Grazia Perché non puoi aspettare

Articoli taggati "amy winehouse"

Assonanze [oblio in la quattro]

Dopo un rapido sondaggio tra me e me, in quanto campione rappresentativo di parecchi universi di riferimento simultanei, ho concluso all’unanimità che l’intro di Scende la pioggia di Gianni Morandi è identica a quella di Back to black di Amy Winehouse.

Perciò nessuno deve ridere se, ferma al semaforo col finestrino abbassato, attacco a squarciagola “Tu nel tuo letto caldooooo” anziché “Heeeeee left no tiiiiiime to regreeeeeeet”.

Quando Back to black era in cima alle classifiche la riconoscevo dopo tre note. Adesso che in radio passa sempre più raramente, infilata nella rotazione delle hit estive, non la riconosco più.

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Perché vorrei dei figli da Lily Allen

The Fear, l’ultimo singolo di Lily Allen, è da settimane il più venduto nel Regno Unito, e più o meno stessa sorte è toccata al suo secondo album, It’s Not Me It’s You: debutto in prima posizione e ancora quasi in cima.. Due settimane fa sul palco del G-A-Y di Londra, ha aperto la serata vestita come un manga giapponese e cantando a modo suo Womanizer, improvvisando uno strip-tease mandando il pubblico in evidente e invadente delirio.

Non paga, è volata a New York, dove Myspace le ha organizzato un secret show completamente gratuito per pochi fortunati. Ospite in quasi tutti i programmi televisivi che contano, compresa la toilette di Ellen Degeneres. Perché non basta riuscire a diventare profeta in patria, qualsiasi artista inglese che si rispetti ha sognato onori e glorie negli Stati Uniti. Missione andata male al primo album, un po’ per il suo ciclo, del quale ci tiene sempre aggiornati grazie ai suoi due blog e a twitter, un po’ per l’innata tendenza alla rissa e al consumo di droghe che le costò il permesso di soggiorno.

E non è certo una novità per Lily, che da ragazzina ha cambiato 13 diverse scuole tra le più costose di Londra, il più delle volte perché sorpresa a fumare o a bere alcolici; una volta relativamente cresciuta, perché Lily ha solo 22 anni, non ha ritenuto necessario smettere i panni della ribelle, al punto da stracciare un contratto con la Warner ottenuto grazie a papà Keith. Dopodichè, armata di un paio di canzoni estremamente orecchiabili e sboccate e di un Myspace con un discreto seguito, ha conquistato la rete e un contratto con la EMI e l’onore di lavorare con Mark Ronson, il genietto che sta dietro al making of Amy Winehouse per intenderci, che le produce gran parte dell’album di debutto, Alright, Still. ¶ Leggi il resto…

Così magre, così chic… È la dura legge del giro-vita

Non ricordo più l’ultima volta che ho mangiato perché avevo fame. Dovevo essere una bambina. Perché da allora, pare come la stragrande maggioranza degli abitanti del mondo occidentale o comunque come moltissime delle donne che conosco, ho mangiato spinta da motivazioni completamente diverse.

Perlopiù dalla banale voglia di mangiare, dal piacere di masticare, un po’ come i bambini con il ciuccio o gli adulti con le sigarette. Io mangio in continuazione (adesso per esempio, sto sgranocchiando delle noccioline). Faccio due colazioni (una a casa, una in redazione, entrambe molto abbondanti), un pranzo, una cena, più una quantità di intermezzi, in cui mi abbuffo di snacks, crackers, biscotti, caramelle… Per non parlare di cioccolata e cioccolatini con cui ho un rapporto di vera dipendenza psicologica (e se me ne mangiassi uno di quelli rimasti dai regali di Natale?). La disgrazia è che tendenzialmente non ingrasso (però neppure dimagrisco, ovviamente), non ho i brufoli, non soffro di mal di stomaco…

Certo, se pesassi qualche chilo in meno, potrei osare un po’ di più nel vestire, ma questa non riesce ad essere una motivazione sufficiente per rinunciare al mio “peccato” (consolatorio, sostiene Tiziana, il nostro caporedattore, che è affetta dalla stessa sindrome: ma ci stiamo consolando di che? Forse dovrei offendermi). Comunque tutte le volte che penso “adesso basta”, è peggio perché poi mi avvento sul cibo come una fidanzata sull’ex mai dimenticato e finisce che ordino la cassola al ristorante.

Convivo quindi da molti anni con il senso di colpa perché, facendo il mestiere che faccio, ho letto migliaia di articoli sull’importanza di una corretta alimentazione… Per non parlare della moda. Settimana prossima, per esempio, ci saranno le sfilate e io sarò costretta a convivere con donne magrissime ed elegantissime, che indossano vestiti taglia Barbie. Come non bastasse, la mia amica Francesca, reduce da un viaggio in Giappone, mi ha raccontato che i giapponesi (che, lottatori di sumo esclusi, sono tutti magri, sani, estremamente longevi e molto chic) non solo mangiano poco, ma considerano proprio spiacevole, brutto, addirittura di cattivo gusto servire piatti troppo ricchi e pieni.

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