Ho sempre provato sentimenti contrastanti per le vacanze organizzate: quei gruppi dalle movenze ovine che sciamano per città e siti archeologici col cappellino ventilante e i k-ways identici per le coppie, il capogruppo con l’ombrello e le soste forzate nelle trattorie convenzionate, i pullman pieni di sessantenni che bloccano le toilettes degli autogrill per ore, ecco a vederli da fuori mi prendeva sempre uno strano desiderio di guardarli più da vicino. Devo aver provato una sola volta l’ebbrezza della partecipazione, ma avevo diciott’anni, nessun conto in banca e la prospettiva era quella di sdraiarsi al sole per due settimane: fu un comico viaggio nella gerontofilia vacanziera, condita di meravigliose esplorazioni subacquee e pranzi a menù fisso tra orde di famiglie che allenavano le corde vocali richiamando i bambini con frequenze oltre l’udibile umano.
Ho collezionato cartoline allo shop del villaggio gettando le basi per la mia grande, insana passione per le foto di turismo popolare: comitive, paesaggi cartolina, colori sbiaditi e accesissimi, templi cangianti e coniugi tedeschi dalle mises fosforescenti, non riesco più a farne a meno, non mi chiedete perché.
Poi ho scoperto Mr Martin Parr, un geniale fotografo inglese che del grottesco d’Albione ha fatto la sua missione, ritraendo i propri connazionali negli stereotipi più esasperati che tanto divertono gli altri europei, forse solo invidiosi di tanta faccia tosta e legnosità insieme: i tupperware parties, i quindici giorni a Brighton per le vene varicose, le corse dei cavalli con gli ubriachi in bombetta e fazzoletto bianco, ogni piccolo tic ripreso e deriso con ironica benevolenza, quella di chi sa di appartenere per dna al tessuto ma sa anche di esserne fuggito a gambe levate, più o meno.
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Una cosa divertente che farò per sempre
I consigli degli scrittori | David Foster Wallace
Avete un problema di piccole rughe o un marito che non vuole concedervi il divorzio? Ecco la ricetta di David Foster Wallace per farvi il botulino in casa.
Il saprofito anaerobico Clostridium botulinum è facile da coltivare, bastano un barattolo per le conserve domestiche a tenuta stagna, 30-60 g di una normale bistecca, due cucchiai da tavola di terriccio preso sotto i mefitici trucioli di pino alla base delle siepi a mo’ di leccalecca che costeggiano il pretenzioso cancello all’ingresso dei Condomini Briarhaven, e una quantità di normale acqua del rubinetto (se contiene cloro va benissimo) sufficiente a riempire il barattolo completamente fino all’orlo. Se il menisco dell’acqua arriva esattamente fino all’orlo dell’imboccatura filettata del barattolo e il coperchio del barattolo viene applicato correttamente e avvitato strettamente con una morsa dall’imboccatura larga come quelle che si trovano sul catalogo Sears in modo che lo 0,0 per cento di O2 rimanga intrappolato nel barattolo e la rimozione dello stesso previa applicazione cautelare di doppi guanti e mascherina rivelerà una piccola colonia tra il marroncino e il marrone di Clostridium che galleggia in una penombra tra il verde e il marroncino di esotossina e botulino e che, per dirla con un certo tatto, è un sottoprodotto della muffa del processo digestivo, e può essere rimossa in piccolissime dosi con la stessa siringa ipodermica usata per la somministrazione.
[brano tratto da "Oblio" di David Foster Wallace]
































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