Leggere è un PIACERE. Anzi, un dovere. Anzi, una multa

In Germania, un tribunale ha deciso di condannare i ragazzi al loro primo crimine, non grave, invece che al solito, classico lavoro socialmente utile… alla lettura di un libro

Detto così non fa un bell’effetto, per due motivi. Il primo è che i libri per tutti noi (esagero?) sono un tale piacere, che facciamo proprio fatica a immaginarli come una punizione. Ma probabilmente i giudici di Fulda, nell’Assia, che hanno ideato questa sperimentazione, conoscono gli adolescenti meglio di quanto non li conosciamo noi e non si fanno illusioni sulla loro propensione alla lettura.

L’altro dubbio, però, nasce dal fatto che tutti gli esperti di pedagogia sostengono che imporre con la forza, quale che sia l’imposizione, non dà mai buoni risultati, figuratevi se si parla di un’attività intellettuale come la lettura. Eppure tutti i partecipanti all’operazione “un libro ti salverà” si dichiarano molto soddisfatti dei risultati. Il tribunale ha stilato un elenco di romanzi moderni (effettivamente chiedere a un bad boy di leggere Dostoevskij sarebbe stato troppo) che trattano tematiche giovanili: a ciascun ragazzo viene assegnato quello che meglio si adatta al suo reato e alla sua storia.

Per esempio, quello beccato a guidare in stato di ubriachezza dovrà leggere Cercando Alaska di John Green, che racconta di una ragazza morta in un incidente. Un altro ha avuto comportamenti violenti? La punizione giusta è La fabbrica del male di Jan Guillou, dove il protagonista è vittima di un padre sadico che lo picchia.

Crudele? Sì, un po’, ammettono i giudici, ma stiamo parlando di punizioni e riabilitazioni, niente a che spartire con il piacere. I ragazzi, leggendo, sono costretti a rivivere un po’ la propria storia, a rifletterci, a cercare di capire per poter ricominciare a vivere, meglio si spera. I “condannati” hanno da quattro a sei settimane di tempo e poi devono scrivere una sorta di tema che risponda ad alcune domande, tipo “come avrei agito se mi fossi trovato al posto del protagonista?”.

Su 20 ragazzi coinvolti nella sperimentazione solo 3 si sono rifiutati di scegliere la “correzione letteraria” e hanno preferito pulire i giardini del comune o dare una mano in un canile. Uno, invece, dopo aver finito il libro assegnatogli, ne ha letti parecchi altri e infine ne ha scritto uno lui. In Inghilterra, nel frattempo, un gruppo di psicologi ha dato vita a dei progetti pilota di lettura ad alta voce per curare i disturbi psichici. Geniali gli slogan utilizzati: “Prosa e non prozac” o “Libro e non litio”.

Ma davvero un libro può essere terapeutico? Loro non hanno dubbi e spiegano che un romanzo può farti entrare in un mondo, diverso dal tuo, dove sei costretto a staccarti dai tuoi problemi e quindi anche il tuo dolore quasi sparisce. Non tutti i libri, però, vanno bene, quelli che “curano” meglio e di più, spiegano gli esperti, sono quelli capaci di raccontare le pieghe più nascoste e buie dell’anima, il dolore, la sconfitta. Perché la medicina, si sa, e che sia pillola o libro non cambia, per funzionare deve essere un po’ amara.

Capisco, ma dissento. Anche ridere fa bene alla salute. E cosa ne dite, per rilassarsi, di un bel giallo, con happy end garantita?



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