Archivio del mese di August 2008

Senza colpo ferire

Non dico il ministro all’agricoltura e foreste (che fosse per me farei rientrare d’urgenza dalle ferie estive) ma ci sarà almeno un guardiaboschi, un intendente forestale, almeno un precario stagionale dell’antincendi, a dare ascolto al mio quesito: ma per buttarsi in un fosso bisogna essere per forza ubriachi?

La questione non sembri oziosa.

Girando l’Oltrepò, la Lomellina, persino le valli di Comacchio alle prime luci dell’alba, non di rado vi sarà capitato d’imbattervi in qualche giovanotto che, reduce dalla festa della birra di Roncadelle o di Mercato Saraceno, abbia magari bevuto un par di pinte oltre il necessario e ora se la dorma beato, riverso all’ombra di un filare di pioppi. Lo vedete lì, la bicicletta buttata in un canto e il basco calato oltre il sopracciglio. La pattuglia della stradale accosta bonaria, l’agente col ghigno scosta il baccagliato col piede, giusto a controllare che il tramortito respiri. La ventata d’alcol fa il resto: “È ubriaco”, tutto va bene, si chiuda il caso.

Ma se voi lo faceste deliberatamente? Sobri, in un pomeriggio di marzo, buttati in un fosso senza colpo ferire, semplicemente perché, magari, la vita non dà segni di senso, cosa succederebbe?

Tale comportamento è ritenuto censurabile, diseducativo per le maestranze, boriose magari sì, ma mai riottose o anche solo indocili nel continuo infuriare dei giorni.

Noi qui invece si rivendica, a mo’ di manifesto della gioventù lubrica, il fiotto di sangue a tracciar ghirigori, la resa dei conti, nuovi disdori.

Statevene nei fossi, sì, voi, oziosi nelle mattine bigie, un filo d’erba in bocca e svaporanti nel ricordo della donna che fischia. “Reclamavate la sera, ed eccola che viene”, sì. Ora, però, senza indugio, perdetevi per sempre a rimirar cogli occhi delle formiche rosse la carovana infinita. La vita è un parapiglia? Può darsi. Ma voi, trepidanti, seguitate ancora nel vostro programma di sfacelo. Meravigliatevi pure, che ancora non annotti e mantenete sempre le promesse infinite. E siano ardite, come non mai, le ninfe a cui sciogliete il canto.

Il lavoro, Leonardo e i sensi di colpa

Non è facile essere esenti dai sensi di colpa. Io quest’estate lavoro, tanto, pure ad agosto. Sono felice di quello che faccio, è il lavoro che sognavo di fare da quando avevo 8 anni e mi ritengo abbastanza fortunata. Sono cresciuta in una famiglia in cui ho visto tutte le donne (nonna, zie, cugine e naturalmente mia madre) lavorare, partire per fare bene il loro lavoro, facendo orari anche difficili e spesso affrontando molte difficoltà.

Ho osservato tutto questo durante gli anni della crescita (mia madre è stata lontana per qualche anno all’inizio della sua carriera di insegnante, io la raggiungevo per alcuni mesi, poi stavo con mio padre giù in Calabria). Sono orgogliosa di quello che ha fatto, anche se a volte era difficile conciliare tutto, ma quello che alla fine mi è piaciuto di più è il supporto che le ha dato mio padre, che mai nella vita si sarebbe sognato di chiederle di rinunciare alla professione per dedicarsi alla famiglia. Il risultato è che io e i miei due fratelli siamo cresciuti con un forte rispetto per il valore del lavoro, e soprattutto della parità tra uomo e donna, intesa come parità di ambizioni e scevra da ogni significato attribuitole da rigidità femministe e degenerazioni avvenute negli ultimi anni.

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Carosello 2.0

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La convention delle donne

Da Michelle Obama che parla già come una first-mamma-lady, passando per la stupenda Caroline Kennedy che introduce un commovente Ted Kennedy, per arrivare fino a lei, a Hillary Clinton – qualcosa più che convincente

Insomma: difficile davvero non pensare che questa convention dei democratici americani non sia soprattutto la convention delle donne democratiche americane. Che poi forse alla fine non manderanno Barack alla Casa Bianca.

Andrea Osvart in una “Piccola storia”

Dalla moda di Grazia di questa settimana:



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