Ci sarà un motivo se i grandi uomini sono tutti INCAPACI d’amare
Tu scherzi». «Per niente». «Ti sbagli, ad amare si impara, altroché». «È come quel discorso là». «Non è vero, non c’entra niente. Quello là era il discorso se si nasce o si diventa, e dicevi che qualcuno resta un sottoprodotto genetico-ambientale e altri invece sono dotati degli strumenti naturali per forgiarsi. Avevi anche fatto l’esempio dei gemelli: uno era diventato una fotocopia dei genitori e l’altro si era imbarcato su una nave e aveva fondato un impero, adesso non mi ricordo». «Perfetto».
«Ma qui è diverso, gli anaffettivi non nascono così. E se anche un po’ fosse, come dire: si studia, l’amore si impara. Si va a scuola». «A scuola?». «Prendi quelle che hanno fastidio per una carezza, affettuosità zero, fisicità zero, che non si lasciano mai andare a meno che sì, ecco, se fanno sesso fanno sesso, però il passaggio è sempre brusco, disarmonico: ecco, quelle non sono nate così. Lo sono diventate». «Chi te l’ha detto?». «E gli uomini che mai un complimento manco a pagarlo, non si accorgono del vestitino e del taglio di capelli, e non baciano, non toccano, non dicono mai “ti amo” perché è superfluo e danno tutto per implicito: neanche loro».
«Non so. Riconosco che gli anaffettivi spesso sono figli di anaffettivi, di genitori che magari hanno grandi qualità ma sono incapaci di insegnare un abbraccio. Può darsi che sia per questo che io voglio dormire sempre da solo. Ma siamo da capo, perché a parità di matrice poi uno cresce in un modo e uno in un altro, uno un tenerone e l’altro uno stronzo». «Balle, fai dialettica. Guarda al concreto. Rispondi. A un bambino devi insegnargli ad amare o no?». «Sì». «E l’affettività è contagiosa o no?». «Sì». «Non è una cosa che la prendi e l’attacchi?». «Sì, sì. E non farebbe una grinza, se voi donne poi non impazziste dietro gli anaffettivi». «Noi donne? Tutti».
«Hai ragione. I carismatici, i grandi uomini erano quasi tutti anaffettivi, incapaci d’amare. La freddezza si sposa col calcolo, la durezza d’animo con una caparbia ambizione». «Bravo. E allora?». «Niente. Forse, semplicemente, chi sa amare non ha troppo tempo per tutto il resto, e resta normale. Se ne fotte di diventare immortale».


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