messo pure il rossetto, tiè!”. Tira fuori una foto sbeccata color seppia. “Vede dottoressa, qui avevo vent’anni, ma non mi riconosco più, guardi che naso, era la metà”.
Di palo in frasca mi spiega che in realtà kàmilos in greco indica il cavo d’ormeggio delle barche e che per questo motivo un cammello non passa dalla cruna di un ago, dice che è meglio trovarsi una passione prima della pensione, altrimenti i giorni inghiottono e rimane un passato zeppo di occasioni andate e il futuro è una parola brutta.
“Mi raccomando, non faccia come me” e mi cita il fiume di Dumas e la necessità di navigarlo in due: “si resta soli, sennò, senza la possibilità di portar fuori la spazzatura e non per la sciatica, ma per la voglia che non c’è”.
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Gli anni ottanta sono stati anni sballati. Non solo per le giacche con le spallone da rugby e le pantacalze da giullare. Un bioparco metropolitano di punk, paninari, metallari e compagnia bella. All’epoca il mondo fiutava il tanfo dell’apocalisse, le lancette del Domsday Clock oscillavano febbrilmente verso la mezzanotte. Sergio Zavoli, nel suo Viaggio intorno all’uomo, ci somministrava ogni settimana una catastrofe diversa. Tra un cartone animato e l’altro, per svagarmi un poco, mi sciroppavo una manciata di documentari su guerra fredda, olocausti nucleari e rifugi antiatomici. Mio padre, in un rigurgito di romanticismo gotico, portò mia madre al cinema a vedere The day after. Si scatenò una vera e propria crisi matrimoniale… ¶ Leggi il resto…
Cara diet coach, avendo toccato la veneranda età di anni trentacinque in discreta forma fisica, mi ritrovo improvvisamente titolare di un simpatico salvagente intorno alla vita, che mi impedisce di entrare in pantaloni acquistati l’estate scorsa. Un metro e ottanta per circa sessantotto chili (oscillanti) non è un brutto peso, ma se proprio-proprio una volesse smaltire quelle non dico maniglie, ma battiscopa dell’amore per evitare di toccare i quarant’anni in forma di pera piuttosto che di donna, che deve fare?… ¶ Leggi il resto…
Oggi una signora mi ha chiesto se io e mia sorella siamo gemelle.
Considerato che mia sorella ha nove anni più di me, i casi sono due: o mia sorella dimostra molti anni meno, o la signora non è molto brava a cogliere le differenze che nove anni (tra i quaranta e i cinquanta) infliggono a un viso e a un collo femminili.
Mi rifiuto di prendere in considerazione la terza ipotesi.
Ebbene sì, giro per strada e le coppie che noto di più sono quelle formate da ragazzine acerbe nei modi e nel fisico accompagnate da uomini attempati con abbronzature atte a miscelare un aspetto tra il giovanile e Tutankamon.
Perché esistono questi accostamenti? Che argomenti li accomuneranno, la vita passata di lui, raccontata a episodi, e quella invece che spera lei di vivere in futuro?
E insieme vivono il presente, camminando, per lo più per negozi. Ah, che grande amore deve essere!… ¶ Leggi il resto…
Ho trentasei anni. Vale a dire che a marzo ho compiuto trentacinque anni e quindi sono entrata nel trentaseiesimo anno di vita. Ho i capelli un po’ ingrigiti che nascondo con quel tot di tinta rossiccia (tranne quando mi si guasta la doccia, ché fare la tinta nel lavandino so’ capperi sott’aceto). Per il resto ho una pelle se non proprio bella-bella almeno decente: decentemente tonica, niente rughe, nemmeno quelle d’espressione, qualche poro ancora un po’ dilatato da tarda adolescenza senilizzata e un’idea di lucore sebaceo verso sera.
Ho anche il vizio di lavarmi i capelli; e di imbalsamarli due volte la settimana con Quel Certo Balsamo di Quella Certa Marca, perché a tingerli i capelli un po’ si seccano. Quindi, sabato, mi reco al negozio di Quella Certa Marca per comprare Quel Certo Balsamo. Faccio il mio sobrio acquisto e la gentile (pure troppo) commessa mi flauta «Le metto un po’ di campioncini».
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