Stanno per cominciare le sfilate. E voi, care lettrici, parteciperete compatte! No, non abbiamo inviti liberi per tutte, però il nostro sito vi racconterà in diretta tendenze, ospiti, gossip…
Questa volta abbiamo proprio fatto le cose in grande, organizzando una sorta di task force: le giornaliste di Grazia e di Flair (ve l’ho detto, vero, che io dirigo entrambi i giornali?) presidieranno i punti caldi della città, le passerelle, ovviamente, ma anche le presentazioni o i party (pare ce ne saranno nonostante la crisi) per raccontarvi in diretta, su www.graziamagazine.it, tutto, ma proprio tutto, quello che succede a Milano in questi giorni. Quindi per voi sarà come esserci: nella nostra “Grazia web fashion tv” potrete vedere, in tempo reale, le sfilate dei protagonisti del made in Italy (ed è sempre un bel vedere), ma soprattutto sapere tutto quello che succede dietro e intorno a quei 20 minuti di show. E il mandato che hanno le nostre inviate è di essere molto esplicite e anche un po’ pungenti nelle loro web cronache…
Il fashion director di Flair, Marina Fausti, e io poi vi intratterremo in quello che abbiamo battezzato “Grazia cafè”: dei “siparietti”, ripresi al volo tra un invito e l’altro, in cui commenteremo quello che abbiamo appena visto per farvi partecipare, con noi, al grande gioco della moda. Parleremo delle tendenze più forti, vi racconteremo gli ospiti più interessanti (lo ammetto, aspetto al varco la Canalis, se dovesse mai venire la passerò ai raggi X… che brutta cosa l’invidia, eh?) e vi sveleremo i “si dice” e i “si usa” degli addetti ai lavori. Quando ci riusciremo, e non sarà facile perché tutto è così frenetico in quella settimana, coinvolgeremo nel nostro caffè anche qualche ospite che ci aiuti a capire meglio questo mondo così complesso, in cui la vanità si coniuga al business, e il gioco alla tragedia. Queste sfilate, infatti, si aprono sotto il segno del lutto, per il suicidio di Alexander McQueen, un grande artista che per anni ci ha fatto sognare, ma forse faceva fatica a reggere il peso della realtà. E sotto il segno della polemica, scatenata dalla richiesta da parte di Anna Wintour, il potente direttore di Vogue Usa, di condensare, in soli tre giorni, le sfilate più “importanti”, perché lei non si sarebbe fermata di più… Krizia, Armani e qualche altro stilista hanno giustamente reagito, ma il commento migliore mi è sembrato quello di Diego Della Valle che ha detto che lo scandalo non sta tanto nella richiesta (arrogante, invadente, certamente non fair, della signora, e questo lo dico io), ma nella risposta, ossia nella debolezza di chi (invece di rimbalzarla… l’aggiunta è sempre mia) l’ha assecondata. Peraltro non si capisce in nome di che. Perché se è vero che la stampa, i giornalisti e soprattutto un direttore come la Wintour possono decretare il successo o l’insuccesso di una sfilata, la partita vera, comunque, si gioca dopo, in negozio, quando scatta (o non scatta) la fascinazione, quel quid imponderabile che ti fa scegliere e decidere che sì, con quel vestito, quella giacca, quelle scarpe, tu sarai bella. O sexy. O elegante. Comunque tu sarai tu. E lì non c’è Anna Wintour che tenga.
Che dite, continuiamo le chiacchiere su www.graziamagazine.it?