Le donne di Fitzgerald e Hopper

Il signor Gatsby è entrato nella mia vita in edizione economica da 5.900 lire, me lo portò mio fratello in ospedale mentre ingaggiavo una piccola battaglia con i miei polmoni, molti anni fa.
Da allora, e per anni sempre nello stesso formato, non ci siamo più lasciati, ed è ancora una storia che funziona se così posso dire: continuo a detestare ed invidiare Zelda, a stimare profondamente le Flappers e ad innamorarmi di quei protagonisti maschili tutti d’un pezzo, legnosissimi, passionali e completamente impreparati alle femmine.
Nello stesso periodo ho conosciuto meglio Mr Edward Hopper grazie ad una stampa appesa in un salotto amico, da subito le sue eterne istantanee apparentemente fredde, ma sotto sotto caldissime e farcite di un succulento ripieno, hanno cominciato ad ossessionarmi, l’iconografia dei roaring twenties mi aveva commosso senza che me ne accorgessi, ma ormai è un leitmotif quello di arrivare tardi e me ne faccio una ragione.
Le ragazze aggressive col caschetto sarebbero state uno stereotipo di adorazione per qualsiasi adolescente negli anni novanta, eppure c’era qualcosa in più che mi sfuggiva, il lato Gatsby probabilmente, quel misto di nostalgia, paranoia e insicurezza che si tende ad escludere negli esemplari adulti ed autosufficienti; ecco quel cestino pieno di emozioni sconvenienti allora lo leggevo tra le righe ed ora mi fa pensare alle donne di Hopper: eleganti caucasiche sui trenta, meno giovani delle ninfette alternelle di Fitzgerald, ma circondate dalla stessa aura di marmoreo mistero e piglio combattivo, silenziose ed apparentemente tristi se ne stanno sui loro letti e balconi, aspettando qualcosa e non qualcuno, consapevoli del proprio potere sociale e sempre parte di categorie privilegiate, rimangono quasi fintamente immobili mentre il mondo intorno a loro si scuote nel terremoto ideologico e sociale degli anni venti.

Siedono sulla veranda o nella propria stanza in un fotogramma congelato, ma vivissimo per la luce e il colore, quasi sempre trascinato nella gamma dei gialli arancioni di un tramonto newyorchese; la scena del Grande Gatsby in cui Daisy, ubriaca come una scimmia alla vigilia del matrimonio con l’uomo che non ama, viene buttata in vasca per un bagno freddo cancella postumi mentre di là si stira il vestito bianco e lei continua a stringere la lettera del suo vero amante nel pugno – ormai zuppa ed illeggibile – quella scena mi piace immaginarla come il prequel di “Morning Sun”, dove Hopper ci mostra una donna dai capelli legati che in sottoveste sul suo letto fissa pazientemente l’orizzonte.
La sua apparente tranquillità potrebbe essere un post sbronza disperato e riflessivo e la sua attesa un rimpianto senza fine spolverato di impotenza; se in Fitzgerald le passioni esplodono incontrollate in mezzo alla pagina, creando quel sottobosco di pathos, romanticismo ed autodistruzione, in Hopper la storia sembra avere il suo normale proseguo come la calma dopo la tempesta, mentre i protagonisti indossano gli stessi abiti e bevono lo stesso whiskey, persone sole nelle stanze a rimestare sul proprio futuro mentre di là impazza un party senza regole, le stesse persone che non hanno seguito le regole un capitolo prima, sprofondando nella propria umanissima tragedia personale costellata di sentimenti inattesi.
Entrambi i nostri eroi non erano convinti di esserlo, e tutti e due hanno sviluppato un rapporto particolare con le donne: sia l’uno che l’altro ne subivano la fascinazione, ma mentre Fitzgerald veniva schiacciato dalle conseguenze del carattere testardo, irrazionale ma magicamente attrattivo e in fondo sottilmente malvagio delle sue Daisy, ad Hopper piaceva descrivere le sue donne nel momento di quiete, quella tranquillità sospetta che se non viene attribuita ad una qualche inferiorità diventa subito intrigante, nel senso che non si sa che cosa l’abbia scatenata e ci si interroga sulla quantità di pensieri che una ragazza sola, illuminata nella migliore luce che abbiate mai visto su tela, produce ad occhi socchiusi e respirando lentamente.
Mi piace pensare a questi esemplari di femmina, e mi piace rileggere queste pagine e guardare questi quadri, mi danno la sicurezza di essere pittosto incompresa dal motore di ricerca che risiede nel cervello maschile, ma è un malinteso lieve se qualcuno, dall’altra parte del cielo, continua a chiedersi il perchè, e a cercare.



Abbonati

52 numeri a solo 26€

1 anno con il 76% di sconto se ti abboni o regali un abbonamento sul nostro sito