Noi non siamo una coppia molto romantica. Cioè all’inizio sì che ci mandavamo tutti quei messaggini e quelle mail di strazio della lontananza e speranza per il futuro. Adesso insomma un po’ meno.
All’inizio io arrivavo in treno e lui era sul binario ad aspettarmi, mi veniva incontro e mi portava la valigia. Adesso invece sta fuori dalla stazione con la macchina accesa, guarda dei video sull’iphone, aspetta che io metta la valigia nel bagagliaio ed entri in macchina.
Però abbiamo dei segni convenzionali e dei gesti di intesa quando siamo solo io e lui, ad esempio un linguaggio speciale, che chiamiamo zizzulato, e che si ottiene mettendo la lingua in una posizione particolare e parlando a denti stretti. Il linguaggio zizzulato fa parte dei nostri momenti di tenerezza, e, ad esempio non c’è quando litighiamo. C’è appena svegli. E così via.
Ora, il mondo esterno non deve sapere (un post sul blog di Grazia, in effetti, mi pare l’ideale per mantenere il segreto), solo che bisogna stare molto attenti. Perché sbagliarsi e usare il zittulato con la gente è un attimo.
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LEI: dai, smetti di ricordarmi sempre le cose che non vanno bene in me, dimmi anche cosa ti piace, ogni tanto.
LUI: tante cose, che sei intelligente, che fai volontariato, che sei morbida, che sei tutta raccolta. Sei un po’ nana.
LEI: guarda che sono quasi 1.60! In Italia una donna di 1.60 è normale.
LUI: in Svizzera invece sotto l’1.60 ti danno l’assegno per nanìa.
La famiglia di Elena, io non ci ho ancora capito niente. In Romagna deve essere che sono moderni perché lei ci ha i genitori, i nonni e anche i bisnonni divorziati e risposati. Ha un fratello vero, uno mezzo e una sorella acquisita, tre cognomi diversi. Non è una di quelle situazioni che la risolvi con una sola cena di Natale. Per una famiglia che vive in un Paese governato dalla Chiesa, è rivoluzionario.
Sono anche gente, però, che non hanno quelle tradizioni romagnole da cene di pesce o coi cappelletti al ragù, si va al ristorante, ché la mamma di Elena non sa cucinare neanche un uovo al tegamino (ecco da chi ha preso) e alla fine neanche il tempo di un caffè ognuno è già a casa sua, poi non ci si sente per settimane, a meno che non succeda qualcosa.
Nonostante questo io ho sempre sperato nella piadina, ché la piadina è anche semplice da fare, non son mica lasagne. La piadina, in Romagna, ma vogliamo scherzare. Che io prima dell’Elena era findansato con una ragazza romagnola da generazioni, e mi ricordo, la Gloriana, la mamma della ragazza di prima, tutte le domeniche si cenava colla piadina fatta a mano ripiena di ogni ben didìo. ¶ Leggi il resto…
La loro, per ora, è una relazione a distanza. A dire il vero secondo lei sono fidanzati (hanno anche fatto uno scambio di anelli da 12 euro per suggellare il loro amore), secondo lui sono “in parola”.
Vivono insieme in un luogo virtuale che chiamano il loro posticino (aggiornato con la frequenza della deposizione delle uova di una tartaruga caretta caretta: più o meno una volta ogni tre anni) che è un po’ come essere andati a convivere veramente anche se di fatto non è mai successo.
Si sono conosciuti online, e questo rafforza l’opinione di coloro che dicono che in rete si fanno brutti incontri.
Poiché lui è di Lugano e lei di Ravenna, ci intratterranno raccontandoci le profonde differenze culturali tra la svizzeritudine e la romagnolità.