Grazia Perché non puoi aspettare

Articoli taggati "amore"

Il cuore in cielo, le mani nel mondo. La formula della FELICITÀ

Un giorno, quando ero bambino, sono entrato nel salotto di casa e ho chiesto a mia madre e a mio padre che cosa vuol dire essere felici.
Immaginatemi con un dito in bocca e l’orsacchiotto trascinato sul pavimento, anche se al posto dell’orso avevo un bambolotto che riempivo di pugni, invece di accudirlo come avrebbe poi fatto mia sorella. Da tempo sentivo parlare della felicità, ma non sapevo di preciso cosa fosse. Diciamolo pure: non sapevo di essere felice. Perché in realtà lo ero, eccome!
I miei hanno preso molto sul serio la domanda. D’altronde i bambini hanno questa capacità magica, un po’ irritante, di non dare niente per scontato e infilare i loro «Come?» e i loro «Perché?» nell’armatura delle nostre certezze, scoperchiandola.

Dopo un momento di silenzio, mia madre ha risposto: «Uno è felice quando è innamorato. Quando ama la persona giusta». L’ha detto senza sorridere, quasi con malinconia. D’altronde, vedete bene che nella sua risposta c’è una prima parte molto romantica, subito corretta dalla saggezza di chi ha vissuto.
A quel punto stavo per rilanciare, chiedendo cosa vuol dire essere innamorati, ma mio padre mi ha preceduto: «Non è vero. Cioè, l’amore sarà anche importante ma una persona, per essere felice, deve anzitutto fare un lavoro che le piace».

¶ Leggi il resto…

Sette cose che so sulle donne

Oggi è San Valentino, la festa degli innamorati. Per qualche motivo, tuttavia, è sempre considerata la festa delle coppie. Ma tra i due concetti c’è una certa differenza.

A quelli che vorrebbero far parte di una coppia, ma per ora sono solo innamorati, dedico un compendio di tutte le cose che ho imparato sulle donne nel corso della mia vita.

Tutte e sette.

1 – Correre dietro alle donne è completamente inutile.

Se una donna ti vuole, ti aspetta. Anzi, di solito è lei che corre verso di te.

Se non ti vuole, puoi essere veloce quanto vuoi, puoi essere il Carl Lewis dei tempi d’oro: non la prenderai mai.

Mai.

2 – Far cambiare idea a una donna è impossibile. Una donna può cambiare idea; ma se la cambia, è perché l’ha deciso lei. Non perché l’hai deciso tu.

Provarci più di una volta con la stessa donna è buttare via il tempo. Se la prima risposta è un no, sarà un no anche la seconda, la terza e la centoventisettesima.

È possibile, benché improbabile, che una mattina lei si svegli e realizzi che tu sei l’uomo della sua vita. Ma insistere non aiuterà a favorire il processo. Servirà solo a farti odiare.

Quando una donna ti respinge, l’unica cosa intelligente da fare è salutarla, dimenticarti il suo nome e passare alla prossima.

3 – Le donne hanno molto più intuito in fatto di uomini di quanto gli uomini ne abbiano in fatto di donne.

Una donna può anche sbagliare quando dice sì; ma non sbaglia mai quando dice no. Se ti rifiuta, lo fa perché un’area apposita del suo cervello ha già esplorato tutti i possibili scenari del connubio te + lei, e ha stabilito che in nessun caso sareste felici.

In altre parole: se una donna ti dice no, rallegrati. Lo sta facendo per il tuo bene.

4 - Le donne non mentono mai.

Quando un uomo mente, di solito è consapevole della distanza tra la balla che sta raccontando e la realtà. Mente sapendo di mentire.

La donna, invece, ha una capacità di autoipnosi ignota al genere maschile. Prima di mentire agli altri, mente alla sua mente: si convince nel profondo che quella è la verità. E quindi non mente: dice quello che per lei è vero.

Grazie a questa facoltà, le donne sono abilissime a negare l’evidenza. Se una donna ha deciso che c’è il sole, va a passeggio anche sotto il diluvio.

Può non sembrare, ma tutto questo va a vantaggio dell’uomo. Sono sicuro che, se le donne non fossero così brave a correggere o addirittura ignorare la realtà, nove uomini su dieci morirebbero vergini.

5 – Io non so cosa vogliono le donne, ma di sicuro non vogliono un uomo bello.

Il più grande seduttore che abbia mai conosciuto era un uomo brutto che faceva il possibile per sembrare ancora più brutto. In testa aveva un taglio di capelli ridicolo, alla Totti prima maniera. Su un braccio, in bella vista, un tatuaggio imbarazzante per soggetto e dimensioni.

Eppure si lamentava, credo con rammarico sincero, di non essere mai riuscito ad essere fedele in vita sua. Perché era così conteso dalle donne che prima o poi, con tutta la buona volontà, cadeva in tentazione.

La bellezza, in un uomo, è come il cassettino portabicchiere in una macchina: se c’è, fa piacere. Se non c’è, non se ne accorge nessuno.

6 – Per conquistare una donna devi farla ridere: una delle più pietose bugie nella storia dei rapporti umani.

Certo, se una donna è innamorata di te ride a tutte le tue battute. Ma ride perché è innamorata, non si innamora perché ride.

Se per sedurre una donna provi a farla ridere, una risata è tutto quello che otterrai. Ho visto donne perdere la testa per rapper, manager, vichinghi, bassisti di gruppi rock, perfino carabinieri; non ho mai sentito una donna dire che il suo sogno erotico è un clown.

Su questo, stranamente, loro sono le prime ad avere le idee chiare. Intervistate a riguardo, dicono di volere un uomo che le faccia ridere. Non è ipocrisia: è che c’è una differenza sottile, ma decisiva, tra “fa ridere” e “mi fa ridere.”

7 – Si dice che la vita non è un film. Ma questo non è del tutto vero.

Esiste sul serio gente con una vita così interessante; solo che quella gente non sei tu. Quindi sì, la vita è un film, ma il protagonista è qualcun altro.

Tu sei la comparsa con l’ombrello che passa sullo sfondo nella scena in cui lui e lei si baciano sotto la pioggia. No, non puoi farci niente: la sceneggiatura è definitiva. Al massimo, se il regista non è un Kubrick, puoi scegliere in che mano tenere l’ombrello.

Anni dopo, per caso, beccherai il film in seconda serata su Rete 4. Lo rivedrai e ti accorgerai che è proprio bello. Anche se la tua parte è così piccola che non hai neanche il nome nei titoli di coda, sarai orgoglioso di aver partecipato.

In quel momento sarai molto felice.

Non mi pare poco.

La PAURA delle paure? Non conoscere affatto l’uomo che si ama

Che cosa ti spaventa? Il solito gruppo di studiosi americani l’ha chiesto a qualche migliaio di persone e ha scoperto che il quadro è molto composito. Perché le paure sono tali e tante che ciascuno può tranquillamente scegliersi la sua. E anzi aggiornarle quotidianamente leggendo i giornali.

Questo, in effetti, è il dato più interessante: le paure sono effettivamente ampie e articolate (e si va dalle paranoie individuali alla fine del mondo), ma la stragrande maggioranza, si è scoperto, varia con il variare dei titoli delle prime pagine dei quotidiani. Ovvero, il giorno in cui si parla di test nucleari in Iran, gli intervistati si dichiarano preoccupati di una possibile terza guerra mondiale, mentre, quando i giornali riportano l’ultimo summit sull’ambiente, tutta l’attenzione è concentrata sulla catastrofe ecologica.

Il che non aggiunge una virgola alla nostra comprensione delle paure del terzo millennio, ma in compenso gratifica, e molto, la mia categoria, perché mai avremmo detto, noi giornalisti, che siamo ancora in grado di influenzare i nostri lettori…

Un altro studio, invece, analizza i timori dei bambini e, ahimè, anche qui le banalità si sprecano: cosa temono i più piccoli? Di perdere i genitori. Ma davvero? Io invece mi ricordo che, da piccola, ero terrorizzata dagli zingari. Qualche genio doveva avermi detto che portavano via i bambini… Fatto sta che un giorno la tata, che si prendeva cura di me quando mia mamma lavorava, trovò per strada una bimba rom, da sola, e la portò a casa. Immagino volesse avvisare i servizi sociali, ma nel frattempo l’aveva accudita, lavandola e dandole da mangiare e costringendo me, all’inizio spaventata, poi un po’ gelosa, infine divertita da questa nuova compagnia, a rendermi conto che non c’era proprio nulla da temere: era una bimba come me, solo molto meno fortunata.

E’ una lezione che non mi sono più dimenticata.

¶ Leggi il resto…

Stai leggendo queste righe per sapere la VERITÀ su di me. Ma non l’avrai mai

Devo scrivere anche questa sera, devo spedire questa rubrica entro domattina. Ma le ore passate non hanno cambiato niente, hanno solo acutizzato il mio timore di cedere, il mio terrore di scrivere il vero, scrivere di me.

Tu solo puoi credermi, tu solo puoi capirmi. Tu sai che cosa succeda o non succeda nella mia vita reale e dunque in questa pagina: se io stia cedendo, cioè, o se stia solo replicando l’ennesima e settimanale esercitazione di parole, l’ennesima fiction: perché mi pagano per farlo, giusto?

Tu solo sai se io abbia davvero pensato, per una volta, di prorompere da questa maledetta pagina per annunciare che il momento è giunto, così da annunciare: eccomi, signore e signori, eccezionalmente e solo per questa sera, ecco a voi uno spettacolo inedito: la verità. La verità: non la sua rappresentazione.

L’uomo: non solo l’autore, il giornalista, lo scribacchino, il pagliaccio che se n’è inventata un’altra.

La verità: forse un dolore che mi squarcia e mi consuma fibra per fibra, ciò che sai, quell’immagine, quel volto. Oppure niente, perché non esiste niente, sto bluffando un’altra volta, sto inventando, sto solo portando alcune incaute lettrici in fondo al solito e verboso nulla. La verità.

¶ Leggi il resto…

Io, Sarkò e gli ALIENI che credono ancora alla felicità

Il presidente francese, con l’aiuto di 25 economisti di fama internazionale, ha fatto all’Europa una proposta davvero rivoluzionaria: stop all’uso del Pil, il prodotto interno lordo, come parametro per misurare il benessere di un Paese. Quello che conta è la qualità della vita. E la felicità.

In redazione i soliti spiritosi sostengono che, con me, quella parola è magica: chiunque la utilizzi nel propormi un pezzo sa che avrà maggiori possibilità che venga approvato… E’ un’esagerazione, una gag che mi diverte e che quindi alimento. Però è vero che la felicità è un concetto che mi piace, mi interessa, mi coinvolge e sono convinta piaccia e coinvolga un sacco di gente.

In realtà io penso che dovrebbe interessare tutti, perché ragionarne e adoperarsi per conquistarla, sia individualmente che collettivamente, è giusto e sano. Immaginate quindi la mia soddisfazione quando ho letto che un politico, così pragmatico e razionale come Sarkozy, e il suo pool di “scienziati” hanno scritto, nero su bianco in un dossier, che i soli criteri economici non sono sufficienti a valutare il benessere di un Paese, perché la mitica “crescita”, quella sancita dai numeri, non garantisce automaticamente una vita migliore per le persone che abitano in quel Paese.

Detto in parole semplici, significa che produrre tanto non necessariamente rende la gente più felice e questo è il vero obiettivo di ogni Stato.

Quindi la loro proposta è che nel bilancio statale, accanto ai dati strettamente economici, al famoso Pil, entrino altri elementi, che vanno considerati “ricchezza”. Stiamo parlando di qualità della vita, cioè di tutte le condizioni materiali del quotidiano, la sanità, l’educazione, il tempo libero (diciamoci la verità, oggi vale come l’oro, un vero lusso…), l’ambiente, la sicurezza. Se la proposta dovesse passare, non ho idea di come l’Italia si collocherebbe tra i “colleghi” europei, ma, pur con tutta la buona volontà, faccio fatica a essere ottimista. ¶ Leggi il resto…

Il marito e l’amante

Il mio lavoro è il mio amore, difetto di fabbrica, lo so, da sempre. Non ci posso fare niente: tutto il resto passa in secondo piano e anche se mi sforzo di ristabilire le priorità il mio amore prende sempre il sopravvento. E’ così, ho imparato ad accettarlo. Certo si fa presto a dire attrice, si fa presto a dire il mio lavoro. Già, perché in realtà ho due amori: il teatro e il cinema.

Il mio primo amore è il teatro, diciamo che è mio marito. E’ lui il primo vero , la storia seria, quella lunga, quella che ho sempre sognato, quella delle prime emozioni, delle decisioni, quella che poi improvvisamente c’è, quella con cui dividi la quotidianità, quella che ti senti a casa, quella per sempre.

Da quando ho fatto il mio primo film qualcosa però è cambiato: diciamo pure che ora ho l’amante. Capita. Così mio marito ha perso le mie amorevoli attenzioni. Non gli stiro più le camicie, ha cominciato ad annoiarmi, ho la testa sempre altrove: nel mio mondo parallelo. Sono fredda, distaccata. Avevo la famiglia perfetta e allora perché ho rovinato tutto per una storia tormentata? Che ci vuoi fare, è l’amore.

Col mio amante è tutto così complicato, un giorno mi fa sentire una regina, il giorno dopo mi rinnega per un’altra, ci sono periodi in cui passiamo ventiquattro ore al giorno insieme e poi più niente, il buio, l’assenza. Mi riempie di promesse, di regali, mi porta alle stelle e poi per mesi non risponde al telefono e mi lascia a letto a piangere e a tormentarmi. Mi illude, mi promette appuntamenti, viaggi, magia e poi rimanda, rimanda, rimanda e mi fa stare davanti al telefono ad aspettare per ore come una quindicenne impazzita. Lo odio, lo amo, lo odio, non so.

¶ Leggi il resto…

La stagione degli addii (musicali)

alta fedeltà

Tempo fa la quarta settimana di giugno, con la puntata-boom del Festivalbar, portava con sé il tormentone musicale della bella stagione, suonato a raffica da radio, juke-box e discoteche: una Lambada, un Asereje, un unico frutto dell’amor ecc., tra melodie addictive e balletti di cui tuttora ricordiamo le mosse, credo tra neuroni profondamente imbarazzati.

Ora guardiamoci intorno. Il Festivalbar non c’è più e, anzi, esprimo viva preoccupazione per la famiglia Salvetti che l’organizzava e che immagino preda della noia nervosa da inazione. E neppure il tormentone c’è più. E’ dal 2003 che latita, nonostante i Tg continuino a propinarci il servizio sul “brano più gettonato dell’estate”: un concetto fossile, che sopravvive solo nelle pieghe catodiche della programmazione estiva.

Il fatto è che non c’è un bel niente da gettonare. In primis perché i gettoni sono fuori corso da decenni. E poi perché i juke-box sono spariti dai bar come i flipper, i coin-op con Pacman e il rack di boeri al rum con la riffa per vincere un finto Rolex.

¶ Leggi il resto…

È NON comunicare, che fa male

coppia_modelli

Sapresti dire come siamo arrivati a questo punto? Il motivo-causa, voglio dire. Quello fattuale.
Perché io sinceramente mi infurio, e mi maledico, se penso a tutte le ore che abbiamo passato a parlare di noi, senza parlare di NOI.
Il mio lavoro, il tuo lavoro, tua madre, mia madre, tua sorella, il mio cane, l’ultimo libro. E io, solo io: “Guardami negli occhi, ti prego.” [Pausa, mentre ci annego dentro, ché sono così grandi.] “Io ti amo.” Io. Ma anche tu, credo. Spero. Credo, spero di saperlo. Se non altro perché mi stringi in questo modo, se non altro perché, quando te lo chiedo, mi dici “Ti amo”. Quando te lo chiedo.

Questa storia è finita senza che mai abbiamo comunicato davvero. Questa storia, tu l’hai troncata così, di colpo, anche lì con un improvviso e letale non comunicare, con un assurdo lasciare a me il tirare tutte le conclusioni: c’è un altro; c’è già da un po’; vuoi fare sul serio, con lui; io devo uscire dall’equazione. Quindi è già da un po’ che mi hai lasciato indietro. Quindi.
Le deduzione, l’arte dolorosa della ricostruzione a posteriori, dettagli che affiorano, a loro tempo così poco evidenti che neppure i RIS o il CSI… Momenti che non sono neppure sembrati così significativi e che invece dovevano valere più delle parole. Più di parole che, comunque, non ci sono state, che non mi hai detto.

Avrei capito, altrimenti, sai? Sai che non sono stupido, sai che non sono insensibile.
Ti sarebbe costato tanto un: “Sono uscita a cena con un altro?”. Un “Credo tu mi stia perdendo?”
Questa mia ellittica cecità o ingenuità, ti è tornata in fondo utile, perché mentre io occupavo uno dei fuochi della nostra storia, tu potevi uscire dall’orbita senza neppure fare tanto rumore. Senza parole. Senza messaggi espliciti.

¶ Leggi il resto…

Quando si è in due si CAMBIA davvero. Finché qualcosa non ci riporta indietro

«Che c’è?». «Niente». «Dai, che c’è?». «Niente. Penso». «A che cosa?». «Niente». «Ecco, lui pensa. Noi scopiamo e poi lui pensa». «…». «Ogni volta ti piazzi lì, esausto, e ti astrai, sei via, pensi». «Sei gelosa anche di questo?». «No, è che una volta non facevi così. Non sai come diventi, sei lontano anni luce». «Ogni tanto sì. Ogni tanto mi viene lo sballo triste, non so perché. Ma spesso penso e basta, è una forma di pace. Non capisco perché devi rompermi i coglioni».

«Perché ci sono anch’io. Una volta non lo facevi. Eravamo in due, poco fa». «Siamo ancora in due. Il problema è che ti senti poco rassicurata a margine di una tua sovraesposizione emotiva e sessuale». «Non parlare così con me, non sei in televisione». «Ti farei leggere una cosa che scrissi anni fa, e che parlava di questo: di come uomini e donne spesso vivano diversamente il dopo. Ipotizzai un’invenzione. L’uomo è lì con lei, fanno roba, poi quando lui è quasi all’orgasmo tira una leva e si apre una botola e lei precipita in strada». «E viene chiamato automaticamente un taxi, me l’hai già raccontata, sei pure arteriosclerotico». «E tu sei una che va coi vecchi».

«Vabbè, senti, oggi è stata memorabile, guarda». «Io ero in pace. Pensavo». «A che cosa?». «Ridaje». «Tu dimmelo». «Vuoi saperlo? Pensavo a un romanzo che lessi anni fa, una storia d’amore come tantissime, solo che lui alla fine faceva un ragionamento, e pensavo a quel ragionamento.

¶ Leggi il resto…

May/December relationships

demimoore-ashtonkutcher

Stamattina, sulla navetta che ci porta dalla stazione di Lambrate alla redazione di Grazia, mi sono trovata a parlare di May/December relationship. È un’espressione che sta a indicare una certa differenza di età all’interno di una coppia. Più giovane lei e più maturo lui o viceversa, vale in entrambi i sensi. Per avere un esempio concreto, pensate alle coppie di Hollywood. Quasi tutte ormai sono May/December: Demi Moore - Ashton Kutcher, Brad Pitt - Angelina Jolie, Catherine Zeta Jones - Michael Douglas eccetera.

Come sostenevo stamattina, per quanto mi riguarda non riesco a uscire con qualcuno più giovane di me. L’ho fatto una volta e in un attimo mi sono trasformata in una seconda mamma che doveva gestirlo, trovargli un lavoro e pungolarlo continuamente. I ventenni sono proprio da cancellare. Gli uomini più maturi sono un’altra cosa, non fosse altro perché sanno cosa vogliono e non hanno difficoltà a comunicartelo. Matrimonio? Sì o no. Figli? Sì o no. Precisi, diretti, chiari. Anche in questo caso, però, c’è un limite che personalmente ho stabilito in dieci anni di più. Oltre i dieci anni il rischio è che lui si senta più un mentore che non un fidanzato o, come ha detto la mia compagna di viaggio, “non voglio muoia prima di me!”.

Voi avete mai avuto relazioni May/December?
E com’è andata?

 Page 1 of 8  1  2  3  4  5 » ...  Last » 

I più commentati

  1. Dietro ai colori... Bianca (820)
  2. Asili, scuole materne e altri locali di aggregazione per noi papà (615)
  3. Padre in stand-by (299)
  4. Aperitivo di Grazia, l'aperitivo più esclusivo dell’anno! (288)
  5. Spiaggia: il problema del cambio costume “on the fly” (281)

I più amati

  1. Aperitivo di Grazia, l'aperitivo più esclusivo dell’anno!
  2. Si chiama WEB FASHION TV, ma è sempre Grazia
  3. Giardino dei tarocchi
  4. Meglio non farsi illusioni su quelli abituati a dire: «Adesso vedo»
  5. Houston, avevamo un problema
  6. Montignoso
  7. Anatomia di un tormentone estivo. A cura di Matrix, live and direct
  8. Attento Obama, l’America non si rimette in piedi con i colletti rosa
  9. Il momento dei saluti
  10. Mi chiami? Ma quanto mi chiami?