Quei BAMBINI che non ho mai avuto, ogni tanto riesco a vederli lo stesso

Vi vedo. Ti vedo. Hai i capelli da svedesino e sembri un po’ introverso, ma è tutta una finta, perché ogni tanto ti zampilla gioia dallo sguardo. Hai un’intelligenza acuta, ma svogliata, la vivi come un ostacolo. Ti vedo solo ogni tanto, ma questo va bene a lei, va bene a me e forse persino a te. Non ti manca nulla, anche se all’inizio è stata dura perché io ero uno spiantato. Mamma invece faceva già l’avvocato e insomma se la cavava. Ora sta con uno simpatico e alla mano, che non crea problemi. Sei figlio del mondo, sei felice di esistere. L’anno prossimo andrai all’università.
Vi vedo. Ti vedo. Hai i capelli scuri anche se dovevi essere chiara, vai a capire. Colpa della mamma e della nonna siciliana. Passionale, la mamma. Anche troppo, visto che per sei mesi mi ha impedito di vederti. Poi quasi non ti ricordavi. Ho dovuto ammazzarti di regali, venirti a prendere a scuola anche se vai a scuola dalla suore, e io ero contrario. Pazienza. Mi basta vederti ogni 15 giorni. L’anno prossimo andrai al liceo.
Vi vedo. Ti vedo. Quasi mai, ma ogni tanto ti vedo. Vivi a Parigi e ci sono venuto solo un paio di volte, però mamma torna qui ogni tre mesi. Aveva la fissa di Parigi e neppure la tua nascita l’ha fermata. Una tosta. Ti ha spiegato tutto sin dall’inizio, ti ha cresciuta emancipata e forse ha avuto ragione lei. Mi chiami papà, ma fai fatica. Però ti sto troppo simpatico. L’anno prossimo andrai in quarta elementare. O in quinta.
Vi vedo. Nella mia immaginazione, ogni tanto, vi vedo. Il vostro fantasmino bussa ai miei dormiveglia, mi disturba ogni volta che intravedo figurini che potrebbero essere i vostri, manine che stringono manone, passettini imbacuccati e incerti verso il futuro. Vi vedo e poi ho come una scossa, perché rivedo anche quei corridoi d’ospedale, lo squallore della mattina presto, quel paio di moduli da compilare, lo sguardo indifferente delle ostetriche, il discorso di quell’idiota di obiettore. Vi vedo perché non esistete, non siete mai nati: cancellati, rimossi con l’incoscienza della gioventù, così da lasciarci vivere una vita indisturbata. Ora, ogni tanto, mi chiedo se ne sia valsa la pena. E, quale che sia, la risposta mi fa orrore.


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