Cormiche oggi, cormiche sempre

cormiche

- Che senso ha essere tutti uguali? – si chiese la cormica Jenbrea

- Uguali? Come uguali? Cosa intendi? Come parli? Non ho mai sentito nessuno pronunciare questo termine – rispose sorpreso il suo vicino Salbie

- Cioè voglio dire: perché ci comportiamo tutti allo stesso modo? Non ha senso, non trovi?

- Non trovo.

Jenbrea si sentì incompreso. Ancora una volta. Da un po’ di tempo a questa parte si sentiva fuori luogo. Non si riconosceva più nei suoi simili, nei suoi vicini, nei suoi amici, se di amici possiamo parlare.

Jenbrea era una semplice cormica. Un insetto piccolo ma molto piccolo. Piccolissimo, così piccolo che proprio non si riusciva a capire come mai in molti confondessero spesso le cormiche con le formiche.

- Salbie, tu sei Salbie, vero? Non riesco nemmeno a fare più distinzione. Io sono stufo di stare qui. Di fare queste cose che fate tutti, che facciamo tutti, ecco! Non voglio più essere una cormica.

- Ma tu sei una cormica! Cos’altro puoi essere se non una cormica?

- Credo che da qualche parte lì fuori si può essere altro. Sento che in un altro luogo c’è qualcosa di diverso. Non tutto il Mondo è cormica. Non può esserlo.

- A parte il fatto che non conosco la parola “Mondo”. Ma che stai dicendo? Mi vuoi dire che c’è qualcosa oltre il bordo della colonia?

- Forse.

- La colonia è tutto. Il bordo è la fine di tutto. Ce lo ripetono da quando siamo nati! Saranno ormai dodici o tredici giorni.

- Che differenza vuoi che faccia?!

- Come scusa?

- Dodici o tredici giorni per te fa lo stesso. Non cambia nulla, vero?

- Vero.

- Lo sai che fra tre giorni, quando ne avremo 15, moriremo?

- Sì me l’hanno detto.

- E non hai paura? Non vuoi vedere altro prima di morire?

- No. Paura? Di cosa? Io devo morire. Così mi hanno detto. Così ci hanno detto. Cosa vuoi vedere? Qui puoi vedere tutto. Qui abbiamo tutto. Qui c’è tutto. Non ti piace quello che abbiamo?

- No, sinceramente. Ma non è questo il punto.

- Eh?

- Il punto è che cormiche siamo nate e cormiche moriremo. Tutte uguali, indistinte. Oggi cormiche, domani cormiche. Nate per procreare e per morire. Di 15 giorni in 15 giorni. Punto.

- Visto? Tu sei stato sempre uno dei migliori a scuola. Sai tutto della nostra specie! – disse Salbie, sorridendo

- Cosa avrai da sorridere non lo so. So invece che sono stufo. Mi sento morire. Mi sto spegnendo lentamente… Mi sento ingabbiato! Devo andare via, devo andare oltre. Devo almeno provare a fare qualcosa di diverso.

- Dive ?

- Lo vedi? Non sai neanche cos’è la diversità! Basta! Io vado. Questo è il giorno! Ho preso la mia decisione.

- Ma come, non saremo più vicini?

- No.

- Oh…

- Non ce l’ho con te, credimi. È stato bello ma adesso è arrivato il mio momento. Devo andare via!

- E quando torni riprenderemo a trasportare il cibo insieme sulle nostre teste?

- No, ecco… io non torno. Non credo di tornare…

- Non torni? Ma ma ma… Ok, ma poi: la tua compagna lo sa?

- Quale compagna?

- Quella con cui hai deposto le uova.

- Sì. Intendevo quale delle compagne con cui ho deposto le uova? L’ultima?

- Sì, quella. Non resterà male se vai via? Come farà da sola con le uova? Tra un po’ si schiuderanno…

- Ecco beh, io… Non sarò il migliore padre per una cormica ma ecco… Io…

- Tu lo sarai. Vedrai che lo sarai. Resta! Dove vuoi andare? E perché poi!? Il tuo posto è qui…

- Ecco. È questa obbligatorietà che mi uccide. Perché qui e non lì? Perché devo per forza deporre uova e poi aspettare che le uova si schiudano?

- Beh, è questo che facciamo. Deporre uova. Deporre uova e tra una cova e l’altra trasportare cibo. Per noi, per le nostre compagne, per i nostri piccoli, per tutta la colonia. La mutua assistenza dei nostri simili. Si chiama così, no?

- I nostri simili. Simili. Già nel termine. Siamo tutti uguali. Io vado. Adesso. Corro. Altrimenti finisce che non lo faccio più. Son due giorni che non penso ad altro, che mi arrovello. Ho la testa che mi scoppia. Non dormo da martedì…

- Aspetta dai! Se proprio vuoi andare, vai domani. Oggi dobbiamo finire di portare questa mollica nel deposito. Manca poco. Ancora 47 millimetri ed è fatta. Finiremo entro sera, sicuro! Resta. Non andare. Domani ci pensi meglio e magari decidi di restare… Vedrai! Resterai.

- No. Ho deciso: vado. Ciao!

E così Jenbrea se ne andò. S’incammino seduta stante. Ci mise poco ad arrivare al bordo della colonia. Lo oltrepassò, non senza un forte tremore al cuore. Sapeva che era il passo più importante della sua breve vita.

Passarono due giorni. Non trovò nulla sul suo cammino. La prima cosa in cui si imbatté fu un bordo. Lo oltrepassò e dentro ci vide una colonia. Una colonia di cormiche identica a quella che gli aveva dato i natali.

Seppur sorpreso, non esitò un attimo. Fermò una cormica con un gesto del capo e, senza pensarci due volte, disse qualcosa. Dalla bocca non gli uscì altro se non la domanda:

- Che senso ha essere tutti uguali?

- Uguali? Come uguali? Cosa intendi? Come parli?



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