Chiedimi se (adesso) sono felice

Pensavo ti interessasse davvero sapere come sto. Come vanno le cose. La casa. Il lavoro. Ti ho risposto presupponendo tu mi stessi ascoltando. Come va già lo immagini, credo. Questa estate, invece di sdraiarmi al sole ad abbronzarmi, ho trovato un secondo lavoro. 

Ebbene sì, sto pagando l’anno sabbatico che tanto mi hai contestato. Ti ricordi, mi spedivi mail su mail, continuando a chiedermi se non fosse il caso che abbandonassi il progetto del ristorante per trovarmi un impiego stipendiato.

Proprio non ti andava giù che mi godessi le giornate senza preoccuparmi del futuro.

Ora gestisco un locale che sta cominciando a funzionare, ma ancora fa fatica. Sono stanca, stressata, preoccupata, parlo sempre di soldi e non ho più una vita sociale. Sì, hai ragione, non ho quel tono rilassato con cui ti rispondevo un anno fa. Ma tu saresti rilassato, se fossi al mio posto? 

Sento nel tuo rispondermi una vena di soddisfazione. Finalmente mi puoi apostrofare col più classico dei “te l’avevo detto”. Mi avevi detto che i soldi sarebbero finiti, mi avevi detto che non era il momento giusto per avviare un’attività, mi avevi detto che il mio stile di vita non era adatto alla cittadina in cui mi sono trasferita. Mi avevi detto che mi sareste mancati tutti.

Pensavo ti interessasse davvero sapere come sto. Invece da quasi due anni stavi solo aspettando questo momento. Abbandonare tutto è stato un rischio enorme, hai visto che non si può impacchettare e partire senza poi pagarne il prezzo?

Hai ragione, ma perché continui a non farmi la domanda giusta? Chiedimi se sono felice. E poi chiediti se tu, che non hai il coraggio di svoltare nonostante siano anni che fai colloqui di lavoro e progetti la tua vita altrove, chiediti se sei felice.

E’ sempre facile fare i conti in tasca alla felicità degli altri, ma siamo capaci di contabilizzare la nostra? (Io no) 



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