Il matrimonio milanese chic

Nella mia categoria “Cosa indossare a un matrimonio for dummies” il coefficiente di difficoltà più alto lo raggiungo in previsione del matrimonio della mia amica Alessandra, il prossimo maggio a Milano.
Matrimonio di mattina. Molto semplice, aggiunge lei, la futura sposa.
Ok, molto semplice, questa la so.
Ma come sarà questo matrimonio? La futura sposa mi risponde testualmente “milanese chic”.
Milanese.
Chic.

Lo scambio avviene via email altrimenti la mia faccia tra il perplesso e l’imbarazzato sarebbe stata difficile da gestire.
Chiariamo, non dubito affatto che ci sia una tipologia di abbigliamento nei matrimoni milanesi, e in particolare di mattina. E sono assolutamente sicura che anche la parola chic abbia un corrispettivo concreto.
Che però nella mia testa – figuriamoci – non c’è.
E quindi? E quindi nei giorni che seguono mi lancio in frenetiche conversazioni un po’ con chiunque sia a disposizione, nella speranza di qualche utile indicazione.

Cappello.
La prima questione che viene sollevata è… il cappello!
Ovviamente non mi aveva minimamente sfiorato finché all’improvviso qualcuno me la ricorda. Figuriamoci, a me quando parlano di cappello viene subito in mente Ascot e le signore inglesi con delle robe improponibili in testa.
Su, su, lo so che non è sempre così e che le donne mettono anche dei bei cappelli ai matrimoni. Però insomma ci vuole un certo stile e un contesto.
“Il matrimonio è un contesto, diamine” mi ricordano dalla regia. Ah, vero.

L’abito da cocktail
Il mio innegabile problema è il vestito e il consiglio che mi viene dato è: abito da cocktail.
Distolgo lo sguardo dalla mia interlocutrice (stavolta non siamo con uno monitor di mezzo e devo contenermi) e alzo le sopracciglia.
No, non ci siamo capiti, cosa vuol dire “abito da cocktail”? Dalle premesse sembro una che sa cosa sia un abito da cocktail? Dove si va in abito da cocktail? Non certo a bere cocktail, quelli li trovi anche in certi pub…

L’amica in questione alza a sua volta le sopracciglia e io decido di dare un taglio allo sproloquio. Armata di buona volontà, vado su Google e digito la fatidica espressione.
I risultati sono a dir poco sconfortanti: il secondo risultato è Audrey Hepburn nel famoso abitino nero di Colazione da Tiffany.
Che poi io da Tiffany ci sono anche entrata una volta, per vedere l’effetto che faceva, più che altro. Ero anche vestita bene, eh. Solo che altro che Audrey Hepburn: i commessi erano affaccendati dietro coppie di mezza età dall’accento texano, muniti di maglietta bianca, bermuda e sandali. Tempi moderni però ecco…Certo che Audrey Hepburn. Colazione da Tiffany. Vabbè.
Boh, era mercoledì, magari va così di mercoledi.

Colore colore colore
In realtà ontinuo a non aver capito bene ma un po’ delle immagini mi danno l’idea che stiamo parlando di un vestitino semplice e scivolato. Nelle foto alcuni sono a fiori, altri a tinta unita, altri neri.
A questo proposito, l’altro quesito che diventa all’ordine del giorno è: ci si veste di nero ai matrimoni?
La discussione tra donne si scatena con numerosi punti di vista che si riassumono in:
“Little black dress. E collana.”
“Little black dress a un matrimonio no, non si può.”
“Ti puoi vestire di nero ma se avvisi la sposa è meglio; ma è una questione di modernità”.
“NON CI SI VESTE MAI DI NERO AI MATRIMONI”
(scritto proprio così, in maiuscolo)

Ecco, a quel punto non so già più che dire e non ho neppure il coraggio di replicare a chi mi suggerisce cose come “pervinca is the new black” o “puoi accostare colore colore colore”.
Il mio regno per un pantone.



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