Finalmente arriva la PAR CONDICIO, anche dell’inconscio

Dicono che il rapporto con il padre, per una donna, sia la base di tutti i suoi futuri rapporti con gli uomini: dai professori agli amici, dai colleghi al partner. Banale, ma tragicamente vero.
Un libro appena uscito (Figlie di padri scomodi di Monica Morganti) lo spiega in maniera molto scientifica e dettagliata. A partire dalle teorie già di Jung che dentro ogni donna alberga un “animus”, una sorta di “maschile interiore”, che molto spesso appunto deriva dal papà e orienta i nostri atteggiamenti nei confronti degli uomini, la tesi è: dimmi che padre hai e ti dirò che donna sei, o sarai. I padri “buoni”, spiega la pisicologa, sono quelli presenti: attenti, affidabili, svolgono la funzione di contenere le emozioni delle figlie (che, come si sa, sono il nostro punto debole) e le aiutano a distinguere tra il giusto e lo sbagliato. Che le madri non abbiano questo compito un po’ (a noi mamme) ci offende, ma qualcuno, non si sa quando, ha deciso che il principio etico è maschile e tutti ci hanno creduto… I padri assenti, invece, quelli distanti, e che la distanza sia fisica o solo psicologica in fondo non cambia molto, sono una iattura, perché creano un’insicurezza di sé, una disistima, che sarà poi molto difficile superare e che, tendenzialmente, ci farà sempre scegliere partner sbagliati. I padri “normativi” creano donne bambine che cercheranno sempre qualcuno che le giudichi e le domini. D’altro canto, anche i padri “perfetti”, troppo buoni e accondiscendenti, non vanno bene perché nessun uomo potrà mai competere con la loro immagine idealizzata…
Insomma anche i papà, finalmente, sono finiti sotto la scure degli psicologi che, dopo avere analizzato e colpevolizzato per secoli la figura materna, per par condicio hanno allargato il campo d’azione e messo sotto tiro anche quella paterna. Ma come che vi sia andata con vostro padre (a me personalmente, per esempio, è andata benissimo: il mio babbo era un signore molto affettuoso, attento, ma con una venatura di ironia che mi ha tanto giovato nella vita), non lamentatevi perché è andata comunque bene se avete evitato una categoria che, giustamente, la nostra autrice ignora, perché statisticamente non rilevante, ma che esiste e ha conquistato le pagine dei giornali in questi giorni. Joseph Fritzl è il padre mostro, orco, dio e diavolo insieme, condannato all’ergastolo per avere segregato e violentato sua figlia per 24 anni e averla costretta a partorire 7 figli, lasciandone morire uno. Ha cercato di giustificarsi spiegando di avere avuto “un’infanzia difficile” perché sua madre non l’amava (!!). Quando finalmente ha ammesso tutte le sue colpe, ha detto che a convincerlo era stato il video di Elisabeth, che raccontava la sua prigionia: «Non mi sarei mai immaginato che la potesse vivere così…». Un pazzo criminale? Sì, ma capace di intendere e di volere, hanno deciso i giudici, e con un delirio di onnipotenza, di possesso assoluto su quella figlia, che secondo lui gli assomigliava tanto. Ho letto, proprio in questi giorni, che in Italia ci sono almeno 100 mila figli di padri gay ed ovviamente ferve il dibattito sul loro ruolo. Tanto quanto su quello dei cosiddetti “patrigni”.
Propongo la qualifica di papà per chiunque allevi dei figli, suoi o altrui. Purché con amore e rispetto.


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