
ph. Claudio Porcarelli
Per tutti Giampaolo Morelli è il poliziotto più “verace” della tv. Lui, però, ha la testa altrove: su un’altra sitcom, ma, soprattutto, sul suo primo libro (sarà casuale il titolo Un bravo ragazzo?). Perché anche i sex symbol formato famiglia non vivono di sole fiction…
L’intervista è a cura di Alessia Ercolini e la puoi leggere su www.graziamagazine.it .
Ci può raccontare la trama del suo libro “Un bravo ragazzo” in uscita per Fazi Editore?
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Scritto da graziablog
il 30/07/2010

Bisogna andarci all’alba, arrivarci dall’ingresso principale attraversando i giardini.
Arrivando davvero presto eviti in un colpo solo la folla di questuanti, venditori e guide vere o autonominate che siano. Riesci, almeno per un’ora, a vedere questo luogo in moderata solitudine e “quasi” in silenzio.
Ma il Taj Mahal va visto.
Puoi essere irritato dalla sua troppa fama, dalla sua onnipresenza iconografica, dalle cartoline alla carta igienica (venduta davvero come souvenir in molti posti); ma anche Rushdie*, che si era sempre rifiutato di visitarlo, quando lo vide disse che:“il Taj Mahal deve essere visto; per ricordarci che il mondo è reale, che il suono è più vero dell’eco, che l’originale è più potente dell’immagine riflessa allo specchio. La bellezza è ancora capace in quest’epoca saturata di immagini di trascendere le imitazioni”.
Il Taj è un luogo che parla di morte e di aldilà ma anche di una struggente storia d’amore: una tomba gigantesca fatta costruire da un vedovo inconsolabile per ricordare in eterno la moglie morta di parto (a 38 anni dopo la sua quattordicesima gravidanza).
Una miscellanea di influenze artistiche tra Europa, Persia e Medio Oriente e rappresentazione di uno dei periodi di massima espansione della storia indiana e rappresentativo dell’ armonia tra induisti e musulmani.
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Scritto da la_rejna
il 30/07/2010

ph. SGP
Le alternative europee alla it girl americana: Lucilla Bonaccorsi figlia della stilista Luisa Beccaria, Carolina Gawronsky figlia del giornalista Jas e Nina Flohr figlia del milionario Thomas Flohr.
Un tuffo nel jet set europeo tra sfilate di moda, party e serate di beneficienza.
Le interviste sono a cura di Marina Speich e le puoi leggere su www.graziamagazine.it.
Lucilla Bonaccorsi – Raccontaci di te e di cosa ti occupi:
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Carolina Gawronsky – Hai molti interessi ma cosa vedi nel tuo futuro?
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Nina Flohr – Com’è il tuo rapporto con la moda?
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Scritto da graziablog
il 29/07/2010

Ultimamente per lavoro mi capita di viaggiare spesso in treno. Sarei teoricamente una pendolare fortunata di quelle che possono disporre della linea a velocità altissima, ma purtroppo non immune a ritardi, disservizi e problematiche sempre nuove e di varia e molteplice natura.
Spesso, dopo essermi sfogata inviando i miei inutili twit indignati non posso fare a meno di ripensare ai treni (ma anche a tutti gli altri mezzi di trasporto) utilizzati in India (che poi secondo me se ci impegnamo, su certe linee regionali e considerando la “disponibilità” del personale ce la possiamo fare a raggiungere certi vertici).
Il primo treno su cui sono salita, una volta arrivata nel subcontinente, è stato il gettonatissimo Taj Express che ogni santo giorno, all’alba, parte dalla stazione di Nizamuddin di Delhi alle 7.15 facendo un’infornata unica di turisti assonnati e catapultandoli nel magico mondo delle Indian Railways.
Per amor del vero occorrerebbe dire che le ferrovie indiane, nate per trasportare i raccolti di cotone verso i porti di Mumbai, Calcutta e Madras, e sviluppate successivamente per spostare più agevolmente le truppe britanniche in caso di rivolta indipendentista, sono tuttora la più grande rete su rotaia mondiale con sessantacinquemila chilometri di binari e circa sei miliardi di passeggeri l’anno. Parrebbero essere anche il più grande datore di lavoro al mondo considerato circa il milione e mezzo di dipendenti diretti che fanno capo a loro.
Inoltre, celeste corrispondenza di amorosi sensi, anche le ferrovie indiane stanno attraversando una epocale fase di transizione alla privatizzazione (che curiosamente sta scatenando, a differenza nostra, una guerra di ribassi delle tariffe). Inutile contarsela: l’epopea del viaggio in treno è uno di quei clichè che hanno sedotto generazioni di viaggiatori occidentali: caos di facchini, odore di spezie, facce e colori esotici.
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Scritto da la_rejna
il 29/07/2010
Non può passare senza un nostro commento la storiaccia degli insulti sanguinosi di Mel Gibson all’ex compagna Oksana Grigorieva, musicista pluridivorziata.
Le prove contro l’attore americano sono schiaccianti, ma cerchiamo di capire, più che di giudicare. Nel primo dei due nastri (registrati da Oksana di nascosto) dice: «Ti vesti come una puttana, con quei seni finti che non vedi l’ora di mostrare con abiti aderenti che fanno vedere la f… Sembri una troia in calore. Se dovessi essere stuprata da un branco di negracci, sarebbe solo colpa tua».
Nella seconda Gibson dà alla russa, con la quale ha una bimba di otto mesi (all’origine della richiesta di divorzio della prima moglie, madre dei loro sette figli), della interessata, della rifatta, della bugiarda e – come tutti i maschi abbandonati della Terra – dell’ingrata. Lei dice di essere fuggita perché lui l’ha picchiata mentre aveva la bambina in braccio. Lui non lo nega, però la accusa di averne approfittato per andarsene dopo averlo “spremuto” e minaccia di rovinarle la vita.
Il tribunale lo ha diffidato dall’avvicinare Oksana e un’indagine per violenze domestiche è in corso. La versatile star – attore, regista, produttore, miliardario e Premio Oscar – non è nuovo a episodi di violenza verbale con epiteti razzisti. Ha chiesto scusa alla comunità ebraica per l’invettiva antisemita del 2006.
Aveva investito il poliziotto (ebreo) che lo aveva arrestato per guida in stato d’ebbrezza e aveva detto: «I fottuti ebrei sono responsabili per tutte le guerre del mondo». Gibson ha già confessato d’essere alcolista e affetto da sindrome bipolare. L’uomo nelle registrazioni della Grigorieva è talmente fuori di sé che s’inceppa, ansima, boccheggia: una fusione nucleare.
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