Grazia Magazine Blogs http://blog.graziamagazine.it Just another Blog.graziamagazine.it weblog Fri, 03 Sep 2010 16:47:09 +0000 http://wordpress.org/?v=2.9.2 en hourly 1 La mia prima volta al Festival di Venezia: sala stampa, wi-fi, trombe d’aria http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/la-mia-prima-volta-al-festival-di-venezia-sala-stampa-wi-fi-trombe-daria/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/la-mia-prima-volta-al-festival-di-venezia-sala-stampa-wi-fi-trombe-daria/#comments Fri, 03 Sep 2010 16:47:09 +0000 graziablog http://blog.graziamagazine.it/?p=20515

Che giornata! Alle 11 mi sono buttata in Sala Stucchi (tra le location di C’era una volta in America di Sergio Leone) alla mini-conferenza stampa di Somewhere, il nuovo film di Sofia Coppola. Purtroppo non l’ho visto, perché, pur di non perdere l’occasione di farle una domanda, ho dovuto abbandonare la proiezione dopo solo trenta minuti per scapicollarmi all’Excelsior. Anche alle 9 di mattina c’era una visione, ma destinata soltanto ai quotidiani. Ironia della sorte, dunque, dovrò vedere a Milano il film che più attendevo di questa 67esima edizione veneziana. Ne è valsa la pena però, sono addirittura riuscita a rubare una foto con la deliziosa Elle Fanning e fare una domanda sui musical a Sofia.

La sorpresa di questo mercoledì, comunque, è stata metereologica, sebbene cinematografica, a sua modo. Una tromba d’aria (ci credereste?) ha buttato giù metà del Movie Village del Lido soverchiando leoni alati e ombrelloni, nonché rendendo impossibile comunicare con il resto del mondo.

A proposito, piccola curiosità: esiste una connessione wi-fi sicura in Sala Stampa, ma la password va richiesta (il che richiede una lunga coda) e rinnovata ogni tre ore…

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La mia prima volta al Festival di Venezia: accrediti, Freida Pinto e una sosta all’Excelsior http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/la-mia-prima-volta-al-festival-di-venezia-accrediti-freida-pinto-e-una-sosta-allexcelsior/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/la-mia-prima-volta-al-festival-di-venezia-accrediti-freida-pinto-e-una-sosta-allexcelsior/#comments Fri, 03 Sep 2010 16:06:04 +0000 graziablog http://blog.graziamagazine.it/?p=20512

Sono al bar del Movie Village del Lido dove, anche solo per aprire un laptop, devo ordinare qualcosa alla svelta se non voglio che un cameriere in livrea mi faccia sloggiare.

Argomento accrediti: se si va alla Mostra del Cinema come Stampa, si ricade in una delle tre categorie di accrediti: “daily”, marcato dal colore rosso, per i quotidiani (precedenza assoluta); “periodicals”, marcato dal colore blu e “media press”, marcato dal colore giallo (il mio è blu).

Come in ogni Festival che si rispetti, lo sport preferito è sbirciare i tesserini altrui e la sede migliore per farlo è l’Hotel Excelsior del Lido: una festa di colori, volti e celebrità in cui fermarsi almeno per un caffè.

Oggi, giornata di Miral, il film di Julian Schnabel con Freida Pinto, ho visto proprio l’attrice sfilare nella hall (un bellissimo palazzo in stile moresco, dal tono squisitamente retrò): in bianco, slanciata, a proprio agio tra i paparazzi. Poi ho pranzato accanto a un distinto Carlo Verdone e rimirato, giornale sotto braccio, il membro della Giuria ufficiale Gabriele Salvatores (direi che, come VIP spotting fuori dalla cornice dorata del red carpet, per oggi ci siamo).

Trivia: un simpatico cameriere del ristorante dell’Excelsior mi ha scambiato per una celebrità e, sottovoce, mi ha chiesto se potevo procurargli due biglietti per “La Passione” di Carlo Mazzacurati. Anche questa è Venezia…

Marina Pierri

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Festival del cinema di Venezia: dietro le quinte, quando arriva la tempesta http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/festival-del-cinema-di-venezia-dietro-le-quinte-quando-arriva-la-tempesta/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/festival-del-cinema-di-venezia-dietro-le-quinte-quando-arriva-la-tempesta/#comments Fri, 03 Sep 2010 15:18:42 +0000 daniela_elle http://blog.graziamagazine.it/?p=20493

ph. Daniela Losini

Bisogna dire che le levatacce sono all’ordine del giorno e che basta uno solo giorno qui per perdere – quasi – completamente il senso del tempo.

Vieni catapultata in un segmento temporale dove tutto succede o troppo in fretta o troppo lentamente. Passa il bell’attore ed è già scomparso, ti metti in fila e sembrano giorni.

Si diceva dei film: ieri quattro. Non chiedetemi come ho fatto, so solo che il primo è iniziato alle 8:30  e l’ultimo, alle 21:30. Black Swan di Darren Arofonosky è la splendida  parabola distruttiva di una ballerina di danza classica . La protagonista è Natalie Portman e, letteralmente, perde le piume candide per diventare un conturbante e oscuro Cigno Nero.

Ho visto Machete, preannunciato con grande attesa: divertimento e circo di lusso assicurati. Ma se avete problemi con le esagerazioni e le esasperazioni, sappiate che non fa per voi.

Antonio Capuano (un italiano tra le Giornate degli Autori) ha girato L’amore Buio, raccontando con grande poesia (e qualche difetto perdonabile) la vicenda di uno strano scambio epistolare tra un ragazzo e la propria vittima di violenza. Il regista si è preso un applauso caloroso e lunghissimo alla fine della proiezione. Applaudivo anche io.

Poi l’atteso Norwegian Wood, tratto dal romanzo di Murakami. Ricordate In the Mood for Love? Bene vorrebbe essere qualcosa di simile e raccontare le ossessioni e le pronfonde malinconie dei ventenni giapponesi. Invece rimane al palo, freddo e lontano da ogni empatia possibile.

Anche questa mattina levataccia e il cappa e spada Reign Of Assassins di John Woo (al quale verrà consegnato il Leone d’Oro alla carriera). Film che dona alle donne (Michelle Yeoh bellissima e magnetica ) i ruoli più belli e convincenti.

Nella stessa sala a seguire Somewhere di Sofia Coppola. Mentre mi sto godendo il film sento boati terribili. Che sia Godzilla in Laguna mentre rivendica un premio qualunque? E poi tuoni, tremori.

Fuori si è letteralmente scatenato l’inferno.

Uscendo dalla proiezione, secchiate d’acqua attentano al mio aplomb e alle mie ballerine. Ho nella mente il piacere di aver visto un film denso, intelligente e capace di criticare con crudele dolcezza il mondo dorato delle star e arrivo in sala stampa quasi illesa (e le foto? promesso, arrivano anche quelle) diversamente da alcune stoiche issate su tacchi improbabili, alle quali vedo battere i denti per il freddo.

Io invece, mi rendo conto di non aver mai smesso di ondeggiare: è come se fossi sempre sul vaporetto.  Mi passerà?

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Quando è troppo è troppo – il dramma di una donna. Perché anche le donne piangono http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/quando-e-troppo-e-troppo-%e2%80%93-il-dramma-di-una-donna-perche-anche-le-donne-piangono/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/03/quando-e-troppo-e-troppo-%e2%80%93-il-dramma-di-una-donna-perche-anche-le-donne-piangono/#comments Fri, 03 Sep 2010 12:37:24 +0000 maia. http://blog.graziamagazine.it/?p=20324 Quando è troppo è troppo – il dramma di una donna.  Perché anche le donne piangono.

Qualcuno mi deve spiegare perché i produttori di biancheria intima son convinti che oggi la donna standard sia secca come un chiodo (e fin qui…) e che quella ben formosa arrivi al massimo a una quarta abbondante di reggiseno.

Va bene che già mentre sbirci dalla vetrina di uno dei tanti negozi di corsetteria [1] e vedi che le commesse son tutte ragazze più somiglianti a scope [2] che a esseri umani, va bene che quando le vedi, dicevo, dovresti farti venire almeno qualche sospetto. E non entrare.

Ma quando, attratta da tutta quella graziosissima biancheria multicolore, proprio non riesci a resistere e varchi la fatidica soglia e vieni assalita da scope fameliche [3] che ti circondano di ogni sorta di reggiseni, in microfibra, in pizzo, lisci, ricamati, a balconcino-maculato-blé-e-marrone (sic!), te sei lì che ti perdi e pensi sì, voglio questo e questo e questo e questo e non ci pensi più alle scope.

- Allora, non sono DE-LI-ZIOOO-SI? Li vuol provare? Che misura?

Quarta coppa D, grazie.

- COOOPPA D ? Ma non esiste! Ecco, glieli porto quinta coppa C.

Mi scusi, ma so già che non mi stanno…

- Ma non è possibile che non le stiano! Li producono fino alla quinta coppa C, QUINDI vuol dire che la quinta coppa C le sta!

Ecco, non so bene perché, ma a me questo sillogismo mi fa sempre infuriare.

La scopa se ne accorge e assume quell’espressione di è-inutile-che-ti-ribelli-il-tuo-scalpooo-sarà-mioooo e si vede che farà di tutto per convincerti che quel minuscolo pezzettino di stoffa che ti copre a malapena il capezzolo sia il reggiseno dei tuoi sogni.

Allora te lo indossi e le fai notare, con infinita pazienza, che quel reggiseno no, proprio non ti sta. Ma lei mica si arrende! E tira fuori una serie di robe che persino mia nonna, pace all’anima sua, si sarebbe rifiutata di indossare.

E c’è pure lo slip coordinato! Un bellissimo mutandone, lievemente contenitivo, stile Fantozzi al mare…

Ora io mi chiedo, perché? Perché? Che male vi abbiamo fatto noi donne un poco più tonde?

Cos’è, una specie di subdola vendetta? L’anatema di qualche disegnatrice di biancheria che madre natura ha fatto piallata?

Voi c’avrete le tette vere, ma reggiseni come dio comanda, no, non li avrete mai!

[1]. era dal 1910 che non sentivo usare questa parola. Però mi piace [↩]

[2]. bellissime, per carità, alte, slanciate, come scope nulla da dire [↩]

[3]. fameliche di soldi, ovviamente, non certo di cibo [↩]

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Terrazza con vista: Quentin e Jessica pazzi per pane e salame http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/terrazza-con-vista-quentin-e-jessica-pazzi-per-pane-e-salame/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/terrazza-con-vista-quentin-e-jessica-pazzi-per-pane-e-salame/#comments Thu, 02 Sep 2010 15:55:06 +0000 Simona Siri http://blog.graziamagazine.it/?p=20482

Simona Siri al Lancia Caffé

Se non puoi partecipare al circo del Festival – ovvero saltellare da una conferenza stampa a una proiezione, da un cocktail a una presentazione – causa piede rotto, allora lascia che il circo del Festival venga da te. Detto altrimenti: scegli una posizone privilegiata, sistemati lì con il computer, apri bene gli occhi, affina l’udito e ne vedrai delle belle. Il Lancia Caffè è strategicamente posizionato nel bel mezzo della terrazza dell’Hotel Excelsior. E’ da qui che tutti – volenti o nolenti – passano. Ed è da questa postazione che si può capire il Festival, addirittura meglio che scapicollandosi su e giù per il Lido.

Oggi, ad esempio, sono transitati Julian Schnabel e Rula Jebral. Qui hanno incontrato la stampa italiana in ritardo sui tempi perché Schnabel voleva fare il bagno in mare ed è arrivato con mezz’ora di ritardo, scalzo e con le scarpe in mano (mentre Rula, elegantissima in Alaia bianco e Louboutin color nudo, aspettava).


Ieri sera, invece, è stata la volta del party Hard Black, pieno zeppo di italiani – da Vittorio Sgarbi a Simona ventura, da Pasotti a Violante Placido con fratello al seguito. Peccato essermene andata via alle due. Alle quattro sono arrivati Quentin Tarantino e Jessica Alba. Reduci dalla proiezione di Machete hanno chiesto di mangiare pane e salame. Rimane un mistero chi e come glieli abbia procurati.

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La mia prima volta al Festival di Venezia: hotel, vaporetti e Machete http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/la-mia-prima-volta-al-festival-di-venezia-hotel-vaporetti-e-machete/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/la-mia-prima-volta-al-festival-di-venezia-hotel-vaporetti-e-machete/#comments Thu, 02 Sep 2010 14:52:36 +0000 graziablog http://blog.graziamagazine.it/?p=20476

Prima di partire per il mio primo Festival del cinema di Venezia, amici saggi mi hanno detto: “so che la prospettiva di dormire a Venezia è attraente, ma scegli il Lido! Altrimenti sarà un casino”. Indovinate cosa ha fatto la sottoscritta? Ha fatto di testa sua. E, come c’era da aspettarsi, si è trovata male. Scegliere un albergo al Lido di Venezia durante la Mostra, infatti, è una mossa davvero furba: i vaporetti per Venezia sono frequenti ma non propriamente economici (6,50€), e tutto il Festival si svolge effettivamente attorno al Palazzo del Casinò. Il che rende l’andare e tornare, in caso di necessità di una pennichella pomeridiana o di un cambio di look per la sera, una gran bella scocciatura.

A causa di questo errore  e complice un tacco rotto, ieri sera non sono riuscita a vedere il molto atteso Machete di Robert Rodriguez, di cui avevo comunque visto la conferenza stampa al mattino. Vedere Danny Trejo dal vivo è stato emozionante: la sua faccia, una scultura di legno che buca lo schermo, è davvero solcata dalle rughe simmetriche e perpendicolari che lo fanno assomigliare a un cartoon (piuttosto anonima, invece, Jessica Alba, molto sottile e sottotono). Spero di riuscire a vedere il film tra un’oretta, alla proiezione delle 13. Gira voce che anche gli accreditati abbiano bisogno di biglietto…

Marina Pierri

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Ma papà ti manda sola? – ovvero piccolo prontuario di conversazione per giovani donne che viaggiano sole http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/ma-papa-ti-manda-sola-ovvero-piccolo-prontuario-di-conversazione-per-giovani-donne-che-viaggiano-sole/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/ma-papa-ti-manda-sola-ovvero-piccolo-prontuario-di-conversazione-per-giovani-donne-che-viaggiano-sole/#comments Thu, 02 Sep 2010 12:35:05 +0000 maia. http://blog.graziamagazine.it/?p=20311 Ogni giovane donna che usa viaggiare da sola sa bene che prima o poi le capiterà una conversazione del genere:

- No, dai, sul serio, con chi vai?

Da sola, te l’ho detto.

- Eddai, su… a me puoi dirlo… Occhei, magari vai davvero da sola, ma poi lì chi c’è ad aspettarti?

O questa:

- No, dai, sul serio, perché?

Perché mi piace.

- Eddai, su, smettila di far la misteriosa. Perché?

E sa bene che quando capita non ci sarà risposta sincera che tenga. L’interlocutore (o l’interlocutrice), risultandogli(le) assolutamente incomprensibile che il viaggio in solitario possa essere semplicemente bello, non vuole la verità. Lui (o lei) vuole spiegazioni complicate, motivi fuori dall’ordinario. Ed è per venir fuori dall’impasse che ho preparato questo piccolo prontuario.

Quattro risposte diverse che prese singolarmente o anche, perché no, combinate abilmente fra loro, vi garantiranno la liberazione da domande pressanti e da conversazioni-interrogatori senza fine. Per sempre.

Ma vediamole.

Quando vi verrà posta la fatidica domanda, rispondete pure tranquillamente:

E va bene. In realtà viaggio da sola perché:

1) sono misantropa.
Sotto questa copertura di essere sociale e amichevole si nasconde un essere asociale che odia l’intero genere umano. Ma mica tanto per dire. Quando passo più di cinque minuti con una persona, sento crescere un prurito sempre più violento.
Un prurito alle dita. Alle mani. Al coltellino svizzero che tengo in tasca.
E sento il bisogno di togliermelo. Il prurito.
Sgranchendomi le dita.
Le mani.
Il coltellino svizzero che tengo in tasca.
Ma il numero dei miei conoscenti spariti nel nulla dopo una piacevole serata trascorsa insieme comincia a ingrossarsi troppo, per questo preferisco non frequentare più nessuno.
A proposito, tu che fai stasera?
Impegni?

2) sono sessuomane.
Ecco, vedi, sotto questa copertura di essere angelico e amichevole si nasconde un’assatanata di sesso. Ma mica del solito sesso banale… Io ho bisogno di più.
Adoro andare a letto con degli sconosciuti, quindi ogni tanto devo prendermi una settimana di vacanza e partire per un posto lontano, meglio se all’estero.
Già durante il viaggio inizio ad allenarmi con l’autista, il controllore, il pilota, lo steward, il vicino di sedile…
Poi, arrivata sul posto, mi dedico ai camerieri, al direttore d’albergo, ai vicini d’ombrellone…
Insomma, mi faccio tante nuove amicizie.
A proposito, ho sentito che stai con un/una nuovo/a ragazzo/a. Ancora non l’ho conosciuto/a.
Quando me lo/a presenti?

3) sono un licantropo.
Sembra incredibile, lo so, ma sotto questa copertura di essere innocuo e amichevole si nasconde un mostro.
Ma mica un mostro in senso metaforico.
Ogni singola notte (se la conversazione si svolge di giorno)/ogni singolo giorno (se si svolge di notte) che dio manda in terra, appena la luna (il sole) splende alta/o nel cielo, la mia pelle comincia a ispessirsi, grossi peli brizzolati e spatolosi cominciano a ricoprire il mio corpo, mentre la schiena comincia a incurvarsi, le gambe si accorciano e le orecchie cominciano a allungarsi.
In breve mi trasformo in qualcosa di spaventoso.
E il peggio è che questa malattia è altamente contagiosa.
Basta anche un lieve sfioramento, un’alitata, una gocciolina di sudore per trasmetterla!
A proposito, guarda che la bottiglia da cui stai bevendo è la mia.
Ma fai pure, mica mi scandalizzo se bevi a boccia, lo faccio sempre anche io!

4) sono La Signora in Giallo.
Elementare Amos, sotto questa copertura di donnina simpatica e amichevole si nasconde Jessica Fletcher [1].

Care giovani amiche, usate fiduciose questo manualetto.
Ciascuna di queste risposte l’ho testata personalmente.
E funziona!

[1]. in questo caso non sono nemmeno necessarie ulteriori spiegazioni

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Festival di Venezia 2010: dietro le quinte dove succedono le cose http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/festival-di-venezia-2010-dietro-le-quinte-dove-succedono-le-cose/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/festival-di-venezia-2010-dietro-le-quinte-dove-succedono-le-cose/#comments Thu, 02 Sep 2010 10:01:42 +0000 daniela_elle http://blog.graziamagazine.it/?p=20466

ph. Daniela Losini

Che poi uno dice: sono mille anni che fai la rassegna, la Panoramica Veneziana a Milano, che ti vedi un sacco di film, che ti chiudi dentro una sala cinematografica per una settimana e finisce che diventi parte dell’arredamento.

E che, se non ti segni subito i film che hai visto e le impressioni, tutto diventa un film unico. Un magma indistinguibile nel quale cerchi di fare ordine, sistemando le emozioni e le perplessità.

Poi capita che ci vai davvero, dove succedono le cose e  capita che, mentre cammini per cercare di capire dove devi entrare per il film che vorresti vedere, incocci nelle uscite di sicurezza della Sala Grande, mentre nuvole di chiffon si librano, vecchie ballerine e glorie decadenti imparruccate vociano e tutte insieme queste figure danno lo strano effetto di esistenza reale.

Ma come, avete anche la carne attaccata, delle facce (anche se ricostruite e botulinizzate) e addirittura alcune di voi, hanno freschezza e bellezza?

Dà una certa meschina e adorabile soddisfazione aver consapevolezza dell’essere ancora provinciali a sufficienza per godere di un mondo che potrai sfiorare soltanto e dunque di  poter dire dei lustrini scuciti e delle pedicure raffazzonate.

Se la scorgi, c’è la giusta distanza poter riportare con acida – ma inflessibile - tenerezza della presenzialista che sembra “il puffo del male”, di quegli imbucati fantasiosi che a una proiezione con posti esauriti, esordivano con candore ai buttafuori “No, ma ce lo ha detto il Regista che potevamo entrare”.

Ehi belli, noi abbiamo una bolla papale, mettetevi in fila!

O ancora del Conte di Sassonia: un omone con sigaro, bastone e paggetto che entra scavalcando tutti e dopo essere scomparso e poi ricomparso con gli agognati biglietti.

Qualcuno giura, di aver sentito puzza di zolfo.

Poi, pensarci ben bene ancora, sei te che ti racconti che vai nel luogo dove succedono le cose, perché le cose – invece –  succedono sempre altrove. Tu hai sempre una transenna da superare, un accredito da dimostrare, una richiesta da fare, un invito da cercare.

E mentre pensi a queste cose guardi in terra e ti rendi conto che lo stai calpestando il tappeto rosso e nemmeno te ne eri accorta.

(I film? Sì li sto vedendo, poi vi racconto anche di quelli)

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Bello e impossibile? Non per Gianna Nannini, mamma senza limiti (d’età) http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/bello-e-impossibile-non-per-gianna-nannini-mamma-senza-limiti-d%e2%80%99eta/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/bello-e-impossibile-non-per-gianna-nannini-mamma-senza-limiti-d%e2%80%99eta/#comments Thu, 02 Sep 2010 08:39:18 +0000 Anselma Dell'Olio http://blog.graziamagazine.it/?p=20444 Gianna Nannini, la rockstar italiana graffiante e trasgressiva, continua a stupire e a provocare. Il settimanale Chi l’ha “paparazzata” a Londra (dove sta registrando un nuovo album) mentre prova una salopette prémaman in una boutique dal nome eloquente: “Pretty Pregnant”, ossia “bella incinta”.

Il particolare sapido è che la ragazzaccia senese ha 54 anni, anche se c’è chi giura che per l’anagrafe siano due in più. Se si pensa che una partoriente di 28-29 anni è rubricata nella cartella clinica come “primipara attempata” e che, a 40 anni, il 97 per cento degli ovociti di una donna è già esaurito, si capisce perché la notizia faccia tanto rumore. Sotto un ombrellone in vacanza, poi, si ha voglia di articoli gustosi.

Voci rubate da una terrazza sul mare esprimono opinioni molto diverse. Un’elegante signora in caftano di batista rosa e fusciacca color lavanda si dice piena di ammirazione per una donna che ha capito che «in questa vita non siamo solo di passaggio per noi stesse».

È convinta che partorire “nel dolore” dopo essersi sottoposta a un (ma spesso di più) pericoloso, sconvolgente, bombardamento ormonale per poter avere un figlio oltre il limite d’età consentito dalla natura, sia segno di serietà e di spessore umano.

Una sua amica, dalla chioma fulva perfettamente in ordine e la pelle di luna, si domanda chi sia il padre del nascituro della Nannini: c’è un uomo nella sua vita o si è rivolta a un collega, come la cantautrice lesbica americana Melissa Etheridge che, nel 2006, si è fatta inseminare artificialmente con il seme donato dal rockettaro e «ottimo amico» David Crosby? (Lo sanno pure i gatti che la Nannini respinge da sempre etichette riduttive: lesbica, bisessuale, eterosessuale.

Lei si sente sempre «al 100 %» di ogni scelta che fa, regolare o anomala). Una terza commensale con chignon, pareo color cioccolato e un passato da femminista dichiara che «il Signore non sbaglia: se ha decretato che la nostra fertilità ha una scadenza, è un errore opporsi alla sua volontà con metodi sospetti, i cui effetti a lungo termine sulle donne non sono stati approfonditi a sufficienza».

Un prestante signore con i capelli a spazzola bianchi opina: è escluso che una donna di 54 anni possa restare incinta con i propri ovuli (a meno di averli fatti congelare), ma se ha scelto l’ovodonazione, la cosiddetta “eterologa”, questa pratica è proibita dalle leggi italiane.

Per adesso tutto tace e dall’entourage dell’autrice di Bello e impossibile non arrivano conferme che sia davvero al quinto mese di attesa, solo che è sicuramente incinta. Alessandro Nannini non sapeva della gravidanza della sorella, ma è disponibile a fare da genitore surrogato alla star anticonformista, spesso in trasferta per tournée.

La cantautrice è in ottima salute, il corpo è curato e tonico, la vita ormai si è allungata parecchio: l’energia vitale non dovrebbe mancarle negli anni che intercorrono tra la nascita e l’età maggiore del suo bambino. È normale sentire un frisson di goduria quando una donna si prende il diritto, grazie alla scienza, di fare figli in tarda età come i maschi.

Resta, però, un grosso tarlo per ogni femmina pensante: che effetto avranno tutti quegli ormoni sulla sua salute fra 10-15 anni? E perché i finanziamenti per le ricerche sulla neonatologia sopravanzano infinitamente quelli per studiare gli effetti della gravidanza assistita sull’organismo femminile? E se una parità surrogata ci portasse diritte all’inferno?

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Noi faremo pure gli imbecilli in auto, ma perché voi non ci dite di piantarla? http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/noi-faremo-pure-gli-imbecilli-in-auto-ma-perche-voi-non-ci-dite-di-piantarla/ http://blog.graziamagazine.it/blog/2010/09/02/noi-faremo-pure-gli-imbecilli-in-auto-ma-perche-voi-non-ci-dite-di-piantarla/#comments Thu, 02 Sep 2010 07:43:00 +0000 Raul Montanari http://blog.graziamagazine.it/?p=20441 Una delle forme più idiote di espressione della maschilità è l’amore per tutto ciò che è rumoroso, rombante, veloce, pericoloso e possibilmente fallomorfico. Sia chiaro: non ce l’ho con le moto o con le automobili in sé. Sotto molti aspetti sono oggetti bellissimi, creazioni prodigiose dell’ingegno umano. Ma usarle in maniera impropria, come sfogatoi della propria arroganza e frustrazione, offre uno spettacolo penoso, oltre a essere un comportamento criminale.

Una mia maligna amica, ogni volta che vede sfrecciare un omuncolo al volante di un’auto enorme e guidata male, cioè in modo da attirare l’attenzione creando situazioni di rischio per chiunque abbia la sfortuna di passare per la strada in quel momento, alza il mignolo e commenta: «Sindrome da pisello corto».

Ci cascano maschi di tutte le età e di tutti i tipi, comunque, in questo esibizionismo da coatti, e temo che la compensazione per difetto di virilità non sia una regola valida per tutti.

Una cosa che, però, non viene mai detta è che spesso, al fianco del maschietto che va al doppio della velocità consentita e azzarda sorpassi da Formula Uno, c’è una femmina cretina. Ossia c’è una ragazza o donna che sghignazza, che più o meno esplicitamente lo incoraggia a guidare così, o perlomeno non lo scoraggia, non gli dice di piantarla come sarebbe logico fare, oltre che doveroso.

Non ho bisogno di citare statistiche e indagini sociologiche. Le ho viste  e sentite, non solo camminando sui marciapiedi o trovandomi anch’io  in auto, ma soprattutto dal mio osservatorio privilegiato a due ruote senza motore, cioè la bicicletta.

Ho visto gli sguardi stupidi e sprezzanti, ho sentito le parole. Mi è capitato spesso di raggiungere, ferma a  un semaforo, un’auto che 50 o 100 metri più indietro aveva appena fatto una di queste manovre da suicidio allargato, ai miei danni o a quelli  di altre vetture, e ho visto le facce, ho sentito i discorsi. La complicità femminile con il maschio imbecille.

Il vaffanculo stridulo lanciato alla vittima che protestava. Il compiacimento infantile di essere sul macchinone più grosso, più capace di far male, ben protetta, eccitata dalla corsa, dalle vibrazioni del motore.

Chiedo scusa a tutte le lettrici che possono dire: «Io non sono così!», e le ringrazio di non essere così. Ma in questa rubrica parlo di attitudini specificamente femminili, nel bene e nel male, e questa ci sta tutta.

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