Grazia Perché non puoi aspettare

Articoli taggati "Annalena-Benini"

Se il POSTO FISSO è un aiuto per programmare il futuro, perché non incentivarlo?

Nel 1969 vinsi un concorso alla Rai e fui assunto con un contratto a tempo indeterminato. Avevo il posto fisso, così fisso che feci la sciocchezza di non riscattare gli anni di laurea. «Tanto», mi dissi, «andrò via col massimo della pensione».

Erano tempi in cui era impensabile che un’assunzione dovesse interrompersi.

Valeva per le aziende pubbliche, ma anche per quasi tutte le aziende private. Quando, pochi giorni fa, Giulio Tremonti ha esaltato le virtù del posto fisso, Annalena Benini, in un divertente articolo sul Foglio, ha scritto che questi sono discorsi da adulti e che i ragazzi non possono sedersi alla loro età su un posto fisso, come feci io nel ’69. Temo di doverla deludere.

Alcuni anni fa, Renato Mannheimer identificò per Porta a porta un campione statistico di giovani sotto i trent’anni rappresentativi dell’universo nazionale: un terzo aveva votato per il centrodestra, un terzo per il centrosinistra, un terzo si era astenuto. Erano 30 persone. Chiesi quanti di loro avrebbero voluto intraprendere un’attività imprenditoriale e quanti, invece, volevano un posto fisso. Un solo aspirante imprenditore alzò la mano. Restai senza parole.

Da genitore di due ragazzi che hanno appena cominciato un’attività lavorativa, o stanno per iniziarla, mi sono da tempo convinto di due cose: essi appartengono a una generazione che sarà fatalmente più povera della nostra e difficilmente faranno per tutta la vita lo stesso lavoro. ¶ Leggi il resto…

Se adesso il tunisino Azouz è un aspirante cafone, è solo colpa sua

È andato in qualunque trasmissione tv, distrutto dal dolore, con gli occhiali da sole fascianti a nascondere le lacrime e a mostrare la scritta sulla stanghetta, “Prada” (feroce contrappasso per la divina Miuccia, stilista regina di tutti gli snobismi, abituata ad altri sofisticati testimonial).
Gli si dovevano delle scuse, ovvio, per averlo sbattuto in prima pagina, per un giorno, come probabilissimo assassino della sua famiglia (la moglie Raffaella, la suocera, la vicina di casa e il bambino piccolo, una cosa da non riuscire a leggere le cronache i giornali per l’enormità dell’orrore, una cosa da girare la testa e piangere e basta): pensarono a lui, Azouz Marzouk, perché non c’era, perché era appena uscito di prigione, perché spacciava, forse anche perché era tunisino, ma in quelle condizioni nessun cittadino italiano sarebbe scampato al sospetto, credo.
Il massacro di una famiglia, un marito scomparso, i precedenti penali, le storie di botte e urla. Comunque gli hanno chiesto perdono quasi tutti, pubblicamente, platealmente, con slancio, mentre lui, piccolo spacciatore di Erba attratto dall’haute couture, accettava, moralizzava, accusava di razzismo, sputacchiava un po’ in giro, giustificato dal dolore, scortato fino in Tunisia dal nostro senso di colpa.
Adesso, basta. Adesso che studia per diventare un nuovo personaggio a pagamento, adesso che il super paparazzo Fabrizio Corona è andato ai funerali in Tunisia perché Azouz gli ha venduto l’esclusiva come fossero gli scatti di un compleanno in discoteca, adesso che, come ha detto Corona, «è lui la star del momento, ha un gran futuro il ragazzo, è un fenomeno da copertina», e il ragazzo non si tira indietro, litiga col suocero che vorrebbe almeno una privata sepoltura, ospita in casa i fotografi, si sistema il giubbotto di pelle, guarda dritto in camera e sembra già un tronista con passato da dimenticare, adesso Azouz passa, per sua sola e spudorata volontà, da gigantesca vittima a piccolo aspirante cafone.

 

Alla solidarietà femminile preferiamo il pollaio. Per sentirci salve

Una donna lo sa: le donne adorano odiarsi. È una cosa vezzosa, niente di grave: solo un po’ di veleno qua e là, uno sgambetto un sorriso e una pugnalata alle spalle. Non possiamo resistere.
Dorina Bianchi è un medico, è parlamentare della Margherita e presidente della commissione Affari sociali, è molto impegnata contro la violenza sulle donne, molto carina e bionda, con molte borse di Chloé e scarpe di Prada: le hanno chiesto se per caso si faccia un po’ di botox, o qualcosa d’altro, qualche ritocchino alle rughe passati i 40, cose così, normali vanità. Ha risposto: io no, ma tutte le mie colleghe sì, poi ha continuato a spiegare l’importanza della solidarietà femminile.
È per questo che non governeremo mai il mondo: non abbiamo tempo per le sciocchezze, noi, perché dobbiamo tirarci i capelli, mettere in giro pettegolezzi, litigare al telefono, fare riunioni serali a tema con una protagonista (assente) da romanzare e massacrare. Dobbiamo divertirci, non siamo mica maschi. Ora che Rosi Bindi si è lanciata contro Barbara Pollastrini per la legge sui Pacs (e loro due stanno dalla stessa parte, al governo, si tengono per mano nelle foto e credono nella necessità di mettere più donne nei posti di potere), ora che Livia Turco non ha fatto pace con Anna Serafini sulla quantità di marijuana da portare in borsetta (e si tratta sempre di signore importanti che stanno dallo stesso lato della barricata e mettono in imbarazzo mariti e ministri), ora che Angelina Jolie, adottatrice glamour di bambini esotici, ha pubblicamente accusato Madonna di essersi accaparrata illegalmente un ragazzino del Malawi, cioè di averle rubato la scena, si può stare tranquille: anche per quest’anno il pollaio si porta moltissimo, dappertutto, la solidarietà fra donne non è stata ancora inventata, e allora siamo salve.

Lele Mora non è Biancaneve, ma chi lo giudica è un impiccione

Lele Mora non è il massimo della sciccheria: quelle foto a pieni nudi e con palandrane bianche, lui adagiato su cuscini leopardati e divani immensi, mani mollicce e anelli alle dita fanno, in effetti, un po’ orrore. Una volta l’ho visto in tv, ha pure la vocetta stridula e lo sguardo liquido. Però non è un maestro elementare, è un capitano d’industria L’industria delle facce da portare in tv, nelle discoteche, l’industria dei corpi che fanno spettacolo.
Irene Pivetti, ex presidente della Camera, si è affidata a lui: «Non è Biancaneve, ma l’ho scelto proprio per questo. Prima sono sempre stata seguita da avvocati, tutti gran signori. Però portavo a casa un contratto che valeva la metà». Lele Mora non è Biancaneve, e non lo è nemmeno la corte che gli ruota intorno e gli scrocca la casa in Sardegna, circo trash ma di gran successo. Se la mia 20enne sorellina mi dicesse che è diventata una delle ragazze di Lele Mora mi verrebbe l’ansia e farei la spia a mia madre, ma l’inchiesta giudiziaria che l’ha indagato in questi giorni, coi quotidiani istituzionali che diventano tabloid scandalistici e titolano: “Scoperto l’albergo dei festini”, “Tremano le star”, mi pare una colossale pagliacciata (che prende il via da allusioni colte in intercettazioni telefoniche, cioè il peggio del peggio, fatte su altre persone e per altri reati).
Francesco Totti paga per non vedere pubblicate le foto in cui bacia Flavia Vento praticamente un’ora prima del matrimonio con Ilary Blasi, ragazzotte maggiorenni partecipano a feste su panfili di riccastri o si gettano addosso a qualche vip d’accordo col fotografo, paparazzi sanno in anticipo in quale ristorante andare per lo scoop. E allora? Dov’è il reato, dov’è la parte lesa? Totti, personaggio strapubblico, che fa le corna all’aperto prima di sposarsi, la ragazzotta che cerca la fotografia col calciatore? Lele Mora non fa Biancaneve, e si sapeva, invece il giudice fa l’impiccione moralista a caccia di scoop, ed era meglio non saperlo.

La discussione continua con…

- Filippo Facci Trattare la propria ragazza un po’ da donna e un po’ da bambina fa solo male

- Anselma Dell’Olio 
Come sono riuscita a superare i disordini alimentari

- Umberto Veronesi 
La scienza non grida al miracolo se il cancro regredisce da solo

- Simona Siri 
Certi uomini devono seguire un corso per capire le donne

- Annalena Benini 
I nuovi uomini sono dei piagnoni

La discussione continua con…

- Filippo Facci 
A 15 anni per avere una professoressa “disponibile” avrei pagato
A 15 anni giocavamo a bottiglia in nove maschi e una sola femmina, tanti miei amici facevano le masturbazioni di gruppo, avevamo 16 anni e c’era una sarda di 24 anni che ce la siamo fatta tutti.

- Anselma Dell’Olio 
Farò la doccia con lo champagne se Ségolène diventerà presidente
Alla faccia di chi ci vuole sottomesse, decorative, e ci dà delle gnocche senza testa appena facciamo un lavoro di qualche rilievo che gli fa ombra. Penso ai maschi che ci dicono di ricordare che sono loro e solo loro a “portare i pantaloni”.

- Annalena Benini
Vorrei che in ogni ufficio ci fosse un Riccardo Scamarcio
È un’epidemia di romanticismo, di dolcezza, ma è soprattutto un modo geniale per risparmiare tempo trovandosi l’amante sul set, cioè in ufficio. Un’idea fantastica per aumentare la produttività

- Umberto Veronesi 
Anche i medici sbagliano, per questo devono continuare a studiare
Razionalmente sappiamo che il medico è umano, e dunque può sbagliare, ma inconsciamente crediamo che, poiché è delegato a “riparare i nostri guasti”, dovrebbe essere immune dall’errore.

Vorrei che in ogni ufficio ci fosse un Riccardo Scamarcio

C’è voglia di tenerezza, ultimamente. Ci sono le favole che diventano realtà, c’è un film che si trasforma in vita vera, baci veri, amore vero. Anzi, c’è una specie di assalto ai sogni: si prende uno spot di successo con due che si amano per copione, e finisce che i due si amano sul serio. Laura Chiatti e Silvio Muccino erano il sogno di libertà (per farci scegliere le tariffe Vodafone, vabbè): lei scappa dal proprio matrimonio, lui se la porta via in moto (e mentre giravano le sussurrava all’orecchio, non per finta: adesso partiamo e non torniamo più), lei fa il bagno col vestito da sposa, è felice. Poi si innamora davvero, lui la bacia a Roma, e adesso è lei che lo insegue: Muccino si sente già molto importante, quindi un po’ scappa un po’ torna (e di certo la farà soffrire, o almeno le farà il lavaggio del cervello e lei non dirà più frasi meravigliose come: il mio film preferito è Cornetti alla crema, di Lino Banfi). Poi c’è Valeria Golino, ha girato col giovane Riccardo Scamarcio Texas e l’amore li ha travolti. Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis erano vicini di casa e non si consideravano, ma sono diventati i protagonisti del formidabile Notte prima degli esami e si sono follemente innamorati. Violante Placido invece stava già con Fabio Troiano quando il regista li ha scelti per girare Il giorno più bello, in questi giorni al cinema: nel film sono fidanzati e si devono sposare, così nelle scene dei baci è tutto vero, e in quelle dei litigi anche. È un’epidemia di romanticismo, di dolcezza, ma è soprattutto un modo geniale per risparmiare tempo trovandosi l’amante sul set, cioè in ufficio.
Un’idea fantastica per aumentare la produttività, basterebbe dotare ogni scrivania di uno Scamarcio disponibile a fermarsi oltre l’orario di lavoro.

Che l’estate finisca perché Massimo D’Alema si rivesta in fretta!

Voglio che finisca l’estate, in fretta. Voglio che nessun maschio dai 16 anni in su vada più in spiaggia, in barca, in giro per le strade vestito da vacanza. Voglio un’eclissi di sole fino a Natale. Se proprio restano dei giorni di ferie, voglio che siano in montagna, con molta pioggia, pantaloni lunghi di velluto, scarpe chiusissime e giacca a vento con cappuccio.
Basta slippini, basta ciabatte, basta bermuda da uomo sotto il ginocchio con l’elastico che pende. Facciano gite sui ghiacciai, viaggi in Tibet, escursioni in Alaska: insomma si coprano. Un giorno, in spiaggia - non ero ubriaca, avevo solo il sole negli occhi) -non riuscivo a capire se il ragazzo che mi stava portando il lettino in riva al mare avesse addosso un costume o un tatuaggio a triangolo: non era un tatuaggio, ma era un triangolo.
Poi ho visto Flavio Briatore in barca, con quel micidiale tanga nero (cioè un pezzetto di stoffa davanti, due fili ai lati, e dietro non lo voglio sapere), ho visto Stefano Bettarini e tutti i suoi bionici cloni, calciatori, tronisti e spiranti bellimbusti, con quei minuscoli fazzoletti cuciti addosso almeno 20 centimetri sotto l’ombelico (per non asciare alcun rigonfiamento al caso), ho visto le ciabatte di Romano Prodi (e anche i suoi sandali di plastica neri), ho visto Massimo D’Alema alle Eolie con gli stessi pantaloni a pinocchietto dei ragazzi di Maria De Filippi (e al collo un fazzolettino bianco come Braccio di Ferro), ho visto il costume stampato a giganteschi fiori rosa di Tony Blair, e tutte quelle pance che ballano, e (peggio) tutte quelle gambe depilate che corrono: ho desiderato di colpo, e intensamente, l’inverno, la maglietta della salute, le pedule e le mutande di lana.

Buttafuoco VS Baricco

sfida-baricco.jpg
Pietrangelo Buttafuoco è il seduttore siciliano e reazionario, con scarpe da consorzio agrario, che va in finale al Campiello. Alessandro Baricco è il progressista torinese, furbo e cortese, che non vince più nulla ma vende più di tutti.
Pietrangelo Buttafuoco non si arrotolerebbe mai le maniche della camicia per dare pubblica lettura, come Baricco, di un’Iliade rivisitata e pacifista. E non scriverebbe mai romanzi con titoli così poco virili come Seta o Oceano mare. Buttafuoco indossa le scarpe del consorzio agrario e la protagonista del suo libro - Le uova del drago - è una spia tedesca bionda, nazista e assassina. Giornalista antidemocratico, oltre che scrittore, siciliano con occhi azzurri, moglie e due figli maschi, è lui uno dei finalisti del premio Campiello e anche del premio Forte Village, in Sardegna, posto talmente alla moda che dovrebbe farlo rabbrividire, visto che lui sbeffeggia allegramente tutto quello che sa di terrazze e sciccherie…

¶ Leggi il resto…

La donna elegante durante i Mondiali ascolta Guccini

Era l’anno dei Mondiali, un anno qualunque di un Mondiale qualunque, e approfittai con entusiasmo di una sera d’estate partita-tivù-birra-rutti per mettere le corna a un fidanzato qualunque. Era un’occasione magnifica, lui si metteva la maglia della Nazionale già dal pomeriggio e faceva riscaldamento in salotto, fissava gli altoparlanti sul televisore e cantava l’inno di Mameli con le lacrime agli occhi, poi circa sei ore prima del fischio d’inizio cancellava dal suo mini cervello la mia esistenza. Furono corna irripetibili, perché solo a vent’anni un maschio può preferire una femmina (seppur d’altri) a una partita. Dopo non succede più, se non con maniaci, serial killer, preti, disperati o prezzolati.
È per questo, per quieta rassegnazione, che un sacco di ragazze fingono di interessarsi alla palla che rotola, imparano tre nomi di giocatori e a volte perfino il significato di “punizione a due”, fanno commenti e domande e vengono premiate con un sopracciglio alzato o la faccia del ma-perché-non-vai-a-farti-un-giro-o-a-preparare -una-torta-di-mele-ché-qui-si-fa-la-storia-e-tu -non-puoi-capire. Ora, visto che la storia si fa ogni quattro anni e all’incirca anche ogni domenica, e nessuna ragazza di buon senso può divertirsi a guardare una partita (a meno che si decida per uno strip tease finale di tutte le squadre tranne quelle cinesi), visto che le fanciulle pagate per provare interesse sono poche e visibilmente sofferenti (Elisabetta Canalis, bellissima, se ne stava seduta per due ore in mutande in mezzo a maschi che non se la filavano per niente), la femmina elegante troverà fascinose alternative per le sere dei mondiali: rileggerà tutti i classici dimenticati, potrà finalmente ascoltare Guccini senza venire presa in giro, imparerà a lavorare a maglia. Fingendo, naturalmente, di essere fuori, con tacchi altissimi e un principe al braccio, appena arrivato da Marte.

 Page 1 of 2  1  2 »

I più commentati

  1. Dietro ai colori... Bianca (820)
  2. Asili, scuole materne e altri locali di aggregazione per noi papà (615)
  3. Padre in stand-by (299)
  4. Aperitivo di Grazia, l'aperitivo più esclusivo dell’anno! (288)
  5. Spiaggia: il problema del cambio costume “on the fly” (281)

I più amati

  1. Aperitivo di Grazia, l'aperitivo più esclusivo dell’anno!
  2. Si chiama WEB FASHION TV, ma è sempre Grazia
  3. Giardino dei tarocchi
  4. Meglio non farsi illusioni su quelli abituati a dire: «Adesso vedo»
  5. Houston, avevamo un problema
  6. Montignoso
  7. Anatomia di un tormentone estivo. A cura di Matrix, live and direct
  8. Attento Obama, l’America non si rimette in piedi con i colletti rosa
  9. Il momento dei saluti
  10. Mi chiami? Ma quanto mi chiami?