Grazia Perché non puoi aspettare

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Sesso e fantasia (ma non fa ridere)

Mettendo il naso in una scuola media per un corso di educazione alla sessualità e all’affettività, ho scoperto che quel piccolo campione della provincia lombarda, fitta di bruma e nebbiolina, rientrava a pieno titolo tra gli esiti dei sondaggi allarmanti riportati dalla Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia): i ragazzi non sono informati sul sesso e, quando lo sono, hanno informazioni del tutto infondate. Una certa ingenuità mi faceva sperare che non avrei incontrato tredicenni la cui pratica anticoncezionale prediletta fosse il bidet con la coca-cola.

In realtà mi aspettava ben peggio, l’ho capito solo trovandomi di fronte ai risultati del test proposto prima del corso: pochi spazi bianchi, qualche “non so”, troppe risposte fantasiose e a tratti così sicure che sembravano scritte da mani svelte e convinte.

Quando una donna si accorge di essere incinta?
- Si accorge che sente di svenire per il continuo muoversi e cerca di dormire
- Dolori alla pancia
- Se dopo nove mesi nasce un bambino, allora è incinta
- Che ne so, non sono mica una ragazza!
Da quale momento un ragazzo si accorge che può mettere incinta una ragazza?
- Se la ragazza è strana, piange e mangia cioccolato
- Se lei non prende la pillola del giorno dopo
- Quando diventa peloso
- Quando capisce, dai

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Pensare all’italiana

My Fair Lady
Supermercato, interno sera. In fila alla cassa, con in mano il mio solitario disinfettante per bucato. Sono le 19, minuto più minuto meno. Aspetto.

Davanti a me, una coppia: intorno ai trent’anni, dal chiaro accento milanese, di bell’aspetto, ben vestiti e con due cestelli pieni di roba fino all’orlo. Chiacchierano amabilmente e caricano la spesa sul rullo della cassa. Mi guardano un attimo di sfuggita, col mio piccolo parallelepipedo di cartone in mano, mentre lui si lamenta sulla spesa in cereali di lei (“Mangi solo quelli? Quanto ti durano?”) e lei si trascina il secondo cestello da svuotare.
Birra, vino, burro, snack, qualche dolce. Discutono su delle zucchine: secondo lei potrebbero andare a male, non le consumerebbero in tempo, vanno lasciate. Lui è d’accordo e gliele porge. Lei li posa a caso sopra chewing-gum e caramelle. Lui esprime una debole lamentela, lei risponde vagamente acida: “Mica lo devo mettere a posto io, lo fanno loro!”. Lui si fa convinto subito. ¶ Leggi il resto…

La regola del silenzio

Una cosa che s’insegnava ai bambini, dalle mie parti, fino a una generazione fa, era lo stare zitti. Qualsiasi cosa succedesse, il silenzio era sempre la prima regola da osservare. Una regola dura se, davanti ai tuoi occhi, accadeva qualcosa che sentivi non del tutto giusta.

Hai visto qualcosa? - si chiedeva al bambino.
“Niente” era la sola risposta accettata, pena la nominata di bambino scostumato e rispustero.
Da grande, se davanti ai tuoi occhi accade qualcosa che senti non del tutto giusta, l’ambiente in cui si è immersi consiglia vivamente la regola del silenzio.

Hai visto qualcosa? - si chiede all’adulto.
“Sì e protesto!” hanno iniziato a fare un gruppo di adulti armati di coraggio.
La generazione sfuggita all’educazione del silenzio coatto, ha iniziato a parlare di quelle cose che tutti, in realtà, sentono non del tutto giuste. Chi ha il coraggio di alzare la voce da solo, in modo mirato e attento, delle cose in cui è consigliata vivamente la regola del silenzio, potrebbe, alla stessa maniera del bambino che parla, considerato “rispustero” e scostumato, essere reputato persona macchiata d’infamia.

Hai visto qualcosa? - si è chiesto a Roberto Saviano.
“Troppe cose e ci ho scritto un libro”, ha risposto fermo.
Infame! - ha urlato qualche compaesano.
La regola del silenzio, in alcuni ambienti, è dura da morire.

Ma che bella pedagogia

Non sono loro, i bambini, che vanno allontanati da noi. Siamo noi che dobbiamo di nuovo, finalmente, lasciarli in pace tra loro

cyrano66

E’ straordinario quanto le mamme e i papà italiani siano spesso vittime di una pessima pedagogia.

Dall’epoca dei genitori assenti (durata qualche millennio) si è passati all’epoca dei figli onnipresenti.

In mezzo c’è la mia generazione che ha contribuito al disastro attuale, accogliendo le precedenti follie settantasettine (la guerra fin dentro le famiglie!) e gli eccessi del femminismo militante (la guerra tra i sessi!). Il menu non è mai stato dei più vari e come usava all’epoca, è stato accolto con furore ideologico: quello che da bambini non avevamo avuto (che cosa, poi?), noi dell’epoca nuova lo avremmo dato ai nostri figli. Se prima i padri si vedevano al ritorno dal lavoro e le mamme all’ora di pranzo, adesso madri, padri e figli si frequentano assiduamente: giocano assieme, leggono assieme, viaggiano assieme, fanno party assieme, dormono assieme e via dicendo. Risultato: noi ci siamo rimbambiti e loro sono più adulti del normale. Loro vestono come grandi e noi come ragazzi. Ci si scambia confidenze, amicizie, gioie e dolori. Non esiste più legge, ma regole condivise. Non è più sufficiente dire di no, occorre spiegare. La violenza (quella dello scapaccione) non è più ammessa, perché nei contesti paritetici la coercizione è sostituita dalla ricerca del consenso, dalla spiegazione razionale. Non esistono più filtri. Si vive tutti in un’allegra comunità primitiva e di vago sapore modernista e salutista… ¶ Leggi il resto…

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