Un canguro zoppo non è testardo

canguro zoppo

- Dai prova!

- Che?

- Prova a fare un salto. Uno solo, dai. Vediamo.

- Ma papà, lo sai: non posso.

- E su! Tienimi contento. Che ti costa tirarti su e fare un bel salto? Vedrai che ti fa bene.

- Ma se non posso?! Lo sai che non posso.

- Certo che sei cocciuto. Perché non vuoi darmi questa soddisfazione?

- Ne abbiamo parlato un sacco di volte, lo sai. Cosa c’entra adesso la soddisfazione? Perché fai finta di non sapere, di non ricordare? Sai benissimo che ho questa malformazione congenita. Da quando sono nato non ho mai potuto camminare. E tu mi chiedi persino di saltare!

- E cosa ci sarà mai di male a saltare!? Guarda i tuoi compagni. Tutti gli altri canguri qui saltano che è una meraviglia! È l’età giusta per mettersi a saltare. Spiccare dei bei salti, lunghi, fieri. Dovresti provarci.

- Ma non lo capisci che non è una questione di volontà? Ho la gamba qui che non funziona. La sinistra è praticamente fuori uso. Da sempre. Devo starmene seduto a forza. Fosse per me camminerei eretto, non striscerei come uno storpio. Che credi!? Che mi piaccia andarmene in giro su questa sedia a rotelle?

- Se lo volessi davvero, allora sì che ti alzeresti! Dovresti solo avere un po’ di coraggio, un po’ di forza. Sei testardo. Che ti chiedo mai!? Di provare. Provaci. Fai il maschio! Ce l’hai un po’ di palle? Su quel petto. Mettiti in piedi. Dimostrami chi sei!

- Non credo che tu sia sordo. È impossibile. Allora perché non capisci? Tu non vuoi capire. Sai benissimo che è impossibile per me camminare. Come puoi chiedermi questo!?

- Non ti chiedo di vincere le olimpiadi cangure. Ti chiedo di venire con me sul corso a fare una passeggiata. Non vuoi darmi l’orgoglio di portarti in giro con me? Di mostrare a tutti che mio figlio è un ragazzo a posto? Sano, robusto, bello, che non è secondo a nessuno. Un genitore può almeno avere un po’ di riconoscenza per tutto quello che fa per i figli? O no?

- Davvero. Se potessi, lo farei. Perché mi mortifichi? Che gusto provi nell’umiliarmi!? Perché non accetti come sono?

- Basta! Con te è solo fiato sprecato! Vai a far del bene ai figli! Li metti al mondo e… bah!

Così dicendo, il papà si allontanò. Uscì dalla stanza con un balzo e chiuse la porta alle sue spalle con violenza. Ma prima che la serratura scattasse riuscì a dire sottovoce, tra i denti «Meglio un canguro morto che un canguro zoppo!»

Fu allora che il canguro Statt decise. Il giorno dopo quella discussione vinse le sue ultime paure e con estrema lucidità si amputò la gamba sinistra. Senza nemmeno richiedere l’intervento di un medico.



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