Adoro il NATALE ma detesto un sacco di altre cose. Ad esempio…
Sono stata accusata di “buonismo” e mai critica mi è sembrata più ingiusta. Primo, perché è falsa. Secondo, perché mi piacerebbe tanto fosse vera… Ma, nonostante l’atmosfera natalizia, proprio non è il mio genere.
Tutto è cominciato con l’editoriale di settimana scorsa, in cui dicevo che mi piace il Natale. Esattamente come avevo scritto, i due “partiti”, a favore e contro, hanno reagito applaudendo e raccontandomi i loro Natali dall’infanzia a oggi (!) o cercando di convertirmi con l’elenco dettagliato delle nefandezze delle festività. Che vanno dall’orribile “rito della famiglia, peggio se allargata, intorno al tavolo imbandito per l’ingrasso” all’“assurdità dello shopping a comando”.
Ma la critica più pesante è venuta da un uomo (e ti pareva), “compagno di una lettrice acritica di Grazia”, che mi ha accusato di buonismo, e cioè di non essere una buona vera (quale io vorrei, giuro, essere), ma “una versione edulcorata e fasulla, una finta buona che si adegua ai tempi, non parla male di nessuno, men che meno delle donne e osanna il Natale, meglio se consumista”. Va bene, lo ammetto, sono una femminista e ho ricevuto una tangente da Babbo Natale… Però buonista no! Proprio io che devo quotidianamente difendermi dall’accusa di essere una dura da parte della mia redazione, da mio marito che, per i miei modi un po’ bruschi, mi chiama “il camionista”, da mio figlio che, piccolissimo, dopo un mio intervento un po’ autoritario, appese sulla porta di camera un foglio con su scritto: “Mia madre è come Hitler”. Bei ricordi di un tempo andato, adesso sono diventata una mammoletta disposta a tutto, pur di compiacere le mie lettrici e, quel che è peggio, il comune sentire.
E allora ho deciso di fare outing e, per difendere il mio buon nome di cattiva, vi dirò che sì, è vero, adoro il Natale, ma detesto un sacco di altre cose. Per esempio, non sopporto il politicamente corretto. Se qualcuno difende l’ovvio: siamo tutti uguali, non esistono le razze, le differenze di religione o quelle di sesso, sento dentro di me un’animella maligna che, per puro gusto di polemica, potrebbe dire le peggiori cose pur di non adeguarsi al pensiero dominante e perbenista.
Come sto andando, caro lettore? Altro outing: è vero, mi piace la pubblicità, ma solo quella bella, o intelligente, o ironica, insomma un po’ nuova. L’altra, quella banale, retorica, noiosa o peggio volgare, stupidamente allusiva, non la sopporto, ma preferisco non fare nomi perché effettivamente sono un po’ codarda…
Adoro le donne, ma non tutte. Per esempio, faccio fatica a capire quelle che mostrano le tette mentre dichiarano di voler combattere i pregiudizi. E visto che parliamo di donne, pubblicità e vestiti, voglio dirvi che sono anche parecchio stufa di vedere foto di moda con le donne sdraiate: sui divani, per strada, nei posti più impensabili. Sono stanche? E di che?
Non è normale: reagissero, facessero qualcosa, camminassero, ma comunque la smettessero di sdraiarsi ovunque che si stropicciano i vestiti (bisogna che lo dica alla nostra redazione moda). Infine, lo ammetto, in tv guardo solo tg, telefilm e film. Il resto non mi interessa. Le trasmissioni in cui tutti litigano con tutti mi deprimono. Ho provato a guardare il Grande fratello, ma mi ha bloccato la noia di lei che si sente aggredita da lui, che però non voleva aggredirla…: quando Freud incontra i Cesaroni.
Quanto agli uomini, nostro costante argomento di interesse, li amo e non li sopporto. Con la stessa identica intensità. Contento, caro lettore?


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