Sari e chador o minigonne e jeans?
Giorni fa il grande e popoloso stato dell’Uttar Pradesh, in India, ha dichiarato che alle ragazze dei college sarà proibito indossare jeans e altri vestiti occidentali. Il motivo? Porre fine alle molestie sessuali.
La notizia è rimbalzata con un certo tono scandalistico sui media occidentali, ma non su quelli dell’Asia. In India il eve-teasing, cioè quando un uomo rivolge a qualcuno dei gesti, dei commenti o delle frasi oscene, è un reato di natura penale punibile con ammende pecunarie e prigione. La difesa della donna in India è un affare molto serio, tanto che, fino a poco tempo fa, negli autobus c’era la fila dei sedili per le donne e, dall’altra parte, quella degli uomini. Non è una forma di segregazione perché era severamente vietato per un uomo sedersi fra le donne (ma non viceversa) ma era un modo semplice, e forse ingenuo, per difendere la donna, che potrebbe essere infastidita dal contatto fisico con un estraneo.
Per noi occidentali è ovvio che le molestie e gli abusi sessuali dipendono dai problemi di chi li compie. Ma non è così nella maggior parte dell’Asia, dove anche nelle scuole secondarie è d’obbligo la uniform, la divisa.
L’uso di una di una divisa morigerata nel college è giusto o no? Aiuta davvero la donna a difendersi dalle molestie o è una ulteriore penalizzazione della donna per il comportamento offensivo dell’uomo? L’Uttar Pradesh punisce la donna, invece di punire ed educare l’uomo ad avere un diverso tipo di relazione con lei?
Io credo che ci sia qualcosa di più nella decisione dello stato indiano. Penso che la decisione sia anche una forma di protezionismo dei valori e, forse, del mercato locale. L’Occidente e la modernizzazione — anzi, la rivoluzione economica e tecnologica — che hanno portato in pochi anni a un grande sconvolgimento sociale e delle relazioni interpersonali, sono senza dubbio visti come portatori di benessere, ma anche di corruzione, di smembramento del tessuto più profondo delle relazioni, di sfaldamento della coesione familiare e di gruppo.
L’Occidente, con la sua sfrenata libertà sessuale, è ancora un mito, un sogno proibito. Potenzialmente distruttivo. Non so se un sari o un salwar kamise per le donne induiste o sikh o un chador per le donne islamiche aiutino davvero a difendersi dalle molestie ma, certamente, si ergono come baluardi di valori incompatibili con un’economia e una società globalizzata. Una modalità di relazione basata sull’individuo, uomo e donna, e la sua soddisfazione personale anche a scapito del benessere del gruppo.
E’ la donna moderna che veste con i casti e colorati sari o con il chador e il camicione, per riaffermare la sua diversità dalla donna occidentale e i suo disvalori, non è quella d’altri tempi.
Come sta succedendo da decenni nel mondo islamico, temo che non sia solo la donna che l’Uttar Pradesh sta proteggendo, ma la sua stessa identità culturale. Da cosa? Dalla nuova colonizzazione dell’Occidente. Più subdola perché più comoda e facile, più gradevole, più narcisista, ma più pericolosa di quella che l’India ha subito per secoli sotto l’Impero britannico.


piace a 4 persone












