Colleghe, non amiche. Insieme fascicoliamo, vidimiamo, spinzettiamo. Tutto qua

Stamattina la mia collega è arrivata e mi ha baciata. Così, dal nulla. Come se fossi una donna oggetto qualsiasi che puoi farne quel che ti pare a seconda del tuo altalenante umore, come se fossi costretta ad adeguarmi automaticamente alle tue aspettative, senza neanche chiederti se il reciproco livello di confidenza è sufficiente per questo tipo di smancerie da femminuccia e, guarda, te lo dico: no. Nessuna delle nostre fantastiche avventure da ufficio ti avrebbe consentito questa libertà…

E poi, che vuoi? Cosa nasconde questo tuo gesto? Che significa, che significa? Che nel fine settimana ti sono mancata e ti sei resa conto che diventeremo vere amiche? Oppure, forse, il tuo istruttore di acqua gym ti ha chiamata, avete passato una fantastica domenica a fare cose matte ed io non c’entro niente con il cancan dei tuoi baldanzosi ormoni? E soprattutto sappi che la nostra è solamente un’interazione da scrivania. Insieme fascicoliamo, vidimiamo, spinzettiamo. Tutto qua. Per cui, va be’, m’hai rubato un bacio. Facciamo finta che non sia mai successo e vattene via. Sciò, sciò. Va’ via e non sognarti una conversazione mattutina in cambio del tuo patologico amore. Sono soltanto le nove.

Se solo mi avessi baciata, chessò, tra due ore, magari tra noi sarebbe andata diversamente, ma ora no. Ora non è possibile, davvero. Ancora devo finire il mio giro di oroscopi su internet e non mi sono fatta nemmeno un caffè. Prima del caffè per me è un momentaccio: ho ancora la pressione bassa e sono asociale in una maniera che, lo ammetto, deprime anche me.

E credimi, non è stata affatto una buona idea questa della riunione mattutina: tutti nel mio studio, subito, forza, marsch! Non è che siccome sei felice tu, allora pure gli altri debbano avere voglia di riunirsi; la riunione è cosa serale, quando tutto è già quasi finito e si è più ben disposti ad avere un ultimo incontro e poi filarsela. Ma sono una subordinata, che posso fare? Vado. Mi siedo. Mi dici tu che hai smesso di fumare, vattene in fondo che sennò inizi a dire ma senti che puzza! No, guarda, neppure io che sono rompiballe, potrei esser così rompiballe.

Vado in fondo, sempre più buia e schizofrenica. Nessuno mi calcola. Me ne sto seduta sul divanetto degli sfigati, dei clienti che non pagano, che non hanno referenze. Lontana, isolata e imbruttita_sono una megera_ maledetti. Mi avete costretta ad una prematura ed innaturale sveglia mattutina per tenermi appollaiata sul divanetto degli sfigati _ve ne fregate dei miei sentimenti da dissociata_ nemmeno vi girate ogni tanto verso di me per vedere se respiro ancora o se la noia m’ha ammazzato. Poco fa mi stavate dando il buongiorno con un bacio e adesso, adesso, sono quaggiù, invisibile, megera e discriminata. Se era per fare tappezzeria potevate dirmi: Guarda, te puoi svegliarti con calma alle dieci che, tanto, se non vieni nessuno se ne accorge. Resto stupefatta dal vostro pelo sullo stomaco. Come fate, ma come fate? Io sono qui che punto lo sguardo torvo sulle vostre coscienze e voi non fate una piega. Sopportate con indifferenza il mio disagio. Fumate indisturbate nonostante il mio irridente fastidio. Sono stata usata, avevate voglia di un bacio e l’avete dato alla prima scema che avete incontrato e, sì, ho cominciato a parlare al plurale. Mi girano davvero le palle.



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