Fammi una domanda intelligente!


Quando 3 mesi fa ho deciso di trasferirmi con moglie e figlia in Giappone, avevo diversi punti di domanda. Mi sono dato una scadenza – 6 mesi – per dedicarmi ai preparativi e rispondere ai dubbi che avevo in testa.

Oggi siamo al giro di boa, sono passati tre mesi e a Giugno partiremo per Tokyo. I punti di domanda sono praticamente spariti, sostituiti da veri punti interrogativi – a volte esclamativi – che arrivano da amici, parenti e conoscenti. La reazione tipica di chi sente del nostro progetto ha due varianti 1) Siete matti! 2) Siete matti? La seconda, è riservata a chi si sente più in confidenza, o a chi se la prende. Il punto esclamativo, invece, sdrammatizza. È un “Siete matti!” col sorriso sulle labbra.

Le domande (stupide) mi preoccupano di più. Sono batteri pericolosi che si riproducono in ogni ambiente e condizione. Nessun antidoto per ora testato ha dato esiti positivi. Sembra che mantenere la calma aiuti almeno a non peggiorare le cose. Sono sempre domande senza risposta, trabocchetti. Come si risponde alla domanda “Siete matti?” oppure – scendendo dal tram e incrociando un amico che sale – come si risponde in 8 sec a “Ho saputo che vi trasferite in Giappone, perché proprio il Giappone?”. C’è poi il capitolo Matilde – mia figlia di 18 mesi – che presenta un vasto repertorio. Un successo indiscusso è “E con la bambina come fate?” anche qui, rispondere non è facile.

In questi 3 mesi, ho creato un manifesto di circa 20 secondi che mette subito le cose in chiaro per evitare domande retoriche e inutili. Può subire piccole varianti ma in sostanza suona così: “Io e Marica abbiamo deciso di trasferirci in Giappone a fine Giugno. Siamo sicuri che sarà un grande cambiamento ma allo stesso tempo una grande esperienza. Non abbiamo ancora un lavoro e lasceremo quello che abbiamo senza sicurezze ma siamo fiduciosi e ottimisti, noi crediamo che valga più di una raccomandazione (qui di solito ci piazzo una risata ma gli altri restano seri). Non sarà facile e per questo vendiamo tutto e risparmiamo il più possibile per avere una scorta di Yen che ci permetta di far fronte a ogni evenienza. Non abbiamo una passione specifica per il Giappone, ci incuriosisce e ci affascina allo stesso tempo e l’idea di viverci qualche anno ci è sembrata fattibile.”

Dopo studi e ricerche, ho individuato un aumento del battito cardiaco nell’interlocutore, esattamente nel punto in cui dico “grande cambiamento” così, ho provato a sostituire per gioco la parola Giappone con Francia, Australia o Sardegna. Il risultato era lo stesso: aumento del battito cardiaco e domande senza senso a raffica. Ecco la parola magica!

Il cambiamento spaventa, è vero. Farsi paralizzare dalla paura di cambiamento però può essere peggio delle possibili conseguenze negative dello stesso cambiamento. Ho paura per quello che sto facendo e grazie alla “strizza” prendo più informazioni, più contatti, scrivo per stabilire nuovi rapporti a distanza, preparo un piano B e un piano C fino a esaurire l’alfabeto.

Sono un possibilista e a tratti “paranoico al contrario”, credo esista alle mie spalle un complotto per far si che le cose mi vadano bene!



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