Cietta e l’uccello del malaugurio

cietta

Due giorni fa ha piovuto. Ma se ne sono accorti in pochi. Alcuni tipi di uccelli tendono a non dare molta importanza alle precipitazioni atmosferiche.

Ieri, approfittando dell’aria fresca portata dalla pioggia, il passero Cocòla ha volato un po’ più lontano. Si è spinto fino in collina per andare a trovare la sua amica Cietta. Aveva due bastoncini che gli avanzavano, li aveva raccolti la scorsa settimana: quando si è accorto che non erano necessari per la costruzione del suo nido, ha deciso di portarli a Cietta.

Cietta sta mettendo in ordine il suo nido, quando arriva Cocòla con i due bastoncini nel becco.

- Ciao Cietta. Che si dice da queste parti? Ti vedo indaffarata.

- Sì sì, uff. Ciao… Guarda, non è giornata. È tutto in disordine. Non faccio in tempo a rassettare che ritorna tutto fuori posto.

- Addirittura. E che succede mai!? Ti ho portato due bastoncini. Non so se ti possono essere utili qui, per il tuo nido. Sai, mi avanzavano…

- Ah… Eh. Succede che tutte a me capitano! Oh, guarda… Qui di materiale per il nido ce n’è fin troppo… e comunque sì, grazie, lasciameli qui. Poi vedo. Magari li butto via io… Adesso non c’ho tempo…

- Uh mi spiace averti disturbato. Vuoi che vada via?

- No, no resta pure… Non vorrei che si dicesse che non sono ospitale!

- Ma no, figurati! Resto allora, dai. Com’è che sei così nervosa?

- Ah. Io? No, nervosa no. Cioè sì, guarda. Non me ne parlare! È da ieri.

- Che è successo ieri?
- Quello lì… E’ venuto quello lì… – dice Cietta continuando ad aggirarsi inquieta nel suo nido.

- Chi?

- Ma non lo so! Quello, quell’impiccione… Come si chiama? Tino… No, Centino!

- Ah, sì. Lo conosco. L’ho visto in giro qualche volta. Che ha fatto?

- Che ha fatto!? Che ha fatto!? S’è messo a svolazzare qui intorno, ecco che ha fatto! – risponde Cietta, iniziando a sbattere vorticosamente le ali.

- Va beh, ma può farlo. Non è mica vietato, no? Cosa ha fatto: ti ha importunato?

- Eh! Beh… No, non proprio. Cioè gira, gira, gira e dove viene a posarsi? Proprio qui! Sul ramo, davanti al mio nido! – urla Cietta, nervosa.

- È uno di quegli scocciatori che si pavoneggiano per convincerti all’accoppiamento?

- No, no. Quale pavone? Altro! Noi poi siam diversi. Non ci potremmo comunque accoppiare. Io son gazza, lui civetta… – dice Cietta alzandosi in volo.

- E allora? – chiede Cocòla, alzando un po’ la voce per farsi sentire da Cietta, che intanto si è allontanata un po’.

- E allora niente – risponde Cietta, tornando a svolazzare intorno al nido – S’è messo lì, con quella faccia da ebete, a fissarmi. Per tutta la sera. Fino a notte tarda. Sarà stato qui fino all’una e mezza.

- Fissava e basta? Stava zitto?

- Sì. Zittissimo! Hai capito il deficiente?! Stava zitto e ad interventi regolari inclinava il capo. E mi guardava con quelle due occhiaie che fan venire i brividi.
- Eh! Cavolo! Non esagerare, dai!

- Non esagero affatto!

- Ma che ti ha fatto, su…

- Mi ha fatto agitare, ecco! Mi… Mi ha messo agitazione. Ma perché non se n’è andato da un’altra parte, a portare rogna a un’altra gazza, a un’altra cova?

- Stavi covando?

- E certo! Ho iniziato giusto ieri! – esclama Cietta, continuando a sbattere le ali sempre più velocemente per la rabbia.

- Ah… Ok, ma comunque non vedo il problema.

- Come! Ma come?!… – strilla acutamente Cietta.

- Non vuoi essere osservata mentre covi? – dice Cocòla, accendando un sorriso con l’intento di stemperare il clima.

- E perché mi deve guardare?! Non voglio essere osservata. E poi, soprattutto, perché qui!? I miei pulcini, i miei poveri pulcini… – esclama Cietta, riprendendo a sbattere le ali e sollevando così un sacco di polvere mista a polline.

- Ma se ancora non sono nati, scusa.

- Ecco, appunto! E se mi nascono malformati? E se invece non nascono affatto? Ma lo sai, no? Quello, quello porta rogna! Non me lo fare nemmeno nominare! – sentenzia Cietta, mentre le sue ali sembrano non volersi arrestare.

- Ma dai! Non sarai superstiziosa! Poverino…

- No… Beh, va beh… E anche se fosse?! – urla Cietta – Meglio non rischiare. Non voglio quell’uccellaccio del malaugurio nei paraggi! Sciò! Pussa vi…

La gazza Cietta ha nemmeno il tempo di finire la frase che la sua ala sinistra, nello sbattere vorticosamente, urta il bordo del nido. Le tre uova dei suoi pulcini fanno un balzo, si ribaltano e finiscono per terra. Il nido le raggiunge giusto un attimo dopo, spiaccicandole definitivamente.



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