La dea non abita più qui
Uno dei miei guest blogger – Filippo Cartosio – ha scritto sul mio blog: «L’uomo inizia a parlare di ‘lei’ – la donna – solo quando lei se ne va. Allora ne parla senza fine, col cuore spezzato, senza pace. La divinità di ‘lei’ inizia nella perdita, nel rimpianto. L’uomo ama in modo trascendente, la donna in modo immanente»
Sono d’accordo. L’uomo si accorge della dea che ha fianco solo quando questa scompare. Cerca di rimanere aggrappato, ma lei se lo scrolla di dosso come un fastidiosissimo e insulso insetto. Chiuso: si gira pagina. La donna pensa: «Sì sì rimaniamo amici, ma a distanza di sicurezza, magari con un continente che faccia da cuscinetto, eh?».
La donna prova veramente fastidio perché gli uomini si ostinano a non capire che quando è finita lo è per sempre.
Ma soprattutto perché è a quel punto che scatta quel meccanismo irritante del riconoscimento postumo del loro valore. Così le poverette si ritrovano ricoperte di fiori, regali, lettere, mail, messaggi: tutta roba che non solo non sortisce il risultato sperato – sarebbe bastato pochissimo per trattenerle prima – ma che addirittura rischia di ottenere l’esito opposto.
Ci sono donne votate naturalmente a incarnare il ruolo della crocerossina: lui è sposato – la moglie è sempre una Medusa senza cuore che lo maltratta -, lui vorrebbe lasciarla ma non ce la fa… Ci sono i figli, quelli che quando crescono guardano gli stessi genitori che li hanno presi ad alibi per nascondere la loro codardia, i loro fallimenti personali, la loro pigrizia sciatta, e chiedono loro «Ma che sei rimasto a fare che ci hai reso tutti infelici?». E dopo molti mesi di tira e molla la crocerossina si guarda allo specchio, finalmente ha un’illuminazione e capisce che lui la Medusa se la merita tutta, perché per tutto quel tempo in cui le ha portato via pezzi di vita, tra un singhiozzo e un lamento, lui ha tenuto, in maniera molto banale, i piedi in due scarpe.
E’ in quell’istante che qualcosa si rompe definitivamente.
Non prova più nulla per quella brutta copia di uomo sensibile e fragile – parole riassumibili in un unico termine: codardo – che fino al giorno prima pensava di amare. E la sentenza è inappellabile. E lui a quel punto non capisce. Non può essere vero e non si dà pace.
Ma non è sempre necessario che lui sia sposato per rovinare le cose. Si sta insieme, lui lavora tanto, è ambizioso, e riesce a concentrarsi solo su una cosa alla volta (le donne sanno che la vita è sempre una questione di più cose alla volta e nonostante questo si arrangiano). Lui torna a casa si butta su una poltrona e dice di essere stanco. Di aver lavorato tantissimo tutto il giorno. Di essere stressato. Di non aver voglia di parlare (tutto quello che aveva da dire lo ha esaurito nella giornata coi colleghi, gli unici a cui riserva il suo brillante senso dell’umorismo). Ovviamente nessun riconoscimento alla compagna; gli anniversari sono un inutile orpello da festeggiare – «C’è la crisi, sei per caso matta?» – per non parlare dei complimenti, una parole gentile, un abbraccio.
Poi un giorno, l’epifania ha luogo. Ti svegli e vedi il tuo compagno che si reca in bagno grattandosi il culo, con la barba sfatta che faceva figo solo su Cristopher Lambert anni fa. Ormai sei certa che lo preferisci quando tace o quando sta in un’altra stanza (se hai la fortuna di non vivere in un bilocale). Trovi terribilmente irritanti i suoi tic, le sue abitudini e con fredda consapevolezza ti rendi conto che non ci sono più progetti da condividere, affetto, amore e stima.
Sì perché il vero elemento che tiene unita una coppia è proprio la stima, quell’ammirazione che ti farebbe scegliere il tuo compagno tra 10.000 George Clooney, che lo rende unico ai tuoi occhi e persino sexy e che non lo fa sembrare, come in questo momento, un essere mediocre. E quando la stima delle donne viene meno, gli uomini precipitano a picco in un batter d’occhio.
E’ uno schock non avere più quella dea adorante al tuo fianco. E’ allora che capiscono di aver perso il paradiso.


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