Che fare dei (pochi) risparmi che è possibile mettere via in tempo di crisi? Il danno maggiore determinato dallo tsunami finanziario verificatosi a cavallo tra l’anno scorso e il primo trimestre dell’attuale è la crisi di credibilità delle banche. Poiché nessuno regala niente a nessuno, una regola primaria di buonsenso è che, se aumentano i rendimenti di un investimento, parallelamente ne aumentano i rischi.
Chi ha affidato i soldi a Madoff, lo spregiudicato finanziere americano condannato a 150 anni di carcere, lo ha fatto con intenti speculativi. La maggior parte dei suoi clienti era molto ricca, ma ci ha rimesso l’osso del collo anche qualche medio risparmiatore e s’è visto più di un suicidio. In Italia, per fortuna, le banche sono state più caute, ma anche qui abbiamo visto puniti investimenti spregiudicati.
Mi ha tuttavia lasciato di sale la constatazione che molti impiegati di banca - obbedendo evidentemente a ordini superiori - hanno trascinato in operazioni speculative ad altissimo rischio anche chi si presentava con 10 mila euro da investire. Tutto questo ha avuto un effetto-contagio terribile e - come dicevo all’inizio - ha incrinato profondamente il rapporto di fiducia tra i cittadini e la banca che è essenziale in una società bene ordinata.































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