Senza colpo ferire
Non dico il ministro all’agricoltura e foreste (che fosse per me farei rientrare d’urgenza dalle ferie estive) ma ci sarà almeno un guardiaboschi, un intendente forestale, almeno un precario stagionale dell’antincendi, a dare ascolto al mio quesito: ma per buttarsi in un fosso bisogna essere per forza ubriachi?
La questione non sembri oziosa.
Girando l’Oltrepò, la Lomellina, persino le valli di Comacchio alle prime luci dell’alba, non di rado vi sarà capitato d’imbattervi in qualche giovanotto che, reduce dalla festa della birra di Roncadelle o di Mercato Saraceno, abbia magari bevuto un par di pinte oltre il necessario e ora se la dorma beato, riverso all’ombra di un filare di pioppi. Lo vedete lì, la bicicletta buttata in un canto e il basco calato oltre il sopracciglio. La pattuglia della stradale accosta bonaria, l’agente col ghigno scosta il baccagliato col piede, giusto a controllare che il tramortito respiri. La ventata d’alcol fa il resto: “È ubriaco”, tutto va bene, si chiuda il caso.
Ma se voi lo faceste deliberatamente? Sobri, in un pomeriggio di marzo, buttati in un fosso senza colpo ferire, semplicemente perché, magari, la vita non dà segni di senso, cosa succederebbe?
Tale comportamento è ritenuto censurabile, diseducativo per le maestranze, boriose magari sì, ma mai riottose o anche solo indocili nel continuo infuriare dei giorni.
Noi qui invece si rivendica, a mo’ di manifesto della gioventù lubrica, il fiotto di sangue a tracciar ghirigori, la resa dei conti, nuovi disdori.
Statevene nei fossi, sì, voi, oziosi nelle mattine bigie, un filo d’erba in bocca e svaporanti nel ricordo della donna che fischia. “Reclamavate la sera, ed eccola che viene”, sì. Ora, però, senza indugio, perdetevi per sempre a rimirar cogli occhi delle formiche rosse la carovana infinita. La vita è un parapiglia? Può darsi. Ma voi, trepidanti, seguitate ancora nel vostro programma di sfacelo. Meravigliatevi pure, che ancora non annotti e mantenete sempre le promesse infinite. E siano ardite, come non mai, le ninfe a cui sciogliete il canto.

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Scritto da gallizio
il 30/08/2008
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