Grazia Perché non puoi aspettare

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Sette cose che so sulle donne

Oggi è San Valentino, la festa degli innamorati. Per qualche motivo, tuttavia, è sempre considerata la festa delle coppie. Ma tra i due concetti c’è una certa differenza.

A quelli che vorrebbero far parte di una coppia, ma per ora sono solo innamorati, dedico un compendio di tutte le cose che ho imparato sulle donne nel corso della mia vita.

Tutte e sette.

1 – Correre dietro alle donne è completamente inutile.

Se una donna ti vuole, ti aspetta. Anzi, di solito è lei che corre verso di te.

Se non ti vuole, puoi essere veloce quanto vuoi, puoi essere il Carl Lewis dei tempi d’oro: non la prenderai mai.

Mai.

2 – Far cambiare idea a una donna è impossibile. Una donna può cambiare idea; ma se la cambia, è perché l’ha deciso lei. Non perché l’hai deciso tu.

Provarci più di una volta con la stessa donna è buttare via il tempo. Se la prima risposta è un no, sarà un no anche la seconda, la terza e la centoventisettesima.

È possibile, benché improbabile, che una mattina lei si svegli e realizzi che tu sei l’uomo della sua vita. Ma insistere non aiuterà a favorire il processo. Servirà solo a farti odiare.

Quando una donna ti respinge, l’unica cosa intelligente da fare è salutarla, dimenticarti il suo nome e passare alla prossima.

3 – Le donne hanno molto più intuito in fatto di uomini di quanto gli uomini ne abbiano in fatto di donne.

Una donna può anche sbagliare quando dice sì; ma non sbaglia mai quando dice no. Se ti rifiuta, lo fa perché un’area apposita del suo cervello ha già esplorato tutti i possibili scenari del connubio te + lei, e ha stabilito che in nessun caso sareste felici.

In altre parole: se una donna ti dice no, rallegrati. Lo sta facendo per il tuo bene.

4 - Le donne non mentono mai.

Quando un uomo mente, di solito è consapevole della distanza tra la balla che sta raccontando e la realtà. Mente sapendo di mentire.

La donna, invece, ha una capacità di autoipnosi ignota al genere maschile. Prima di mentire agli altri, mente alla sua mente: si convince nel profondo che quella è la verità. E quindi non mente: dice quello che per lei è vero.

Grazie a questa facoltà, le donne sono abilissime a negare l’evidenza. Se una donna ha deciso che c’è il sole, va a passeggio anche sotto il diluvio.

Può non sembrare, ma tutto questo va a vantaggio dell’uomo. Sono sicuro che, se le donne non fossero così brave a correggere o addirittura ignorare la realtà, nove uomini su dieci morirebbero vergini.

5 – Io non so cosa vogliono le donne, ma di sicuro non vogliono un uomo bello.

Il più grande seduttore che abbia mai conosciuto era un uomo brutto che faceva il possibile per sembrare ancora più brutto. In testa aveva un taglio di capelli ridicolo, alla Totti prima maniera. Su un braccio, in bella vista, un tatuaggio imbarazzante per soggetto e dimensioni.

Eppure si lamentava, credo con rammarico sincero, di non essere mai riuscito ad essere fedele in vita sua. Perché era così conteso dalle donne che prima o poi, con tutta la buona volontà, cadeva in tentazione.

La bellezza, in un uomo, è come il cassettino portabicchiere in una macchina: se c’è, fa piacere. Se non c’è, non se ne accorge nessuno.

6 – Per conquistare una donna devi farla ridere: una delle più pietose bugie nella storia dei rapporti umani.

Certo, se una donna è innamorata di te ride a tutte le tue battute. Ma ride perché è innamorata, non si innamora perché ride.

Se per sedurre una donna provi a farla ridere, una risata è tutto quello che otterrai. Ho visto donne perdere la testa per rapper, manager, vichinghi, bassisti di gruppi rock, perfino carabinieri; non ho mai sentito una donna dire che il suo sogno erotico è un clown.

Su questo, stranamente, loro sono le prime ad avere le idee chiare. Intervistate a riguardo, dicono di volere un uomo che le faccia ridere. Non è ipocrisia: è che c’è una differenza sottile, ma decisiva, tra “fa ridere” e “mi fa ridere.”

7 – Si dice che la vita non è un film. Ma questo non è del tutto vero.

Esiste sul serio gente con una vita così interessante; solo che quella gente non sei tu. Quindi sì, la vita è un film, ma il protagonista è qualcun altro.

Tu sei la comparsa con l’ombrello che passa sullo sfondo nella scena in cui lui e lei si baciano sotto la pioggia. No, non puoi farci niente: la sceneggiatura è definitiva. Al massimo, se il regista non è un Kubrick, puoi scegliere in che mano tenere l’ombrello.

Anni dopo, per caso, beccherai il film in seconda serata su Rete 4. Lo rivedrai e ti accorgerai che è proprio bello. Anche se la tua parte è così piccola che non hai neanche il nome nei titoli di coda, sarai orgoglioso di aver partecipato.

In quel momento sarai molto felice.

Non mi pare poco.

I tre Capodanni

Dimmi che anche tu
qualche giorno l’hai passato
a controllare
se il telefono che non suonava
era appoggiato male

(Piermario Giovannone)

Davanti ad un caffè nel dehor, a destra il cartello col divieto di fumo, c’è lei che sfila una sigaretta Eura, lunga e sottile: “Non sono mai stata alle regole. Pensi che a scuola un anno fui bocciata perché rifiutai di fare un tema sulla cultura fascista”. Esita alla prima boccata, poi mi guarda con fiaccole d’occhi: “Cosa vuole? Non sopportavo di vedere quelle due parole vicine”.
Sul volto le espressioni si increspano, fenditure di pianti, sorrisi, indugi, più di tutti i primi. “Molto meglio questa faccia di rughe perché è la faccia mia”. Ridacchia e si gonfia. “E oggi ho messo pure il rossetto, tiè!”. Tira fuori una foto sbeccata color seppia. “Vede dottoressa, qui avevo vent’anni, ma non mi riconosco più, guardi che naso, era la metà”.
Di palo in frasca mi spiega che in realtà kàmilos in greco indica il cavo d’ormeggio delle barche e che per questo motivo un cammello non passa dalla cruna di un ago, dice che è meglio trovarsi una passione prima della pensione, altrimenti i giorni inghiottono e rimane un passato zeppo di occasioni andate e il futuro è una parola brutta.
“Mi raccomando, non faccia come me” e mi cita il fiume di Dumas e la necessità di navigarlo in due: “si resta soli, sennò, senza la possibilità di portar fuori la spazzatura e non per la sciatica, ma per la voglia che non c’è”.

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Margherite bianche

La incontro ogni giorno, alla stessa ora, nello stesso punto. È elegante di quell’eleganza dura da manager, alta, i capelli biondi corti, e un’espressione concentrata che io, da dietro i finestrini della mia macchina, non riesco a capire se sia tagliata con una dose di tristezza o una di malinconia.
Ogni mattina che Dio manda in terra, io vado in ufficio e lei va al cimitero, una piccola ventiquattrore di cuoio in una mano e un piccolo mazzo di margherite nell’altra. È una di quelle cose che ti aspetti da una persona anziana, da qualcuno che ha abbastanza tempo e abbastanza vuoto per incagliare le lancette del proprio orologio su una visita maniacale e abitudinaria: e invece lei avrà forse quarant’anni, e in quella borsa sono sicuro che tiene una decina di biglietti da visita sui quali è riportata una mansione altisonante, e sono altrettanto certo che al suo arrivo in un ufficio di un palazzo del centro storico la attendono riunioni e documenti e videoconferenze e tramezzini mangiati di corsa senza avere nemmeno il tempo di alzarsi dalla scrivania.

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Date, Set, Match!

Questo è un post lungo. E pieno di verità scomode. Non lamentatevi di nessuno dei due aspetti.
Dicono le donne che l’80 per cento di noi maschi è banale, non interessante, poco stimolante. 15-0.
Lo sono anche l’80% delle donne. 15 pari.
Dicono le donne che l’80 per cento di noi è un disastro a letto. 30-15.
Lo sono anche l’80% delle donne. 30 pari.
Leggendo le varie blogger – leggere i blog di donne è quasi la stessa cosa che sentirle chiacchierare tra loro quando ne incontri a gruppi nei locali - si ha accesso al pensiero di una fascia abbastanza ristretta della popolazione femminile. Si direbbero sveglie, intellettuali, riflessive, introspettive, sensibili, un tantino esibizioniste. Ed esigenti.
Quante sono? Un 20% del totale?
Al centro del desiderio di queste donne c’è incontrare un uomo che possano definire più intelligente e più sensibile della media. Uno di quelli che ti ascoltano, che fanno di tutto per capirti, che producono conversazioni interessanti, che acettano di mettersi in gioco uscendo dal ruolo del maschio leader/cacciatore/duro e prevedibile. Che hanno una parte femminile importante dentro, e l’accettano più che negarla.
Una buona parte di queste donne hanno ben presente ciò che vogliono. Sono determinate, decise, per lo più forti. E spaventano l’80% dei maschi. Che però, a loro, non interessano. Perché sono banali, etc., etc.
Il problema maggiore di queste donne è che quel 20% di noi maschietti, che sono così interessanti, è un asset che non sanno bene come gestire.

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Prima di darci un taglio

capelli

Se c’è una cosa che detesto, sono le donne che quando non sanno cosa fare vanno a tagliarsi i capelli. E lo so che state pensando: «Beh, è un problema tuo». Purtroppo per voi, non è così. E’ un problema vostro.

I capelli in una donna sono un particolare molto importante. Certo, per quegli uomini che “basta che una respiri”, che vi siate acconciate dal migliore in città o ad Auschwitz o nella galleria del vento a Maranello non farà molta differenza.

Il vostro problema, però, è che quel tipo di uomini in genere non vi interessa. Il genere che vi interessa, invece, può decidere se vale la pena invitarvi fuori a cena anche solo in base a come vi siete tagliate i capelli. Perché?

Perché - fatevene una ragione - nel 95% dei casi una donna con un’acconciatura sbagliata a noi uomini sembra una deficiente.

E non c’è niente di peggio di una donna con capelli bellissimi tagliati a cavolo. Ecco dunque alcune semplici regole da non dimenticare:

La lunghezza conta. Molti di noi lo negano (andiamo, anche molte di voi lo negano, però sappiamo che non è vero, no?), ma quando ci arrivate a casa, o al 5° appuntamento, con i capelli che non vi arrivano neppure alla spalla, pensiamo «Oddio che disastro!» e dentro di noi qualcosa si incrina. A 35 anni suonati, il taglio corto NON vi fa sembrare più giovani: vi fa sembrare una quarantenne enne frustrata che cerca di sembrare più giovane. (E quelli che lo negano sono gli stessi ai quali basta che respiriate).

Neppure la Zeta-Jones stava bene col caschetto. Gli anni ’20 sono passati da quasi un secolo. E, detto tra noi, quel look faceva pena anche allora. Catherine non è mai stata ridicola come in Chicago e persino Kristin Scott Thomas – principessa del fascino - col caschetto, in Largo Winch, sembra una demente. Uscireste con uno che ha un’acconciatura come Nick Rhodes dei Duran anni ’80? Bene, il caschetto è molto peggio. ¶ Leggi il resto…

Abbiamo quasi vinto la GUERRA dei sessi. Peccato, però, per quei chili in più…

“Che cosa vogliono oggi le donne?” è una frase che fa drizzare le orecchie ed è il titolo di una nuova ricerca che il settimanale Time e la fondazione Rockefeller hanno commissionato sulla vita femminile in America. Nel bene e nel male, è il “Paese guida”, sempre in anticipo su cambiamenti che più gradualmente arrivano da noi e nel resto del mondo. E’ la vecchia, celebre domanda esasperata di Sigmund Freud, ma con risultati sorprendenti e contraddittori.

Oggi con la “Grande Recessione”, sembra che siano più importanti le cose che uniscono uomini e donne, di quelle che li dividono.

Siamo sostanzialmente d’accordo sulle cose che contano: obiettivi, denaro, salute, lavoro e famiglia. Allora è finita “la guerra dei sessi”, cavallo di battaglia della stampa sin dalle prime gazzette? Forse sì, perché, oggi come mai, le nostre preoccupazioni si assomigliano.

Quarant’anni fa, se leggevi una rivista, era più che probabile che l’avessi comprata con i soldi di tuo marito, votavi come lui e, se avevi figli, il maschio andava più facilmente all’università di tua figlia. Allora negli atenei c’era il 60 per cento di maschi e il 40 per cento di femmine. Oggi quelle cifre sono rovesciate. ¶ Leggi il resto…

L’imperfezione della città delle donne

Ci sono voluti quasi vent’anni perché quello che è considerato uno dei romanzi più belli del ‘900 (vinse il prestigioso National Book Award alla sua uscita) arrivasse anche in Italia. Accoppiamenti di Norman Rush, è un racconto-fiume di oltre 500 pagine, fitto di digressioni e astrazioni, come pure di azione fattuale. Aspro, colto, crudo, a tratti violento.

La giovane protagonista, un’antropologa americana trasferitasi da poco in Africa, nel Botswana, è una donna in crisi con la tesi di dottorato e decisa a ritrovare se stessa e le sue motivazioni, anche attraverso la riscoperta del sesso.

Riflessiva, energica, buffa, incontra l’intellettuale Nelson Denoon, ideatore e fondatore di Tsau, villaggio utopico in cui le donne sono in maggioranza e regnano sui pochi uomini. Con lui inizia un rapporto di intensa passione erotica che non coinvolge solamente il corpo, ma anche la mente, a livelli impensabili, al punto di perdere di vista i confini dell’etica, dell’equilibrio, del senso.

Accoppiamenti è (anche) una celebrazione delle utopie universali, riflesse non solo nelle leggi imposte nella città di Tsau che mirano ad una condizione ideale di progresso, uguaglianza ed efficienza energetico-ecologica, ma anche nel rapporto di coppia tra uomo e donna, nell’affermazione di alcuni principi fondamentali introdotti dal femminismo, del quale Denoon si dichiara sostenitore. Paradossalmente, però, questo guru della supremazia femminile, fondatore di un paese rifugio per donne abusate, offese, sfruttate, ha lasciato il sesso fuori dall’equazione: uno specchio, secondo Rush, di ciò che molte donne scelgono (o finiscono per fare) nella ricerca della loro evoluzione personale.

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Attento Obama, l’America non si rimette in piedi con i colletti rosa

La forte recessione o crisi economica in atto è stata ribattezzata da alcuni economisti Usa una maschio-cessione. Lo dice Christina Hoff Sommers, femminista libertaria, filosofa e saggista su temi etici e di genere. È noto che, in questa crisi, la disoccupazione colpisce in prevalenza i maschi detti colletti blu: operatori di macchinari pesanti come gru e ruspe, metalmeccanici, manovali, lavoratori nelle catene di montaggio e simili, soprattutto nell’edilizia e nelle industrie manifatturiere. Sul Weekly Standard, Sommers scrive che dei posti di lavoro svaniti tra dicembre 2007 e maggio 2009, l’80% appartenevano a operai maschi. Secondo l’economista Mark Perry (University of Michigan) mentre le lavoratrici subiscono una flessione del mercato del lavoro, per gli uomini questa crisi è una catastrofe.

L’ambiziosa proposta di Barack Obama per rilanciare i settori in ginocchio, che prevedeva la ricostruzione dell’infrastruttura nazionale (simile a quello del New Deal degli Anni 30 che ha rimesso in piedi l’America dopo la Grande Depressione), secondo la ben documentata Sommers è stata sabotata dalle lobby femministe e saccheggiata a favore di settori dove predomina la manodopera femminile. Il piano originale obamiano prevedeva due anni di stimoli economici per modernizzare immediatamente strade, ponti, scuole, centrali elettriche, trasporti pubblici e dighe. I gruppi di pressione femministi si sono indignati per la pioggia di denaro pubblico destinata a favorire l’occupazione maschile. Mille storiche e seicento economiste femministe hanno firmato petizioni e lettere aperte di protesta al presidente. Altre attiviste, professioniste e opinioniste (poi riunite in un’unica lobby) hanno scritto sui giornali che “i ponti umani sono importanti quanto i ponti d’acciaio”, chiedendo aiuto per settori “rosa” come sanità, cura dell’infanzia, istruzione e servizi sociali, e di istituire programmi di apprendistato per le donne “per almeno un terzo dei posti creati per le infrastrutture”.

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Il look domestico che ci fa scappare

bridgetjones

Qualsiasi donna io abbia frequentato negli ultimi otto anni, in un modo o nell’altro si ispirava a Carrie di Sex and the City. Mondanità, vita sessuale molto attiva, linguaggio caustico e ottime frequentazioni. Purtroppo c’era un aspetto di Carrie che nessuna di loro condivideva e su cui le preferivano Bridget Jones: il look domestico.

Pigiama rosa con fiocchetto
Claudia era solita accogliermi a casa sua indossando il regalo di Natale della mamma: un pigiama rosa con fiocchetto. Bellissimo, se la tua età anagrafica è composta di una sola cifra. Imbarazzante se da quella donna sei attratto e in un momento ti senti più come il fratello maggiore che non il fidanzato. Lei non ha voluto abbandonare il pigiama perché la madre si sarebbe offesa, io ho preferito non metterla davanti a una scelta difficile.

Tuta da casa sdrucita
Laura era un avvocato. Il suo look da lavoro era sempre inappuntabile, motivo per cui quando arrivava a casa voleva stare comoda. Aveva la sua tuta da casa preferita. Una bellissima tuta, quasi sexy nel modo in cui evidenziava le sue curve. Purtroppo era la stessa che indossava mentre preparava l’esame di “Diritto privato” e i 700 passaggi in lavatrice a 40° si vedevano tutti. Un gruviera di tessuto liso e intriso di umori universitari che non ne volevano sapere di andarsene. Ho rivisto Laura il mese scorso e sta sempre con la sua tuta preferita. Il nostro rapporto, invece, non è andato oltre il primo lavaggio.

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