Che estate è stata? Superato il Ferragosto, anche se manca ancora un po’ alla fine delle “vacanze di massa”, è già tempo di bilanci. Nessuno quasi ricorda più l’angoscia da “influenza suina”, l’ansia per ragazzi che vanno in Inghilterra a far bisboccia con la scusa d’imparare la lingua, la prospettiva - subito rientrata - di un ritardo nell’apertura del prossimo anno scolastico. Eppure sappiamo che, a settembre, i contagiati, seppure in maniera prevedibilmente innocua, sono destinati a crescere.
Scomparsa fatalmente dai giornali anche la sofferenza dei terremotati dell’Aquila che hanno trascorso l’estate in tenda: agosto dalle mie parti è un mese più fresco e gradevole e l’ansia semmai è sul numero di quanti avranno una casa per l’inverno. Abbiamo volato peggio degli anni scorsi: pazienza, prima o poi la nottata passerà anche per l’Alitalia.
Ma l’estate del 2009 era attesa soprattutto per la crisi: gli italiani avrebbero stretto la cinghia fino al punto di rinunciare alle vacanze?
Qui è accaduto un fenomeno strano: il numero di chi è partito è stato strepitosamente più alto dell’anno scorso, 37 milioni contro 33. Eppure, difficilmente gli alberghi hanno fatto il tutto esaurito, tant’è vero che, in pieno agosto, molte catene o i consorzi di località turistiche (da Riccione a quelle alpine) hanno promosso campagne sui giornali per offrire prezzi speciali.































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