Mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli. #3: il rientro al lavoro
Lei è quello che vi hanno raccontato. L’Altra è più vicina alla realtà. Potete scegliere di leggere solo quello che riguarda Lei, e ne sarete rassicurate. Oppure anche quello che riguarda L’Altra, e tutto quello che arriverà in più sarà grasso che cola.
Lei
“Devo fare un annuncio”, ha detto arrossendo un po’. E poi giù congratulazioni e raccomandazioni a prendela comoda, a non esagerare con il lavoro, che qui sono tutti solidali e felici. Il suo capo le ha detto quanto consideri sacra la maternità, e di come l’azienda sia felice di questa sua novità. Avrà tutto il tempo per decidere quando tornare, dopo la maternità, che tanto il suo posto è qui e nessuno lo toccherà. E in effetti è andata così. Lei è rimasta a casa fino a che il Principe non ha compiuto i 9 mesi (“prima, i bambini devono stare con la mamma”, le ha detto il pediatra), e poi, perfettamente organizzata tra nido e nonni, è tornata alla sua scrivania, dove non una carta è stata spostata.
L’Altra
“Devo fare un annuncio”, ha detto arrossendo un po’. Quello dipinto sulla faccia dei colleghi non era un sorriso, era un rictus. La domanda principale è: “E chi farà il tuo lavoro? Come ti sei organizzata?”. Il suo capo le ha detto quanto consideri sacra la maternità, e come sia essenziale per l’azienda che decida al più presto se tornerà subito al lavoro o invece preferirà fare la mamma per un po’. Bella domanda. E che ne sa? Intanto, per evitare brutte soprese, ce l’ha messa tutta per organizzare il lavoro. Il che non le risparmia uno sgradevole colloquio con la responsabile del personale, al suo rientro. “Vedi, è che tu adesso sei una mamma!” “E allora?” “E allora le tue priorità sono cambiate”. Non serve spiegare che le priorità una se le organizza da sola. Il giorno del colloquio ha un orzaiolo e le emorroidi. Fuor di metefora. Quantunque, ad una lettura psicanalitica dei sintomi… No, è che la cosa che l’ha fatta andare proprio fuori di testa è che non ha trovato la sua scrivania. Spostata. Ops!
Lei
Il nido privato è stato un colpo di fortuna. Il Principe ha fatto un inserimento da manuale: solo una settimana. E Lei si sente le spalle coperte: se il bimbo dovesse star male, la nonna correrà a recuperarlo, e intanto lei potrà dedicarsi al lavoro come si deve. Ha in programma una promozione in capo a tre mesi, e la otterrà – il suo capo trova che adesso che è mamma è ancora più efficiente ed efficace di prima. Del resto, potrà lavorare da casa due giorni la settimana, una bella comodità. E col marito si danno il cambio: alle 18 uno dei due è a casa, così saranno loro ad educarlo, non le maestre dell’asilo e neanche le nonne. La vita potrebbe essere più bella?
L’Altra
Ore 6.30: sveglia. Doccia e caffé. Ore 7.00: il Mostro reclama cibo. Cambio, colazione, preparazione per la giornata di nido. Ore 7.45: vestizione e trucco per coprire le occhiaie. Ore 8.00: si esce. Il Mostro recalcitra, nel seggiolino dell’auto proprio non ci vuole stare. Per caricarlo ci vogliono 10 minuti, sotto gli occhi della portinaia che assiste alla scena con riprovazione. Ore 8.30: il pupo entra al nido. Ore 9.00: al lavoro. Ore 14.00: colloquio con il capo: le tue priorità sono cambiate, com’è che sei così demotivata? Ore 18.00: a casa. Il pupo è stato ritirato dalla babysitter, che però ieri ha annunciato che dalla prossima settimana non sarà più disponibile. Seguono quindi incontri con altre aspiranti: una signora di 60 anni che, signora mia, a causa dell’osteoporosi non potrà fargli il bagnetto; una studentessa di 21 preoccupata di poter portare a casa il suo fidanzato; una 40enne che sostiene che i bambini non vanno mai presi in braccio; una signora molto carina che non parla una parola di italiano, per cui è difficile dire cosa ci sia che non va (ma anche che va). Ore 20.00: pappa. Ore 21–23: operazione nanna. Ore 23: butta giù un boccone e stramazza sul divano.
Nella prossima puntata: la coppia


piace a 0 persone












