Se per voi fa differenza

Devo dirvi una cosa che mi assilla da qualche tempo, potreste prenderla come una domanda, o come un semplice sfogo, deciderete voi. Ma prima vi devo raccontare due storie, così non devo farla troppo lunga con la teoria. Tranquille, sono due storie corte, in un certo senso.

La prima storia è quella di Antonella, che una sera è stata in un locale. In realtà non ci voleva nemmeno andare, perché era stanca, e non aveva fatto nemmeno in tempo a passare a casa, a cambiarsi. Insomma non è che si sentisse così figa, quella sera. Nonostante questo, qualche cretino di quelli che provano ad attaccare bottone lo si trova sempre, e alla noia stava subentrando il fastidio. Poi, ad un certo punto, è spuntato questo tizio qua, Marco. Carino era carino, non bellissimo, ma carino. E la sua scusa per attaccare bottone non era questo granchè, ma almeno non faceva venir voglia di prenderlo a schiaffi. Un bel sorriso, un po’ di quella sfrontatezza che non guasta, dei modi gentili, un aspetto e una conversazioni come minimo piacevoli. Alla fine, la serata Antonella l’ha passata con lui, a parlare e a ridere un po’. E quando si è fatto tardi, e lui ha fatto quella pausa,lei ha sperato che arrivasse quella domanda. E quando è arrivata, lei gli ha dato il numero. E il giorno dopo stava lì, ad aspettare una sua telefonata. Perché le faceva proprio piacere rivedere quel sorriso.

La seconda storia è quella di Enrica, che un giorno in cui in ufficio non aveva niente da fare si è aperta un blog…

perché le piace raccontare le storie, e le piace fare le foto. Così almeno le vede qualcuno, ha pensato. E così piano piano Enrica, che internet non se l’è mai filato troppo, ha cominciato a mettere ritratti, e a scriverci storie intorno, raccogliendo tanti complimenti e apprezzamenti da un piccolo gruppetto di persone. Tra questi apprezzamenti le facevano particolarmente piacere quelli di Michele, che le lasciava sempre piccole frasi gentili con le quali coglieva spesso il senso profondo di quello che lei voleva dire. Ogni tanto si scambiavano anche delle mail, per parlare dei libri che leggevano, dei film che amavano, che spesso coincidevano. Un giorno lui le aveva anche mandato, così, come se niente fosse, un link ad una pagina in cui c’era una foto in cui gli si vedeva il viso. Sembrava un bell’uomo. Certo, magari aveva scelto la migliore. Ma anche Enrica aveva messo sul suo blog una foto sola, e non l’aveva certo scelta tra quelle in cui faceva le smorfie all’obiettivo. Un giorno, alla fine di un lungo scambio di mail, Michele le dice: domani passo dalle tue parti. E lei nella risposta gli manda il suo numero di telefono. E il giorno eccola lì, ad aspettare una sua telefonata. Perché le farebbe proprio piacere associare una voce a quei pensieri gentili.

Ecco, ora io vorrei che qualcuno mi spiegasse perché, nell’anno di grazia 2008, una storia nata da uno scambio di sguardi in un locale, o da una buona battuta detta ad un tavolo è sempre ben considerata ed accettata, pure a fronte dei tanti stronzi e delle tante stronze che si trovano, dei tanti che importunano le donne, delle tante che fanno impazzire i maschi. Mentre una storia nata su internet è ancora vista come una cosa da sociopatici e da maniaci, richiama sempre articoli di giornali in cui “l’assassino viene dal web” e “si conoscono su internet, lui la ricatta con le sue foto porno”, suscita il desiderio di prendere le distanze e scatena la riprovazione, sui media, là fuori e anche su queste pagine?

Perché una risata provocata davanti ad un bancone vale più di una davanti ad un monitor? Perchè dare retta ad un uomo perché hai notato subito le sue spalle larghe è moralmente più accettabile del farlo perché ha azzeccato la tua canzone preferita mandandoti un link su Youtube? Perché le piccole tattiche di un uomo che sfodera alla prima uscita il suo ristorante migliore quando poi ti proporrà sistematicamente la pizzeria sotto casa, sono meno riprorevoli di quelle di una donna che ti manda via mail una foto in cui sembra più alta di quanto non sia in realtà?

Ditemelo voi, se vi va. Io comincio a non cogliere più le differenze.

Ah. Dimenticavo. Antonella e Marco, Enrica e Michele, sono nomi inventati, ma sono ispirati a storie vere. I primi due sono usciti un paio di volte e non si sono più cercati. Gli altri due stanno ancora insieme tra poco si sposeranno.



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