Grazia Perché non puoi aspettare

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Una fotocamera tutta per me

Ho scattato diverse foto nel 2009, e tutte in modalità diverse:

  • con la scassatissima ixus aperta davanti, quella che ha malfunzionato dall’inizio a Dublino, quel 31 dicembre in cui si scattava una fotografia per la prima volta e non si voleva rivedere per mesi, ecco quella che ancora sbuffa e tossisce ma funziona troppo dignitosamente per essere accantonata; senza luce produce immagini nebulose e pixelatissime, ma l’alta risoluzione non è mai stata una priorità da queste parti, e ad oggi ha il merito di aver girato il video di capodanno hare krishna più divertente di sempre
  • con il gommosissimo Nokia biancorosso: il cellulare degli adolescenti e degli amanti dei manga, direbbe uno che ci guadagna. Io l’ho comprato, scelto con passione ha resistito come un guerriero di terracotta finché non è stato gettato -involontariamente- in acqua. E per uno più giovane
  • il Photo Booth del Mac: divertentissimo, ho sempre sognato una cabina fotografica tutta per me
  • l’iPhone. Il regalo inaspettato. Troppo bello per essere vero, quindi ho messo le mani avanti fino al primo scatto confrontato a video con la Ixus: nitide, ferme e luminose, le sue immagini hanno vinto a braccio di ferro contro l’anziana compatta di cui sopra

Da quel giorno mi sveglio tutte le mattine urlando, di solito ho appena sognato una lotta nel fango tra il Ceo di Canon e Steve Jobs. Non tocco un rullino da due anni e anche la cara, vecchia Polaroid mi manca molto, non ho mai creduto nel digitale a tutti i costi ma mi intristisce chi si ostina a trattare l’analogico come se fosse l’ultimo esemplare di panda presente sul globo terracqueo; la banale e potentissima argomentazione del progresso non ha impedito a milioni di persone di continuare a scegliere supporti materici ma anche digitali: come a dire che l’analogico si compra per soddisfare un romantico senso estetico che viene dalle foto del passato, da quelle che conserviamo negli album o dentro una cornice, con la luce mostarda, le magliette a righe e i basettoni, mentre nel digitale si spende per praticità e immediatezza, eliminando l’antico traffico di farfalle nello stomaco durante l’attesa del rullino stampato.
Non credo che uno sia malvagio e l’altro puro come la neve, sono convinta che ogni intenzione iconografica abbia il diritto di essere espressa come si preferisce, senza un recinto di paletti ideologici sorpassati e tristi; se si potessero fare belle foto puntando una mela contro qualcuno la gente lo farebbe, forse dovremmo arrenderci un pò di piu’ ad un mutato concetto estetico, che solo estetico non è più e meno male; le immagini farciscono la nostra vita, che compriamo un giornale, le appendiamo alle pareti o decidiamo di utilizzare una qualsiasi applicazione elettronica, trattiamole come oggetti complicati.

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