Mamma o gatta?

La mia gatta è incinta. Ha questo pancione enorme che la costringe a sdraiarsi su un fianco, a camminare lentamente, a non prendere bene i salti sul letto e finire con le lenzuola per terra. Mangia tanto e dorme tanto, più del solito. Ha voglia di coccole in continuazione, mi fa le fusa mentre leggo, mentre lavoro, mentre preparo da mangiare. Dopo arriveranno i micini e sarà gelosa e non mi lascerà toccarli senza lanciarmi uno sguardo feroce. Passerà i primi mesi a non fare altro che star dietro ai piccoli. Poi un po’ alla volta loro cresceranno e impareranno ad arrangiarsi da soli e via.

La mia amica è incinta. Ha questo pancione enorme che la costringe a sdraiarsi su un fianco, a camminare lentamente, a non riuscire a fare la doccia senza dover sedersi su uno sgabello. Mangia tanto e dorme tanto, più del solito. Ha voglia di coccole in continuazione, ma siccome non le può chiedere tutto il tempo si accarezza la mongolfiera mentre legge, mentre lavora, mentre mangia. Dopo arriverà il bimbo e sarà gelosa e non lascerà che nessuno lo tocchi senza lanciargli uno sguardo feroce. Passerà i primi mesi a non fare altro che star dietro al piccolo. Poi un po’ alla volta il pargolo crescerà e imparerà ad arrangiarsi da solo. E via. E via?

Il cucciolo umano richiede tante cure e non va via quando si arrangia da solo per gli aspetti materiali di prima necessità. Siccome non siamo nella foresta deve lavorare, e finché non arriva la vera indipendenza continua a stare con la mamma (o con il papà o i nonni o quello che è). Ora, per le cure domestiche e logistiche non ci vuole un genio. Tanto è vero che se ne può occupare un genitore o una tata, non cambia niente. Che cosa differenzia una mamma da una gatta, al di là della biologia?

Su, lo sapete che non è per nulla scontato! È importante che il bimbo mangi cibo sano, ma questo lo può fare anche una gatta. Deve anche fare un po’ di sport, ma pure per questo i gatti si allenano. Deve studiare, ma anche questo fa parte della preparazione alla vita, un po’ come i giochi dei gatti. Cosa deve ricevere un bambino per poter dire di essere stato preso in carico veramente?

Un bimbo deve essere educato. E per di più educato a una vita civile. Questa è la parte più difficile della maternità. Anche perché i figli non sono stupidi e si accorgono quando menti, quando parli di una cosa che non fai, quando non sei convinta di ciò che dici ma “si fa così” e quindi…

E quindi? Al MomCamp di sabato scorso, alla Triennale Bovisa, c’erano tante mamme, tanti papà, tanti bimbi e alcuni non-genitori. Si è parlato parecchio del bricolage della maternità (pannolini lavabili, accessori perché i bimbi non piangano mentre gli lavi i capelli, e-commerce sempre con prodotti per bimbi e mamme), del lavoro della mamma, della mamma e il web. Pochi interventi hanno trattato del rapporto della madre con il figlio, e questo mi sembra sintomatico. Nella corsa a “essere le stesse di prima” si finisce per scordarsi del compito di un genitore. Gli argomenti cari a una mamma media sembrano escludere l’educazione del figlio. Come reazione a una società bimbocentrica si fanno discussioni mammocentriche. E per di più, come dice Blimunda, sembra che molte mamme aspettino la maternità per lanciarsi in iniziative imprenditoriali o di crescita professionale.

Ora, ci sono diversi momcamp in cantiere, alcuni con tematiche molto interessanti e impegnative (non svelo niente!). Ma saranno capaci, le mamme, di cogliere l’occasione per scendere in campo? E con questo non intendo semplicemente parlare in pubblico – cosa ci vorrà mai! Voglio dire: le mamme riusciranno a mettersi veramente in discussione? Le mamme fanno rete perché hanno paura, perché hanno bisogno di conforto più che di confronto, saranno capaci di mostrarsi per quel che sono senza temere di apparire antipatiche o poco popolari? Parleranno dei loro figli?



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