L’uomo metro-politano

metro

In metropolitana gli uomini si suddividono in tre categorie.
Non due. Non quattro. Tre.

Categoria numero uno: il molesto.
Ammazza che cozza. Scusa, potresti spostarti un po’ più in là? Devo flirtare con la morettina dietro di te.
Oh, eccoti, sì. Ti vedo. Sei decisamente carina. Ti sorrido. Lo vedi come ti sorrido?
Se mi sorridi anche tu ti lascio il posto, dai. O ti lascio sedere sulle mie ginocchia.
O mi lasci il tuo numero di cellulare, dai dai.
Come? Non mi sorridi? Ma rimani pure in piedi stronza!

Categoria numero due: l’insensibile.
Io non mi alzo. E’ inutile che mi guardi così. Non mi importa se hai le tue cose, se senti caldo, se ti si sciupa quell’orrenda messa in piega e se i tacchi ti fanno male.
Avresti potuto non metterteli, non te l’ha mica ordinato il dottore!
Nel mentre la ragazza sviene.
No, signora. Non m’importa se ha 78 anni, se ha la sciatica, se soffre di una qualsiasi patologia senile e se non ha più sedici denti. Lo so che in fondo è soltanto un modo per convincermi a lasciarle il posto. E ringrazi il cielo ché le do del “lei”.
Nel mentre la vecchina muore.

Categoria numero tre: a far bene fai male comunque.
Secondo me sei incinta.
- Si vuole sedere?
- Grazie, molto gentile.
- Beh, nel suo stato ho pensato che le avrebbe fatto piacere.
- Quale stato?
- Ah – fa lui indicando la pancia – ma non c’è un bambino lì dentro?



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