Donne che odiano le donne

Come ho accennato nel breve post di presentazione, sono uno che se le va a cercare. Per questo ho deciso di esordire parlandovi di alcune riflessioni che sto facendo sulla donne in questo periodo. Diciamo che vorrei sfruttare l’occasione offertami da Grazia per sapere se mi sto sbagliando o meno, visto che molte cose di cui mi accingo a scrivere le vivrete quotidianamente sulla vostra pelle.
Insomma, quello che voglio dirvi è che mi è già capitato altre volte di scrivere di donne, o meglio, donne italiane. Ovviamente in alcuni frangenti risulterò volutamente provocatorio; vi informo prima, non vorrei trovarmi sotto casa la macchina rigata.

Premessa doverosa a parte, vi confesso che è proprio in occasione di certi avvenimenti (ormai frequentissimi da queste parti), che mi interrogo sulle donne, sui loro misteri e sulla loro natura un po’ mistica, che nemmeno voi probabilmente comprendete fino in fondo. Ecco, facciamo che vi do del “voi”, basta che non vi offendete. Come se fosse una chiacchierata. Mettiamola così: noi maschietti, forse mai potremo capire una donna nella sua totalità, così come voi femminucce – che in realtà ci catalogate come facili da decodificare, come dire bianco o nero – mai riuscirete a scoprire il perché di certi comportamenti di un ometto.

Sdoganato anche il luogo comune, mi viene subito da farvi una domanda: dove diavolo siete finite, donne italiane?
Partiamo dagli anni ‘70: allora c’era il femminismo insieme a tanti rivolgimenti sociali e forse le donne che allora erano giovani si aspettavano, nel 2009, di trovare ai vertici della cultura, della politica, dell’economia, eccetera un maggior numero di donne, appunto. Una sorta di allegra invasione per giungere al potere come e con i coetanei uomini. Invece no, non è andata così e lo sapete bene anche voi. In circa 40 anni la conquista di spazio da parte delle donne è rimasta limitata, per vari motivi. Già, ma quali? Siete sicure di aver fatto abbastanza?

Nella mia ottica, per esempio, il vedere raggiunto un certo numero (imposto) di donne candidate in politica, non dovrebbe essere una gentile concessione del capoccia (maschio) di turno, ma una semplice quanto efficace evoluzione della società moderna italiana: in altri termini, il raggiungimento di un obiettivo che sarebbe utile per tutti, specie in materia di famiglia, giovani e tanto altro.

Invece da molto tempo a questa parte per esempio, in molti aspetti della politica e persino nelle intercettazioni telefoniche, intravedo un’immagine più che degradata del genere femminile. Un sesso che viene considerato alla stregua dei capi di bestiame da far passare tra uomo e uomo col fine di ottenere favori o posizioni. Siete ancora una debole minoranza a cui viene dato ogni tanto un contentino, chiacchierando allegramente di quote rosa; certo, poi sarebbe interessante sapere se siete contente dei nomi che vi rappresentano in Parlamento, a partire dall’emblematico paradosso di trovarsi come ministra delle pari opportunità una che ha fatto strada facendo un calendario seminuda. Spesso poi vi tocca (e ci tocca, perché anche noi uomini non diamo il giusto supporto alle nostre donne), difendervi da attacchi a leggi che negli altri paesi sono date per assodate da più di mezzo secolo: basti pensare alla legge 194 o al fatto che fino a non molto tempo fa il reato di adulterio fosse a carico della moglie.

Le quote rosa servono, lo dico da uomo; in Rwanda e Iraq (!), quindi non in paesi del Nord Europa, ci sono più donne parlamentari che uomini, come mai? Insomma bisognerebbe cominciare ad imparare dagli altri. Le quote rosa in molte nazioni sono state messe, imposte e poi tolte quando le donne sono state presenti e inserite nei vari ambiti.
Certo, ovviamente tutte queste belle cose si possono fare solo se le leggi vengono pensate e messe in pratica da uomini e donne insieme, quindi non solo dagli uomini. Sì perché le leggi fatte dagli uomini saranno sicuramente fatte male sia per le donne che per tanti altri contesti. Per questo, donne, mi appello a voi: dove siete finite? È che mancate tanto, tantissimo in questa strana società italiana e nel 2009 uno vorrebbe vedervi in altre posizioni, differenti da quelle che vi vogliono solo “in ginocchio sotto le scrivanie” o, peggio, utili solo come corpi da vendere all’homo videns de’ noantri. Sì perché basta accendere la tv su un qualsiasi canale per scoprire che la vostra funzione è quella di intrattenitrice o oggetto di piacere maschile. È davvero necessario che persino nei quiz (pensiamo alla ruota della fortuna, per esempio), ci vengano mostrate delle donne mezze nude per allietare e rallegrare il morale del maschio italiano? E ancora, perché nelle trasmissioni ci sono più ospiti maschi, e se ci sono delle donne, sono presenti in qualità di “fighe”?
Che poi, parliamoci chiaro, se chi crea i palinsesti della tv italiana reputa tutti i maschi italiani (o meglio, chi guarda la spazzatura televisiva italiana) così imbecilli, semplici ed ignoranti da ricercare solo un certo tipo di programmi, la cosa mi fa un attimino arrabbiare. Insomma, non sono un ebete in cerca di culi da vedere su rai uno prima del tg. Il problema è che sembra che nessuna donna italiana si sia mai chiesta perché ci sia il bisogno di mostrarsi in questo modo.

Circa un anno fa uscì sul Financial Times un articolo proprio su di voi, donne italiane; pezzo in cui l’autore sosteneva che le donne italiane apparivano come delle poverette vogliose soltanto di fare strada diventando veline o sfruttando il loro corpo. Adrian Michaels, uno che dell’Italia non so quanto avesse capito, chiamò questa tendenza “Naked Ambition”: donne italiane, vi stava dicendo che l’andazzo vi andava più che bene, che la vita era bella così, con qualche regalo fatto da anziani paternalisti, una bella scorta di scarpe, e via andare. Come se in fondo in fondo vi piacesse allietare i maschi italiani mostrando generose scollature e il vostro sedere, e che in verità del cervello non vi interessa più di tanto, perché non lo usate. Ma come?! Eppure tutte le pubblicità, dove avete ruoli ben precisi (pensate a quelle sui detersivi e i prodotti per la casa: le protagoniste indiscusse siete ancora voi), danno ragione a questi inglesi. Che tra l’altro, parlano di “immagine” che viene veicolata; non che per forza siate tutto questo. Donne dove siete? Non vi sento. Sotto sotto, io lo so che queste non sono le vere donne italiane, ma allora alzate la voce e prendete possesso delle posizioni che vi competono. Se l’Italia non è proprio un bellissimo posto, è anche perché manca una forte componente femminile da ogni parte.

Davvero volete farmi credere che per voi è diventato normale accettare questa situazione? Nel senso che vi andrebbe bene essere trattate e considerate come oggetti di piacere? Dico proprio a voi, che avete alle spalle un femminismo dimenticato, che però a differenza di quello americano che puntava già alla vera parità, sotto-sotto sapeva di contentino per potere permettere alle donne italiane di lavorare e serviva soltanto a evidenziare le differenze più che pareggiare i conti. E la religione cattolica, forse una tra le più maschiliste che esistano, di certo non vi ha mai aiutato. Per dire, persino nella civilissima e modernissima Milano ci sono ancora diversi ospedali che si rifiutano di farvi un’epidurale durante il parto, per la serie “libero arbitrio”: del resto c’era qualcuno che diceva “partorirai con dolore”, no? Quindi chissenefrega, delle vostre volontà.

Ed è anche parlando di donne “normali” che non c’è da star tranquilli. Niente rose e fiori, perché per esempio si scopre che l’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di parti over 40. Se poi una donna sta cercando un lavoro ed il suo ipotetico datore fiuta il pericolo di una gravidanza, sono guai. Idem se una donna desidera fare carriera: a parità dei coetanei maschi guadagnate meno.

Facendosi del male, mi duole dirvi che come 30 anni fa rappresentate circa l’11% del Parlamento (senza ricordarvi i nomi delle donne sedute in parlamento, elemento che dovrebbe far riflettere molto), il 2% di tutti i c.d.a. delle maggiori aziende italiane, ecc…, dati che ci fanno rimanere davanti soltanto a paesi come Cipro, Egitto e Corea del Sud. In più siamo uno dei paesi europei in cui più donne dopo la maternità non tornano a lavorare. E così via; purtroppo per fare una “rivoluzione” in un paese come questo, bisognerebbe cambiare sé stessi. Ma con l’intelligenza, non con l’orgoglio italiano-regionale-provinciale che serve soltanto a calpestare i problemi.

È ovvio che ognuno ha la sua cultura, le sue tradizioni, le sue abitudini, ecc…ma noi ci differenziamo a priori, perché mentre negli altri paesi c’è un’alternativa, qui no. Non c’è scelta. Se cambi canale altre donne mercificheranno il proprio corpo, magari senza saperlo; e altri uomini godranno alla vista di culi e tette. Perché se “l’image” di cui si parlava nel Financial Times è questa, vuol dire che sono la tv e la non-cultura del nostro paese che contribuiscono a rinforzare con vigore il ritratto di questa donna italiana nel mondo.

L’immagine, quella a cui la stragrande maggioranza delle ragazze di oggi pensa in primis, prima ancora di preoccuparsi di quello che realmente sono, prima ancora di capire quanto valgono; non tutte, certo. Ma molte valutano principalmente quello che gli altri pensano di loro, spesso auto-flagellandosi con critiche funeste che solo alcune possono immaginare. Il modello comune di molte adolescenti è la show-girl, considerata fortunata, e intanto le ragazze laureate non trovano lavoro o vengono sfruttate, più dei maschi, con paghe mensili da fame. Non mi stupisce quindi che all’estero venga fuori un ritratto negativo di un paese in cui ancora non esistono sostegni per le donne che lavorano. Donne, dove caspita siete finite?

Non so se avete poi notato che sembra che vi violentino solamente durante le campagne elettorali, come se negli altri giorni dell’anno non ci fossero stupri. Purtroppo non è così. È che non vi sento protestare o pretendere maggiori tutele. E in questo paese sapete bene che se una cosa non viene detta alla tv, non esiste.

Rifacendomi alle parole di Dario Fò in un recente articolo, «la cultura della pacca sul sedere, della barzelletta inutilmente triviale e sempre e dovunque tu ti trovi, […] la cultura delle promesse a questa o quella ragazza di darle un posto in tv o in Parlamento, […] la cultura dell’uomo che va in giro con la valigia piena di gioielli per elargire regali» va sconfitta in un solo modo: con la vostra unione. Donne, almeno voi, unitevi e mostrateci che la strada per cambiare davvero le cose esiste ed inizia dal cominciare a difendere i diritti basilari di ogni società civile moderna.

Sì perché un altro problema è proprio l’accondiscendenza di bassa lega, il clima da commedia sexy anni Settanta, quelle con Alvaro Vitali intendo. Ci siamo assuefatti a decenni di tacita complicità maschilista col “vecchietto arzillo” (che è una figura classica di quel mondo lì in cui Edwige Fenech faceva un sacco di docce). La colpa è infatti anche nostra, perché alla fine ci mettiamo a ridere, condannando il paese ad un eterno spogliatoio maschile.

Donne italiane siete degli animali straordinari: vi adattate ad ogni condizione, non c’è che dire. Però siete delle grandi ritardatarie, perché quando vi accorgerete dell’evidenza del vostro status sarà sempre tardi. Dalle primipare attempate in poi. Capisco che gran parte delle colpe sono da attribuire alla situazione, al paese, alle istituzioni e via dicendo. Ma il concetto di pari opportunità sarà raggiunto quando non ci sarà più bisogno di sottolinearlo.

E la mia forte convinzione è che sarete proprio Voi a svelare questo muro e a fare uscire da questa triste situazione tutto il paese.



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