È NON comunicare, che fa male

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Sapresti dire come siamo arrivati a questo punto? Il motivo-causa, voglio dire. Quello fattuale.
Perché io sinceramente mi infurio, e mi maledico, se penso a tutte le ore che abbiamo passato a parlare di noi, senza parlare di NOI.
Il mio lavoro, il tuo lavoro, tua madre, mia madre, tua sorella, il mio cane, l’ultimo libro. E io, solo io: “Guardami negli occhi, ti prego.” [Pausa, mentre ci annego dentro, ché sono così grandi.] “Io ti amo.” Io. Ma anche tu, credo. Spero. Credo, spero di saperlo. Se non altro perché mi stringi in questo modo, se non altro perché, quando te lo chiedo, mi dici “Ti amo”. Quando te lo chiedo.

Questa storia è finita senza che mai abbiamo comunicato davvero. Questa storia, tu l’hai troncata così, di colpo, anche lì con un improvviso e letale non comunicare, con un assurdo lasciare a me il tirare tutte le conclusioni: c’è un altro; c’è già da un po’; vuoi fare sul serio, con lui; io devo uscire dall’equazione. Quindi è già da un po’ che mi hai lasciato indietro. Quindi.
Le deduzione, l’arte dolorosa della ricostruzione a posteriori, dettagli che affiorano, a loro tempo così poco evidenti che neppure i RIS o il CSI… Momenti che non sono neppure sembrati così significativi e che invece dovevano valere più delle parole. Più di parole che, comunque, non ci sono state, che non mi hai detto.

Avrei capito, altrimenti, sai? Sai che non sono stupido, sai che non sono insensibile.
Ti sarebbe costato tanto un: “Sono uscita a cena con un altro?”. Un “Credo tu mi stia perdendo?”
Questa mia ellittica cecità o ingenuità, ti è tornata in fondo utile, perché mentre io occupavo uno dei fuochi della nostra storia, tu potevi uscire dall’orbita senza neppure fare tanto rumore. Senza parole. Senza messaggi espliciti.

Così, ora, vuoi sapere perché mi scopro? Perché, di fronte a quelle tue 4 righe con cui tu mi dici poco o nulla di te, mentre vuoi sapere come sto, io ti dico come sto, davvero? Perché mi espongo, perché ti dico che mi manca il respiro se ti vedo passare, perché rivelo candidamente che non è passato un giorno senza che ti abbia desiderata, senza che volessi girarmi e trovarti qui, accanto a me, senza che abbia pensato a cosa tu stessi facendo, quale vestito stessi scegliendo, quale libro, quale film, e…certo: se stasera, se oggi vi siete visti oppure no? Io, io che non sono mai stato geloso, in fondo.
Allora vuoi saperlo?
Perché te lo devo. Perché io, che evidentemente non ti ho saputo dare quanto avrei dovuto, ora sento che ho un debito di chiarezza e di onestà – di amore – con te. E perché di non detti – anche se ora mi rendo conto che in fondo ho sempre comunicato molto più io di quanto abbia fatto tu – in questa storia ce ne sono stati sin troppi. Più di tutto, poi, perché è vero: perché io ti amo ancora.
E non dirlo, non comunicare, fa male.



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