Che lavoro fai?

Io ho un grosso limite: non ho il dono della sintesi. Quando devo spiegare qualcosa a qualcuno, ad esempio un concetto, un’esperienza personale, un aneddoto, non riesco ad omettere dettagli che per alcuni potrebbero essere irrilevanti ma per me sono essenziali.

Il punto è che ci sono domande a cui non è possibile dare una risposta sintetica a meno che non si voglia lasciare il proprio interlocutore con un grosso punto interrogativo nella testa o con indistricabili dubbi mentali; una di queste fatidiche domande è:
«Che lavoro fai?»

Risposta sintetica: «faccio la Digital Strategist». Interlocutore: ???

Risposta sintetica con qualche dettaglio: «diciamo che all’interno di una strategia di comunicazione mi occupo di definire il ruolo dei mezzi digitali come ad esempio internet e il mobile ossia il cellulare» Interlocutore: ??

Risposta risolutiva: «lavoro in pubblicità». Interlocutore: «Ahhhh ok».

Ora non prendetemi per maleducata o impaziente ma a volte penso che la domanda «che lavoro fai?» sia una domanda di cortesia e che la persona che ti sta di fronte non sia veramente interessata a capire in cosa consiste esattamente ma solo avere una vaga idea del settore in cui operi almeno per sapere se l’ambito professionale può diventare un eventuale terreno di discussione o meno.
Proprio per questo motivo non mi dilungherò nel spiegarvelo, se c’è qualcuno interessato a saperlo basta chiedermelo nei commenti e vuoterò il sacco.

Dire che lavoro in pubblicità non è solo approssimativo ma nel mio settore può essere addirittura considerata una bugia! Però dai, una bugia a fin di bene!

Ridivento una “bugiarda bianca” quando mi chiedono «Di dove sei?»…
La risposta sintetica e pure bugiarda è: «Sono di Milano».
La risposta logorroica e veritiera è: «Vivo a Milano, mia mamma è inglese di Londra, mio papà è cresciuto a Roma ma i miei nonni paterni sono di origine romagnola e umbra, quindi diciamo che sono un cocktail di tutte queste cose».  Ma a chi interessa davvero saperlo? A volte ho l’impressione che la gente abbia paura di doversi sorbire tutto il mio albero genealogico.

Ne sono certa: alcune bugie sono davvero necessarie.

La domanda che tuttavia mi manda più in crisi di tutte è: di cosa parla il tuo blog?
Risposta sintetica e decisamente approssimativa: «mah di tutto un po’, un po’ di “cose” diciamo personali, un po’ di “cose” inerenti al mio lavoro, [...]»
Interlocutore: «ah dai, e che lavoro fai?»
Io «AHHHH, E ORA?!?»

E a voi capitano mai queste situazioni? Qual è la vostra temutissima domanda?



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