Zavorra da borsetta
Tempo fa mi hanno rubato la borsa. Stavo facendo colazione in un bar e l’avevo appesa allo schienale della sedia: quando mi sono alzata per andare a pagare, la borsa non c’era più. Fortunatamente la polizia ha acchiappato la ladra mentre cercava di prosciugarmi il conto nella gioielleria all’angolo e nel giro di un paio d’ore sono tornata in possesso della mia borsa e di tutto il suo contenuto.
L’episodio risale a un paio di mesi fa, ma ancora adesso conservo un vago senso di smarrimento all’idea di restare improvvisamente disarmata, senza la carta di credito, il telefono, le chiavi di casa. Senza nemmeno un biglietto del tram né una moneta per comprarne uno, senza un fazzolettino di carta per soffiarmi il naso dopo aver pianto. Perché ho pianto. Non subito, ho pianto al commissariato quando l’ispettore con i baffoni mi ha restituito la borsa, le mie cose, la mia casa, la mia identità, i miei contatti, i miei soldi, la mia vita.
Avrei dovuto rifare i documenti, la tessera della metro, le serrature e gli occhiali da vista. Cambiare le serrature e ricomprare il cellulare. Con un po’ di impegno sarei riuscita a recuperare tutti i numeri in rubrica. Avrei perso una chiavetta USB con dentro chissà cosa e un paio di occhiali da sole a cui tengo molto, mezzo pacchetto di gomme da masticare e mezzo di sigarette, un accendino viola, un lucidalabbra trasparente quasi finito, due o tre assorbenti con le ali, il mozzicone di una matita e innumerevoli scontrini accartocciati.
Il tutto, sparpagliato sulla scrivania di un perfetto sconosciuto con baffoni, si è rivelato per ciò che era: indispensabili cianfrusaglie di cui non possiamo fare assolutamente a meno.
Voi cosa tenete in borsetta?



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